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Iraq: Chiesa Caldea verso il sinodo, spaccatura tra il patriarca Sako e mons. Jammo

Il prossimo 6 febbraio si terrà a Baghdad la cerimonia di ordinazione dei due nuovi vescovi della Chiesa Caldea: monsignor Emanuel Hana Shaleta, vescovo della diocesi canadese di Sant'Addai e di monsignor Basel Yaldo che sostituirà, come vicario patriarcale a Baghdad, monsignor Jacques Isaac che già lo scorso anno aveva raggiunto i 75 anni di età.

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Parole chiave: Caldei (8)

Il giorno dopo si terrà un sinodo straordinario con vari punti in programma tra i quali la ribellione di alcuni sacerdoti e monaci, e di un vescovo nei confronti di una delle decisioni prese nel sinodo caldeo del 2013 e successivamente disattese. In quell'occasione, secondo quanto riferisce il sito Baghdahope, «si era deciso che i sacerdoti ed i monaci (12 in tutto, ndr.) che in passato si erano stabiliti all'estero senza il consenso del proprio vescovo o del proprio superiore, ed erano stati accolti in altre diocesi da vescovi che - si legge - avevano agito al di fuori delle leggi ecclesiastiche, facessero ritorno in patria». Coloro che tra questi si erano trasferiti in Usa senza consenso hanno operato grazie all'appoggio del vescovo Sarhad Jammo, titolare dell'eparchia di San Pietro dei Caldei, a San Diego (California).

Quest'ultimo, ora, è atteso al sinodo del 7 febbraio e tutto lascia pensare che non si presenterà come afferma lo stesso patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako in un'intervista a Baghdadhope: «penso che mons. Jammo non verrà. D'altronde non lo ha fatto né nel 2013 né nel 2014. Non verrà perché a mio parere non vuole dialogare con il Sinodo». In questo caso per il Patriarca caldeo sarà necessario sarà ricorrere alla Santa Sede: «l'unica soluzione è quella delle dimissioni di mons. Jammo che potrebbe ritirarsi in monastero, e della nomina di un Amministratore Apostolico che porti poi a quella di un nuovo vescovo». «Mons. Jammo - rincara la dose il patriarca - non ha nessun diritto decisionale e disciplinare sulla sorte di questi sacerdoti e monaci che hanno lasciato i loro posti senza alcun permesso perché non aveva il diritto di accoglierli senza di esso». Sulla sorte dei monaci il patriarca Sako spiega che «dovranno tornare in monastero per riprendere la vita monastica di preghiera e riflessione cui si sono votati; non è concepibile, infatti, neanche con il pretesto dei molti fedeli e dei pochi sacerdoti, che essi operino come sacerdoti diocesani come da anni fanno nella diocesi di mons. Jammo».

Il loro ritorno dovrà essere valutato caso per caso, perché dichiara Mar Sako, «la Chiesa ha bisogno di sacerdoti capaci e fedeli, è meglio che chi non lo è la abbandoni di sua volontà prima di esserne cacciato, come è capitato ad un sacerdote ed ad un monaco interessati dal decreto di sospensione che negli scorsi mesi hanno trasformato le omelie in arringhe di accusa e minacce nei confronti del Patriarcato e del Sinodo». Qualora mons. Jammo non dovesse dimettersi, e, aggiunge il patriarca caldeo, «se il Vaticano non lo esonererà sarò io a lasciare la carica patriarcale che non avrebbe più nessun senso, se non quello di un titolo onorifico cui non tengo. Il Vaticano può farlo alla luce di quanto è successo e dei suoi precedenti. Dovrà trattarsi di una decisione senza compromessi, per il bene della Chiesa».

Fonte: Sir
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