Vita Chiesa
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Il Papa in Terra Santa nel segno dell'unità

«Chiedo a tutti di seguire con la preghiera questo viaggio del Papa, da cui ci si aspettano tante cose importanti. È un viaggio nel segno dell’unità: unità tra i cristiani, unità tra i popoli, superando le divisioni». È l’invito di padre Sandro Guarguaglini, il Commissario di Terra Santa per la Toscana.

Il Papa in Terra Santa nel segno dell'unità

Da molti secoli infatti la Custodia di Terra Santa è affidata ai frati francescani, nel ricordo del viaggio che San Francesco compì sui luoghi che hanno visto la vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Quasi ottocento anni dopo quello storico viaggio, giunge adesso in Terra Santa un altro Francesco: il Papa che porta il nome del Santo di Assisi.

Padre Sandro, qual è il contesto in cui si inserisce questo viaggio?

«Il contesto è quello del ricordo dei cinquanta’anni del viaggio di Paolo VI del 1954, quando andò pellegrino in Terra Santa e ci fu il famoso incontro con il patriarca Atenagora».

Un viaggio storico: Paolo VI era il primo dei successori di Pietro ad andare in Terra Santa...

«Proprio così: Paolo VI che il 19 di ottobre sarà Beato. Papa Francesco arriva da pellegrino, in quello che ha definito un pellegrinaggio di preghiera. Credo che la cosa che interessa di più al Papa sia incontrare i cristiani, e non solo, che vivono in questa terra, e che dalla visita del Papa si attendono davvero molto».

La comunità cristiana in Terra Santa vive momenti non facili...

«I cattolici sono presenti essenzialmente in parrocchie di rito latino, gestite quasi tutte dai frati francescani della custodia di Terra Santa o da parroci locali, e in parrocchie di rito orientale, sempre fedeli al Papa. La presenza è minima, forse non raggiungiamo più nemmeno l’1 per cento della popolazione».

Per vedere l'intervista integrale clicca qui

Il Papa in Terra Santa nel segno dell'unità
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