Vita Chiesa
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Grosseto, mons. Cetoloni scrive alla Diocesi: «perché la festa possa continuare…»

Dopo tre anni in cui da vescovo di Grosseto ha vissuto i giorni della festa del patrono San Lorenzo, mons. Rodolfo Cetoloni ha deciso di scrivere una «lettera» alla sua Chiesa per riflettere sul vero senso della festa «proprio perché la Festa di san Lorenzo sia vera e di tutti, nei modi, nei contenuti e nei frutti».

Un momento della festa di San Lorenzo con il discorso del Sindaco di Grosseto sul sagrato della Cattedrale

In questi tre anni, scrive il vescovo, «ho visto crescere il lavoro condiviso tra realtà ecclesiali e civili per questa ricorrenza. Più convergenza nella riflessione sul senso, più unità nella preparazione, più accuratezza nelle espressioni della festa: dalla processione alla celebrazione liturgica in Cattedrale; dalla “Raccolta di san Lorenzo” all'iniziativa “Una luce per Aleppo”». Il messaggio che ci trasmettono martiri come Lorenzo, spiega il vescovo, «è chiaro: la fede cristiana è invadente e totalizzante. Non c'è ambito di umanità che possa starne appartato o evadere da questo amore a Dio e agli altri, specie ai più necessitati. Non è facile, certo, amare così, amare sempre, amare tutti! Con quello che accade in giro oggi sembra ancor più difficile. Ma è in queste situazioni che persone come il giovane martire Lorenzo ci mostrano invece che è possibile, realisticamente, con immediatezza, nei fatti».

«Vorrei che la Festa – prosegue mons. Cetoloni - facesse sussultare in noi la gioia, la speranza di questa umanità possibile. Gioia giovane, nuova, un po' folle e coraggiosa per aprire nei cuori, nei comportamenti, nelle leggi e nelle regole, nelle organizzazioni di ogni tipo qualche breccia di fiducia nel bene e negli altri e una voglia indomita di realizzarla». E a questo proposito si dice felice della «scelta coraggiosa» di «assegnare quest'anno il Grifone d'Oro alla Comunità di Nomadelfia. Meraviglioso!».

«Il senso di festa – scrive nella parte finale il vescovo - può restare come il filo d'oro segreto che sostiene i giorni feriali se mettiamo a frutto le nostre capacità di umanizzare ed evangelizzare ogni ambito della nostra vita, nello stile di Lorenzo, diacono di Cristo e dei poveri». Specie in un tempo come il nostro inquinato di individualismo. «Il cristiano non ha bisogno di “farsi corazze” per difendersi. La fede e l'appartenenza a Cristo, vissuta e proclamata con i fatti, è più forte di ogni rischio».

Ecco il testo integrale della lettera. 

PERCHE' LA FESTA POSSA CONTINUARE...

Lettera del vescovo Rodolfo

Sono tre anni che vivo con tanti grossetani l'intensa Festa di san Lorenzo. Ho visto crescere il lavoro condiviso tra realtà ecclesiali e civili per questa ricorrenza. Più convergenza nella riflessione sul senso, più unità nella preparazione, più accuratezza nelle espressioni della festa: dalla processione alla celebrazione liturgica in Cattedrale; dalla «Raccolta di san Lorenzo» all'iniziativa «Una luce per Aleppo».

Mi pare emerga con più chiarezza che la testimonianza di Lorenzo nasce dalla sua fede in Gesù Cristo e dalla sua appartenenza creativa a una comunità cristiana.

Questi elementi di crescita animano la nostra Chiesa ad approfondire questi motivi e a riproporli con coraggio. Proprio perché la Festa di san Lorenzo sia vera e di tutti, nei modi, nei contenuti e nei frutti.

San Lorenzo per la nostra vita

I santi e i martiri come lui ci sono proposti per dirci che il modo di vivere di Gesù Cristo, il Vangelo, è realizzabile e bello. È possibile per tutti se ci si lascia meravigliare e con-vincere dalla sua persona e dal suo modo di dire e di dare la vita. Ciò vale per chi ha la fede cristiana, certo, ma è offerto anche a chi non crede o professa altre visioni della vita. Il cristianesimo è questa proposta di umanità ed ha questa «pretesa» e questo diritto di offrirsi così, perché da 2000 anni ne genera segni e realtà. Pur nei limiti umani possiamo affermarlo con fierezza!

