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I media e la cultura dell'incontro

Nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni che la Chiesa celebrerà il 1° giugno, Papa Francesco mette il suo timbro, attraverso una rilettura del ruolo dei media e delle loro logiche interne al servizio della «cultura dell’incontro», che a lui sta sommamente a cuore. Internet? E’ un dono di Dio che consente alla testimonianza cristiana di raggiungere le periferie esistenziali.

I media e la cultura dell'incontro

«La comunicazione è una conquista più umana che tecnologica». Parte da questa prospettiva essenziale Papa Francesco per analizzare il tema del suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali - «Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro» - che la Chiesa, nella sua 48ª edizione, celebrerà il 1° giugno 2014. Nel testo, presentato oggi (23 gennaio) in sala stampa vaticana, non mancano temi cari al Pontefice: dalla «scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri», al «contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi», dalle «molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà», ai «conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose». Nel mondo attuale, sottolinea il Papa, «i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti». In particolare «internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio». Il Pontefice non tralascia gli «aspetti problematici», come ad esempio l'isolamento «dal prossimo» causato dal «desiderio di connessione digitale» o l'esclusione di chi «non ha accesso» ai media. «Questi limiti - spiega - sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali».

La «prossimità» nei media sociali. «Che cosa ci aiuta nell'ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca?». Ad esempio, risponde Francesco, «dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma», di «capacità di fare silenzio per ascoltare», di pazienza per «capire chi è diverso da noi». Suggerimenti che rimandano ai messaggi dedicati da Benedetto XVI al silenzio (nel 2012) e alla promozione di una cultura di rispetto, dialogo e amicizia (nel 2009). Ma «come si manifesta la ‘prossimità' nell'uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali?», incalza il Pontefice, per il quale «una risposta» è «nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell'uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada». Il Papa definisce «questo potere della comunicazione come ‘prossimità'».

La rete e le periferie. Oggi, evidenzia Francesco, «noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale. Non basta passare lungo le ‘strade' digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall'incontro vero». Per il Papa «non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione». Anche perché «la neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell'affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali». E qui Papa Francesco ribadisce la sua preferenza per «una Chiesa accidentata che esce per strada» a «una Chiesa ammalata di autoreferenzialità». E «le strade», spiega, sono «quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente». Tra queste ci sono anche «quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita». Quindi, prosegue il Papa, «aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell'ambiente digitale». Anche «nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore».

Olio profumato e vino buono. «La testimonianza cristiana - afferma il Papa - non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri». Al riguardo «occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale». Da qui l'invito a una comunicazione che «sia olio profumato per il dolore e vino buono per l'allegria»: «Non abbiate timore di farvi cittadini dell'ambiente digitale. È importante l'attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l'uomo d'oggi e portarlo all'incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti». In tale contesto, conclude il Papa, «la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell'informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un'immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio». Con la consapevolezza, però, che «la comunicazione è una conquista più umana che tecnologica».

Fonte: Sir
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