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Il Papa ai giovani: «Alzatevi! Non abbiate paura»

Brevi istantanee della Messa finale della VI Giornata della gioventù asiatica. La celebrazione nella fortezza di Haemi, luogo simbolo di martirio per la comunità cristiana coreana. Seimila i giovani partecipanti in rappresentanza di 23 Paesi del Continente asiatico. Con loro anche 30mila fedeli accorsi per salutare il Papa. I suoni e i canti. L'affidamento missionario: "Portare la sapienza della fede in ogni ambito della vita sociale!". Senza dimenticare "i poveri, i malati e gli emarginati".

La Messa finale del papa con i giovani (Foto Sir)

Non è bastata la pioggia intensa e il fango a fermare le migliaia di giovani che sin dalle prime ore del mattino si sono mossi per raggiungere la fortezza di Haemi, nata nel 1417-1421 per essere roccaforte coreana contro gli attacchi dei pirati giapponesi e diventata più tardi, tra il 1790 e il 1880, il centro delle persecuzioni e torture per almeno 3mila cattolici della regione del Chungchong. È in questo luogo simbolo di martirio per la comunità cristiana coreana che domenica 17 agosto si è celebrata la Messa finale della VI edizione della Giornata della gioventù asiatica che si è svolta a Dajeon (Corea del Sud) con 6.000 giovani partecipanti in rappresentanza di 23 Paesi del Continente asiatico. Con loro anche 30mila fedeli accorsi per salutare il Papa argentino al suo terzo viaggio internazionale dopo Brasile e Terra Santa.

Dotata di un perimetro murario di oltre due chilometri, la roccaforte aveva al suo interno due prigioni dove i cristiani venivano rinchiusi per essere torturati. A ricordare i supplizi cui venivano sottoposti vi è ancora l’albero originale ai cui rami i cristiani venivano appesi per i capelli e lasciati penzolare. Una volta slegati venivano portati su un enorme masso di pietra dove il loro cranio veniva sbattuto con forza. Migliaia di militari si occupavano di questo massacro sistematico. Oggi, i militari non ci sono più. Al loro posto decine di migliaia di discendenti dei torturati e dei martiri, il frutto giovane germogliato dal loro sangue versato “in odium fidei”. Un’invasione pacifica e gioiosa che ha spinto Papa Francesco a salutare tutti questi giovani come “eredi di una grande testimonianza, di una preziosa confessione di fede in Cristo. I martiri della Corea, e altri in tutta l’Asia, hanno consegnato i propri corpi ai persecutori; a noi invece hanno consegnato una testimonianza perenne del fatto che la luce di Cristo scaccia ogni tenebra”.

È stata una celebrazione ricca di suoni e canti, densa di raccoglimento, compostezza e partecipazione, nella quale Francesco ha rimesso nelle mani dei giovani il mandato di annuncio, quello stesso annuncio per cui i loro avi furono martirizzati. Esigente e alto l’impegno: “Non abbiate paura di portare la sapienza della fede in ogni ambito della vita sociale! Avete il diritto e il compito di prendere parte pienamente alla vita delle vostre società”. Ma con discernimento. “Come cristiani siete capaci di discernere ciò che è incompatibile con la vostra fede cattolica, quali aspetti della cultura contemporanea sono peccaminosi, corrotti e conducono alla morte. Lasciate che Cristo trasformi il vostro ottimismo in speranza cristiana”. E con una consapevolezza. “Come giovani cristiani, sia che siate lavoratori, studenti, o che abbiate già intrapreso una professione, o risposto alla chiamata al matrimonio, alla vita religiosa o al sacerdozio, voi non siete soltanto una parte del futuro della Chiesa: siete anche una parte necessaria e amata del presente della Chiesa”, ha affermato il Papa, suscitando l’applauso dei giovani.

Ma il compito non finisce qui, anzi si arricchisce di altri impegni: “Rimanete uniti gli uni agli altri, avvicinatevi sempre più a Dio - ha esortato Bergoglio - e insieme con i vostri vescovi e sacerdoti spendete questi anni per edificare una Chiesa più santa, più missionaria e umile, cercando di servire i poveri, i malati e gli emarginati”. Questi ultimi, ha ribadito con forza, “non vanno allontanati perché sono quelle persone che in modo speciale ripetono il grido della donna del Vangelo: ‘Signore, aiutami!’. È il gemito di tante persone nelle nostre città anonime”. Le periferie, quelle umane, esistenziali, tanto a cuore al Papa, devono essere abitate anche dai giovani. “Diamo risposta a questa invocazione - ha chiesto Francesco - non come quelli che allontanano le persone che chiedono, come se servire i bisognosi si contrapponesse allo stare più vicini al Signore. No! Dobbiamo essere come Cristo che risponde a ogni domanda d’aiuto con amore e misericordia”. “Cari giovani - ha concluso - andate per il mondo, così che ‘a motivo della misericordia da voi ricevuta’, i vostri amici, i colleghi di lavoro, i connazionali e ogni persona di questo grande Continente ‘anch’essi ottengano misericordia’. È mediante questa misericordia che siamo salvati. Giovani dell’Asia, alzatevi!”.

*Inviato Sir ad Haemi

Fonte: Sir
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