Vita Chiesa
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LETTERA AI FRANCESCANI

«Il pane non è mai solo pane...». No agli sprechi

Il ministro generale dei Frati minori conventuali, in vista di Expo 2015, ha inviato agli oltre 4.000 frati dell'Ordine in 63 Paesi dei cinque continenti la lettera «Cibo che nutre. Per una vita sana e santa». Un severo no allo spreco che riguarda tutto il creato e pone domande strategiche sul presente e sul ruolo e sullo stile di vita dei francescani.

Percorsi: Alimentazione - Expo 2015
Parole chiave: Francescani (50)
Due francescani in un campo di grano (Foto Sir)

Una riflessione sul tema del cibo e del nutrimento, sui gravi problemi legati da una parte alla piaga della fame e dall’altra agli eccessi della sovralimentazione, come anche sulle ingiustizie che si consumano nella produzione, distribuzione e fruizione di quanto dovrebbe servire a soddisfare i bisogni di tutti. Di tutto questo parla il ministro generale dei Frati minori conventuali, fra Marco Tasca, nella lettera «Cibo che nutre. Per una vita sana e santa». La missiva è stata inviata in vista di Expo 2015 - che ha per tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita» - agli oltre 4.000 frati dell’Ordine in 63 Paesi dei cinque continenti, nella 4 lingue ufficiali dell’Ordine: italiano, inglese, spagnolo, polacco.

A partire da gesti semplici e quotidiani. «Il tema del cibo mette la Chiesa direttamente in rapporto al mondo e all’interno del mondo, nel senso che la Chiesa in uscita delineata da Papa Francesco - spiega fra Tasca - deve abbandonare ogni autoreferenzialità per assumere il passo degli uomini e delle donne del nostro tempo». In questo senso «i religiosi sono uomini di frontiera, chiamati a vivere creativamente le sfide di tutti (e quella del cibo è una delle più importanti) con autentica condivisione e audacia profetica». Il loro «non essere del mondo», infatti, «non può giustificare in alcun modo un ritrarsi dal mondo che significhi disinteresse». Il ministro generale dei Frati minori conventuali, ricordando come la gente consideri «i francescani persone frugali, anche nella tavola, e soprattutto fratelli universali attenti alle necessità di tutti, in particolare dei poveri», s’interroga: «Siamo noi all’altezza di questa fama? Possiamo in qualche modo ripensare in modo creativo i nostri stili di vita, di alimentazione, i criteri con cui usiamo dei beni della terra? L’idealità che ci spinge a voler cambiare il mondo comincia da gesti semplici e quotidiani, condivisi e fraterni, assunti come segni della benedizione che Dio riversa su di noi e attraverso di noi sul mondo intero». 
Esercizio di umanizzazione. Il cibo, scrive fra Tasca, «non nutre solo il corpo, ma consolida e custodisce le relazioni». Anche per questo «il pane non è mai solo pane, ma rimanda al rapporto buono o malato che noi intratteniamo con il mondo, le cose, gli altri vicini e lontani, con il nostro e l’altrui corpo». Non solo: «A partire dal cibo possono essere sollevati molti interrogativi, anche drammatici: quanta giustizia e quanta ingiustizia, quanta pace e quanta violenza, quanto lavoro e quanta rapina nel gesto naturale, spontaneo e necessario di nutrirsi?». Parlare del cibo, che non è solo «carburante» per vivere ma «implica dimensioni relazionali a corto e lungo raggio», significa, dunque, «parlare dei grandi problemi che attanagliano e preoccupano l’umanità, e spinge il nostro sguardo verso orizzonti più vasti e spesso trascurati». E ancora: «Intorno alla tavola fioriscono e crescono le amicizie, la vita delle famiglie e allo stesso modo la vita di ogni comunità umana e religiosa». Per il ministro generale, «stare a tavola è esercizio di umanizzazione. Mangiare insieme è attingere la vita a una stessa fonte, sentirsi quindi solidali e amici, vicini e responsabili ognuno del bene-essere dell’altro»; «mentre ci si nutre si crea comunione, si alimenta la comunione». 
No allo spreco. «Quello dello spreco di cibo è uno degli scandali più drammatici del nostro tempo», evidenzia il ministro generale, che avverte: «Quello di non sprecare dovrebbe essere per noi francescani una sorta di comandamento, perché ogni spreco di cibo (acqua, energia, suolo…) è spreco della creazione e rende la terra più povera e inospitale per le generazioni future. Se il cibo che finisce nei rifiuti mangia tante risorse ed è un insulto per chi patisce la fame, l’imperativo è far dimagrire, anche nelle nostre comunità, il bidone della spazzatura». Fra Tasca chiede anche ai frati «nel tempo della Quaresima e nei sei mesi di durata di Expo 2015, di pregare e di far pregare il Padre nostro ponendo attenzione particolare all’invocazione del pane per tutti». 
Alla tavola di Francesco. «Il tema della convivialità, del fatto che il santo di Assisi non voleva escludere nessuno dalla sua tavola - fa notare il ministro generale - assume ai nostri giorni anche un concreto risvolto di carattere economico per quanto riguarda la solidarietà nell’ordine, in senso globale. Se una comunità si trova ad avere, oltre al necessario, del superfluo, questo deve andare a beneficio di altre comunità della stessa provincia che vivono in stato di penuria. La stessa logica vale nel rapporto tra province e custodie della medesima circoscrizione e infine tra le varie circoscrizioni dell’ordine». Dunque, quello del cibo è «un tema generatore, che cioè allarga progressivamente il nostro sguardo dalla tavola al mondo, dal nostro bisogno alle necessità dell’umanità intera, dalle situazioni contingenti che ci troviamo a vivere a quella dell’intero pianeta. Affinché diventi uno sguardo responsabile».

«Il pane non è mai solo pane...». No agli sprechi
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