Il messaggio è chiaro: la fede cristiana è invadente e totalizzante. Non c'è ambito di umanità che possa starne appartato o evadere da questo amore a Dio e agli altri, specie ai più necessitati. Non è facile, certo, amare così, amare sempre, amare tutti! Con quello che accade in giro oggi sembra ancor più difficile. Ma è in queste situazioni che persone come il giovane martire Lorenzo ci mostrano invece che è possibile, realisticamente, con immediatezza, nei fatti. Lui nel suo tempo, certo... Oggi noi, è la nostra occasione: abbiamo la stessa fede, la stessa grazia di amore e la sua testimonianza che ci spingono a scelte simili e coerenti.

Un desiderio e una scelta

Vorrei che la Festa facesse sussultare in noi la gioia, la speranza di questa umanità possibile. Gioia giovane, nuova, un po' folle e coraggiosa per aprire nei cuori, nei comportamenti, nelle leggi e nelle regole, nelle organizzazioni di ogni tipo qualche breccia di fiducia nel bene e negli altri e una voglia indomita di realizzarla.

È bella in tal senso e mi convince la scelta coraggiosa di assegnare quest'anno il Grifone d'Oro alla Comunità di Nomadelfia. Meraviglioso!

Vuol dire che, almeno sommessamente, la coerenza umano-evangelica e il coraggio di don Zeno possono diventare una nostra scelta di vita, un modo di essere, di relazionarsi, di fare gesti «politici» di fraternità.

Vuol dire che parole-valori come fede cristiana, famiglia aperta e accogliente, formazione e lavoro-economia comunitaria, condivisione vera ci urgono dentro come persone, come cittadini.

Vuol dire che vorremmo riaffermare che prima di tutto e sempre, oltre ogni distinzione e anche ogni ferita, ogni uomo è figlio di Dio, è fratello, è un tesoro e un valore assoluto, specie se indifeso, povero, straniero, in cerca di libertà, di lavoro, di casa, di dignità.

Vorrei, col cuore ancora nella Festa, ma anche dentro alle situazioni attuali che ci toccano (ferite, economia, divisioni, lotte, emergenza lavoro, immigrazione, accoglienza...) questi insegnamenti di umanità, che vanno dal martire Lorenzo all'esperienza di don Zeno-Nomadelfia, ispirassero di più tutti noi (Chiesa, Città, istituzioni, aggregazioni, reti del sociale, volontariato, persone...) con la lealtà di una fraternità vera, una «carità senza finzioni» direbbe san Paolo (Rom 12,9).

Un grazie e una preghiera

Guardo a questi tre anni sotto la luce di questi giorni di festa e sono grato di aver conosciuto una città e un popolo abituato all'accoglienza e capace di rinnovarsi nel «fare spazio». Proprio durante il concerto di san Lorenzo qualche grossetano mi ha ricordato quello che diceva Bianciardi della nostra città: «Aperta ai venti e ai forestieri»...

Ringrazio di cuore coloro che si sono impegnati perché anche quest'anno la festa di san Lorenzo fosse un bel memento di fede, di carità, di relazione, di comunità e di riflessione sul senso di ciò che siamo e di dove vogliamo andare.

Il senso di festa può restare come il filo d'oro segreto che sostiene i giorni feriali se mettiamo a frutto le nostre capacità di umanizzare ed evangelizzare ogni ambito della nostra vita, nello stile di Lorenzo, diacono di Cristo e dei poveri.

Questo tempo che ci tenta e ci inquina di individualismo! Ma si vedono anche gesti di generosa gratuità! Aiutiamoci a tener gli occhi aperti, a cercare il bene, a riconoscerlo ove è, anche in piccole dosi, e a esserne cucitori e costruttori. In tempi di affanno e anche di pericoli il pericolo più grande resta l'individualismo, che strappa e si chiude in se stesso. Il cristiano non ha bisogno di «farsi corazze» per difendersi. La fede e l'appartenenza a Cristo, vissuta e proclamata con i fatti, è più forte di ogni rischio.

Abbiamo in noi il dna dei martiri, possiamo sentircene forti! Umili, ma sicuri, con lo sguardo alto, guardando avanti con la profezia di un bene che c'è e che Dio ci dà l'occasione di ricevere e di costruire insieme, ora. Ognuno e tutti.

San Lorenzo diacono, Patrono giovane e coraggioso, benedica questa sua Chiesa e questa sua Città.

+ Rodolfo, vescovo

Grosseto, mons. Cetoloni scrive alla Diocesi: «perché la festa possa continuare…»
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