Vita Chiesa
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I messaggi di Natale dei vescovi toscani

Dai dorsi locali del nostro settimanale Toscana Oggi, una rassegna di messaggi natalizi dei vescovi delle diocesi toscane.

Percorsi: Cet - Natale

Mons. Benotto (Pisa): «Riscoprire la gratuità dell’amore»
“Il Natale ci riporta ogni anno alle radici della nostra identità cristiana e delle tradizioni che hanno plasmato e reso magnifica la nostra stessa civiltà”. Lo sostiene monsignor Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo di Pisa, nel suo messaggio di Natale su “Vita Nova” (Toscana Oggi). “Se questo è stato vero sempre - prosegue il presule -, lo è ancora di più quest’anno, in un tempo in cui, uno dopo l’altro, stanno franando i ‘miti’ di uno stile di vita che si era fatto sempre più esteriore ed ancorato a un benessere che tutti c’illudevamo potesse crescere all’infinito, senza più bisogno di sacrificio, di rinuncia e di essenzialità”. In realtà, “in questo tempo in cui tutti dobbiamo affrontare rinunce e sacrifici ai quali non eravamo più abituati, paradossalmente, ci stiamo rendendo conto sempre di più che non è possibile guardare al futuro nel segno della speranza se non riscoprendo la forza e la bellezza della gratuità dell’amore”. Il Natale, in effetti, è “segno potente della gratuità dell’amore di Dio per noi e la garanzia che anche noi, seguendo lo stile di Dio, possiamo costruire un futuro più sereno proprio coltivando in noi e intorno a noi tutti quei semi d’amore che ci vengono affidati da Dio perché possiamo farli fruttificare per il bene di tutti”.

Mons. Santucci (Massa Carrara): «Gesù, luce per tutti»
“La tradizione del Natale ci coinvolge nonostante la difficoltà delle relazioni, personali, delle istituzioni; è un giorno di festa, di gioia, di famiglia. È il ricordo e la celebrazione della nascita di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo per essere il Salvatore del mondo”. Lo scrive, sul settimanale diocesano “Vita Apuana” (Toscana Oggi), monsignor Giovanni Santucci, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, nel suo messaggio di auguri per i lettori del giornale. “Possiamo chiederci quale salvezza? Guardandomi intorno vedo che ciascuno dà a questa parola ‘salvezza’ un suo significato proprio in forza della esperienza e delle difficoltà che vive - spiega il vescovo -. Gesù, il suo Vangelo, non cambiano le condizioni di vita, offrono vie nuove di speranza, occasioni di gioia, che io, ciascuno, dovremo accogliere”. Allora, aggiunge il presule, “vedrò un modo nuovo di vivere, avrò nuovi obiettivi da raggiungere. Aprire gli occhi, cercare, dire ‘sì’ a quanto il Vangelo mi propone è impegno personalissimo non delegabile. È l’augurio che faccio a ciascuno: che il Signore che nasce bambino a Betlemme sia luce per tutti noi”.

Mons. De Vivo (Pescia: «Buoni non solo a Natale»
“Ritorna il Natale con i suoi riti, con il suo clima, con i suoi inviti, con alcune certezze. Fra le altre una su tutte: è Natale, bisogna essere buoni!”: lo scrive monsignor Giovanni De Vivo, vescovo di Pescia, sul settimanale diocesano “La Voce di Valdinievole” (Toscana Oggi). “Per Natale si fanno, in nome di questo principio - prosegue il presule -, scelte che ci gratificano, che ci fanno sentire più contenti e in certo senso più buoni”. Perché questo riferimento alla bontà? Per il vescovo, è “piuttosto semplice la risposta. L’esempio di Gesù e la scena del presepio obbligano a riflettere. È una scena sì di famiglia, ma di una famiglia particolare che affonda le sue radici in cielo”. Ma “questa ondata di bontà e di riconciliazione nel periodo natalizio non deve essere un puro gesto esteriore, compiuto magari sotto gli occhi di parenti e amici. Può capitare che dopo certi Natali insieme si ritorni a casa con più tristezza e amarezza di prima”. Insomma, avverte monsignor De Vivo, “la bontà non può mai diventare buonismo, un’azione cioè compiuta per pura convenienza o perché si è fatto sempre così”.

Mons. Buoncristiani (Siena): «Decisiva svolta»
“Siamo di nuovo al Natale che, nel cuore dell’inverno, riscalda gli affetti del nostro cuore presentandosi come festa della vita e dell’amore e quindi anzitutto della famiglia e dei bambini”. Lo sottolinea monsignor Antonio Buoncristiani, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, sul dorso locale del settimanale regionale Toscana Oggi. “Il Natale anche per i non credenti - evidenzia il presule - è un avvenimento epocale che ha segnato indelebilmente la storia umana. Quello che per i cristiani è il mistero più grande della loro fede (Dio che ‘si è fatto carne’), per tutti gli uomini è l’inizio di un concetto diverso di divinità”. Per monsignor Buoncristiani, “dal credere nella paternità universale di Dio è scaturita l’evidenza dell’uguaglianza di tutti gli uomini senza distinzione di sesso, di razza, di religione o condizione sociale. Superando evidentemente le contraddizioni culturali storiche, questo principio conduce - su ogni fronte possibile - alla ricerca continua della solidarietà, della giustizia e della pace”. Perciò, “anche chi non ha la fede non può fare a meno di dover ammettere che proprio questo messaggio cristiano ha segnato una decisiva svolta nella storia umana che con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, pur con tante concrete lacune, è oramai diventato un patrimonio di valori per l’intera umanità”.

