Vita Chiesa
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Idsc, mons. Galantino: flop offerte deducibili. Razionalizzare servizi

Non si ha diritto al sostentamento «in quanto membri del clero, ma per la missione che si svolge nella Chiesa e su indicazione della Chiesa». Lo ha dichiarato il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, aprendo oggi a Roma il convegno nazionale degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero (Idsc).

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Il segretario generale ha esordito richiamando «quanto il sistema di sostentamento - se da una parte ha contribuito a eliminare tante discriminazioni - dall'altra tende di fatto a deresponsabilizzare e a porre sullo stesso piano chi lavora e chi preferisce fare altro». E, se da una parte vi è la possibile deresponsabilizzazione, dall'altra «dobbiamo riconoscere con onestà il fallimento del sistema di contribuzione volontaria, legato alle offerte deducibili», ha aggiunto Galantino ricordando il calo, nel solo 2013, del 4,9% (per un totale di offerte pari a 11.252.000 euro, «con un decremento rispetto all'anno precedente di 586.000 euro»). «Sicuramente - ha riconosciuto - influiscono anche la persistenza delle difficoltà economiche e i disagi delle famiglie italiane», ma «lo sconcerto» non è tanto per «l'aspetto economico», quanto per «quell'appartenenza ecclesiale che l'introduzione di tale forma di solidarietà intendeva esprimere e promuovere».

Mons. Galantino ha poi sottolineato come almeno «un centinaio» di Istituti diocesani per il sostentamento del clero (Idsc) «da un punto di vista economico e aziendale, semplicemente non si giustifica: hanno costi che non coprono i ricavi o che li intaccano in maniera sostanziale», diventando «una spesa e non un apporto per il sistema». Il presule ha altresì rilevato «come la stessa mancanza in molti Istituti diocesani di un Collegio di revisori dei conti comporti l'assenza di un serio organo di controllo che possa assicurare maggiore garanzia, sia verso l'interno che verso l'esterno, della correttezza e della trasparenza dell'operato degli amministratori». Eppure - ha rimarcato - «la prima cosa che ci è chiesta è una ‘buona amministrazione', secondo parametri di puntualità, precisione, e trasparenza che vanno perseguiti con responsabilità e quindi con costanza», perché è impossibile «andare a chiedere il contributo liberale del fedele, se non abbiamo prima fatto fino in fondo la nostra parte nell'amministrare responsabilmente i beni che ci sono stati affidati».

No a «una gestione solitaria delle risorse», che oltre a «un maggior costo, comporta elevati rischi». «L'orizzonte verso il quale tendere» con il sistema di sostentamento del clero vede «razionalizzazione e ottimizzazione», ad avviso di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. La strada passa da «investimenti di tipo etico», ma pure da «un riassetto che sul territorio faciliti un loro accorpamento, perlomeno nella parte gestionale, in modo da razionalizzare grazie alla creazione di enti con una sufficiente competenza e una sufficiente massa critica di beni per gestire in maniera più strutturata, più trasparente e più efficiente il patrimonio». «L'autonomia giuridica degli Istituti diocesani», infatti, se da una parte è «un valore», dall'altra non può costituire «una giustificazione che porti a frenare i passi per una loro diversa impostazione». «Riduzione razionale delle spese», «federazione di servizi comuni» e «efficienza» sono - in sintesi - gli obiettivi. «In fondo - ha osservato Galantino - si tratta di attivare quelle forme di collaborazione che, in un respiro di Chiesa, dovrebbero essere normali».

Fonte: Sir
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