Vita Chiesa
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Incontro Ccee-Kek, «clima positivo e costruttivo». Messaggio per «un'Euuropa della libertà»

Tira un’aria nuova nel cammino del dialogo ecumenico in Europa. Si è concluso oggi l’incontro annuale del Comitato congiunto Ccee e Kek, i due organismi europei che raccolgono le Chiese delle diverse tradizioni cristiane presenti nel continente.

Percorsi: Ecumenismo - Europa
Parole chiave: Ccee (166), Kek (64)
La sede dell'Unione Europea

Presentando un bilancio conclusivo ai giornalisti dei lavori, il reverendo anglicano Christohper Hill, presidente della Kek, parla di un clima «positivo e costruttivo». A Roma, i rappresentanti delle Chiese europee hanno parlato di libertà religiosa, dei rapporti tra Stato  e Chiese in Europa, del fondamentalismo di matrice islamica, della testimonianza cristiana e del martirio cristiano nel mondo. Molto apprezzato da parte della Kek, l’incontro avuto ieri con Papa Francesco. «Il Papa – ha detto il Rev. Hill ai giornalisti – ha saputo coniugare la formalità dell’incontro con la sua umanità». Nel suo saluto al Santo Padre Hill ha fatto riferimento alla esortazione apostolica Evangelii Gaudium. «Il Papa – ha quindi raccontato Hill – ha donato a ciascun membro del comitato una medaglia pontificia ed un volume dell’Esortazione apostolica. Arrivato al mio turno, mi ha detto: ‘Tu non ne hai bisogno perché è chiaro che l’hai letta attentamente».

All’incontro di Roma, Ccee e Kek hanno verificato come molti sono i temi su cui le Chiese europee possono collaborare con una visione comune. Tra le questioni discusse il problema dell’immigrazione nel Mediterraneo verso la quale le Chiese hanno «una preoccupazione condivisa». «A volte – ha quindi osservato il reverendo anglicano – a livello di percezione popolare, si pensa che i cristiani siano più in disaccordo che in accordo. E’ possibile ovviamente che i cristiani abbiano visione differenziate rispetto ad alcune questione etiche. Quel che si dimentica è che sulle grandi questioni relative al bene comune, i cristiani sono quasi interamente se non interamente d’accordo. Non solo esiste un accordo vero e ad ampio spettro sul bene comune ma anche si promuovono iniziative concrete e condivise». Hill ha fatto a questo proposito riferimento all’impegno delle Chiese per l’abolizione della schiavitù e della tratta degli esseri umani e le diverse posizioni prese in Inghilterra dalla Conferenza episcopale cattolica e dalla Comunione anglicana rispetto alle elezioni politiche. Ed ha concluso: «anche se gli stili variano, il contenuto è sostanzialmente lo stesso».

Al termine dell'incontro è stato diffuso un messaggio delle Chiese cristiane «Per un’Europa della libertà».

«All’ombra di questo momento buio della storia – si legge nel testo – rinnoviamo il nostro impegno per una visione della libertà proficua per tutti». Le Chiese europee auspicano una libertà «orientata alla responsabilità verso Dio e verso il prossimo» ed elencano una serie di richieste che diventano un appello per l’Europa. «Chiediamo – si legge nel messaggio – una libertà che denuncia l’oppressione e la violenza contro le donne perpetrata in nome di qualsiasi religione. Chiediamo una libertà che salvi i migranti nel Mediterraneo, operi per porre fine alle cause della migrazione disperata e permetta a tutti di vivere in pace nei propri paesi di  origine. Chiediamo una libertà che esprime parole di solidarietà contro i pregiudizi sui Roma. Chiediamo una libertà che s’impegna a porre fine alla schiavitù e al traffico degli esseri umani dei tempi moderni in tutto il mondo i conformità con la richiesta dei leader religiosi del 2 dicembre sull’abolizione della schiavitù».

Nel messaggio le Chiese parlano anche di ambiente in vista dei colloqui di Parigi sul cambiamento climatico a dicembre: «Chiediamo una libertà che definisce la Creazione come dono sacro». E infine lanciano un appello alla speranza. «Chiediamo una libertà che sceglie la speranza anziché la disperazione e vive in solidarietà con i giovani nel loro sforzo di avviarsi al lavoro e di fondare una famiglia. Ci sia concesso – concludono Ccee e Kek – di usare i nostri liberi cuori e le nostre libere menti per sanare le ferite e per promuovere la speranza nel nostro mondo afflitto eppure benedetto. Settant’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, preghiamo per la pace in Europa e nel mondo che deve essere sempre frutto della giustizia».

Fonte: Sir
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