Mons. Cetoloni (Grosseto): «Ricchi solo di Gesù»
“Noi viviamo in una terra forte, attraversata, in questi tempi, da non poche preoccupazioni. Chi crede in Gesù sa di essere, nella storia, custode povero della Sua Parola e della Sua persona sempre viva”. Lo scrive monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto e amministratore apostolico di Montepulciano-Chiusi-Pienza, su “Rinnovamento” e “L’Araldo Poliziano” (Toscana Oggi), rispettivamente settimanale della diocesi di Grosseto e di Montepulciano-Chiusi-Pienza. “Vorrei che la nostra Chiesa fosse feconda nelle realtà di ogni giorno in questo modo, con ciò che solo la rende ricca - afferma il presule -: il Signore Gesù, avere i Suoi modi, il Suo agire, i Suoi sentimenti e le azioni con cui Egli, a Betlemme e sempre, si fa vicino alle persone: in una grotta ai pastori, in una casa ai lontani, per strada a tutti…”. Natale “è ridire la fiducia e l’amore di Dio alla carne (cioè alla nostra umanità in ogni sua misura, anche la più dura e più povera)”. Natale, conclude monsignor Cetoloni, “ci conferma che non c’è nulla di più intimo a noi di Lui stesso. Con questa fede ci è dato di esserci accanto, di divenire famiglie, comunità, parrocchie, società… Quali relazioni feconde potrebbe far nascere questo tesoro che ci è donato e affidato!”.

Mons. Silvani (Volterra): «Né catastrofismo né onnipotenza»
“Il Signore che viene c’invita ad alzare gli occhi al cielo per prendere coscienza del momento storico che stiamo vivendo”. Lo scrive sul settimanale diocesano (L’Araldo - Toscana Oggi) il vescovo di Volterra, monsignor Alberto Silvani. “Gli avvenimenti politici, sociali, economici, meteorologici di questi ultimi tempi ci presentano un mondo in cui l’uomo non si sente più al sicuro - prosegue -. Insensibilmente stiamo passando dal mito dell’uomo costruttore della storia a un altro mito simmetrico e speculare, quello della impotenza dell’uomo di fronte alla complessità del mondo. Tutta la storia dell’umanità è un faticoso cammino nelle tenebre alla ricerca della luce, della verità, della speranza”. Il Natale “è la festa della luce che rischiara le nostre tenebre e dà speranza alle nostre angosce e disperazioni. Il Natale ci ricorda che Dio entra nella nostra storia e la divide in due parti: prima di Cristo e dopo Cristo”. Questa venuta “ci deve mettere in guardia da qualsiasi forma di catastrofismo e da qualsiasi idea di onnipotenza. Dio si fa uno come noi e vive la nostra vita: quindi abbiamo una buona compagnia per affrontare i problemi quotidiani”. In modo particolare, conclude il vescovo, “la situazione presente richiede a tutti cristiani un serio impegno culturale, per non essere in balia della faziosità dei mass-media e del politicamente corretto”.

Mons Tardelli (San Miniato): «Una gioia povera»
“La gioia del Natale è ‘povera’, all’apparenza sembra non risolvere alcuno dei nostri problemi, quelli che ci assillano ogni giorno. La gioia del Natale è semplice e sommessa. Bisogna saperla cogliere. Essa promana dalla certezza che Dio è con noi, che Lui, per dirla in termini sportivi, ha deciso di ‘giocare nella nostra squadra’ e che se noi “facciamo squadra con Lui”, possiamo vincere la partita della nostra vita”. Lo scrive nel suo messaggio per Natale il vescovo di San Miniato, monsignor Fausto Tardelli. “Sì, è vero - ammette il presule -. I nostri problemi quotidiani restano lì e la loro soluzione è affidata alle nostre responsabili mani: l’economia deve girare ed essere al servizio dell’uomo; il lavoro per tutti, soprattutto per i giovani, lo si deve trovare, l’ingiustizia qui e nel mondo, dove ancora si muore scandalosamente di fame deve essere vinta, la politica deve costruire il bene comune e via e via…”. Ma “se lasciamo che Dio fatto bambino ‘giochi con noi’ e noi impariamo un po’ a giocare con Lui prestandogli attenzione, proprio come si fa con i nostri bambini, sentiremo nascere dentro di noi una pace forte, invincibile, una gioia indicibile, un amore dolce e concreto verso tutti i nostri fratelli con il quale affrontare e vincere le sfide del nostro tempo”.

Fonte: Sir
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