Vita Chiesa
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Il dolore della Siria: «Questa era una terra di pace...»

A Livorno la testimonianza di mons. Giuseppe Nazzaro, vescovo emerito di Aleppo: «Noi occidentali con la nostra superbia abbiamo distrutto tutto,  mettendo l’uno contro l’altro».

Cristiani in Siria (Foto Sir)

Un modo diverso di prepararsi alla Pasqua, un modo più intenso di conoscere la drammatica situazione dei fratelli cristiani in Siria: la testimonianza di mons. Giuseppe Nazzaro (nella foto), Vescovo emerito di Aleppo, scuote i cristiani d’Occidente, spiegando quanto non sia poi così lontana la Siria, sia in termini di distanze, sia in termini di prospettive future.

Giuseppe Nazzaro

«Vengo a raccontarvi ciò che ho visto e ho vissuto - ha esordito Mons. Nazzaro - il presidente Bashar aveva instaurato un regime che dava totale fiducia al popolo. Questo presidente, figlio di Hafiz al-Asad, era ben visto da buona parte del Parlamento, era giovane ed inesperto, ma aveva studiato in Inghilterra ed aveva una mentalità molto aperta. Ed infatti, col suo governo, i siriani ebbero maggiore libertà, sviluppo del progresso, sviluppo del settore industriale e turistico. C’era la libertà di movimento sul territorio. Cristiani e musulmani si frequentavano fra di loro e si aiutavano reciprocamente. C’era fiducia gli uni verso gli altri. C’erano ventitre etnie e tutti esercitavano e vivevano secondo il loro credo. Questa era la Siria, terra di pace e di rispetto reciproco».

La situazione attuale è nata da quella che può sembrare una banalità, continua il vescovo: «Un gruppo di ragazzini avrebbe scritto sul muro di una scuola "abbasso il regime". Scoprendoli, la polizia avrebbe chiesto loro il perché di quelle scritte. Su questa storia i giornali sono stati riempiti di notizie false. I mezzi di comunicazione hanno raccontato che  i ragazzini erano stati torturati, ma io vi assicuro che tutto ciò non è vero. Da lì è iniziata un’escalation di violenza che ha cominciato ad insanguinare tutto il Paese. Sono cominciati i saccheggi anche ad Aleppo. Nello stesso periodo il Qatar e l’Arabia Saudita chiesero alla Siria di far passare sul suo territorio un gasdotto. Il Presidente siriano non approvò questa concessione sia perché la Siria stessa è ricca di questa materia e il gasdotto avrebbe danneggiato il proprio mercato, sia perché la Siria ha sempre mantenuto buoni rapporti con la Russia e questo passaggio di gas avrebbe danneggiato gli amici russi. A seguito di questa decisione il governo fu ulteriormente attaccato dai suoi denigratori. La Siria fu accusata di aver violato i diritti umani, ma tutto ciò non è mai stato vero». Sulla base di queste accuse l’Occidente cominciò ad intervenire nella questione siriana.

«Noi occidentali - afferma mons. Nazzaro - abbiamo armato coloro che hanno attaccato la Siria. Fino a quel momento la Siria era una Paese bello, accogliente, ospitale. Durante la guerra in Iraq, erano stati accolti 1 milione di profughi e nessuno è finito sotto una tenda, ma tutti sono stati accolti nelle case. Questa era la Siria, e noi occidentali con la nostra superbia abbiamo distrutto tutto,  mettendo l’uno contro l’altro. Poi hanno cominciato ad attaccare le chiese e le comunità cristiane. Hanno rapito anche un mio amico padre francescano ed ucciso alcuni membri della sua comunità. Quando è riuscito a tornare nella sua chiesa era stato tutto distrutto. I cristiani continuano a morire ogni giorno eppure, ripeto, fino al 2012 non era così. Il popolo andava nella chiesa più vicina alla propria abitazione e si nutriva dei sacramenti. Non si faceva distinzione fra i cristiani. Le feste, come la Pasqua, si facevano tutti insieme. Oggi tutto questo non esiste più».

Monsignor Nazzaro dipinge una situazione durissima: «Esistono le malattie, ma non esistono le medicine, per cui la gente muore perché non si può curare. La popolazione muore di fame. Non si riesce a cucinare ed è fortunato chi ha degli alberi vicino alla propria casa perché può tagliarli e fare un fuoco. L’acqua non arriva più nelle case, ma è presente solo nelle cisterne, ma per arrivare alle cisterne bisogna percorrere molta strada e soprattutto esporsi ai cecchini che presidiano le strade e si rischia di morire, ogni giorno, per un secchio d’acqua. Fratelli, io credo che sia arrivato il momento di scuotersi, di cacciare via questa gente che ci vuole continuamente far combattere delle guerre. Anche quando ci dicono che si preparano contingenti di pace...non è vero! Sono pur sempre soldati armati che vanno a combattere. Purtroppo dietro a motivazioni religiose si nasconde il puro interesse economico».

Per chi volesse contribuire all’aiuto del popolo siriano, questo è il numero messo a disposizione da mons. Nazzaro.
BANCO POSTA di mons. G. Nazzaro
iban: IT71NO 760 1151 000 000 3824 9686
via Nazionale 24 – 83050 San Potito Ultra (AV)

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