Vita Chiesa
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L'ordinazione episcopale del vescovo di San Miniato: «Si è aperta un'altra porta nella mia vita»

Mons. Andrea Migliavacca, vescovo eletto di San Miniato, ha ricevuto ieri sera nella Cattedrale di Pavia l'ordinazione episcopale. Per la Diocesi di Pavia era una festa importante, quella del fondatore San Siro. Erano presenti 2 cardinali (il card. Giuseppe Betori e il card. Coccopalmerio) e 17 vescovi, tra cui il suo predecessore a San Miniato, mons. Fausto Tardelli.

Il momento dell'ordinazione episcopale

Il Duomo di Pavia era gremito di fedeli. All'inizio della sua omelia, mons. Giovanni Giudici ha ricordato i familiari di mons. Migliavacca. «Lo circondano in particolare questa sera, in una atmosfera particolarmente festosa – ha proseguito -, coloro che ha conosciuto e accompagnato negli anni del suo servizio nella nostra Diocesi: gli amici, i seminaristi, i preti che ha accompagnato all’ordinazione, i giovani dell’Azione Cattolica e della pastorale giovanile, quanti operano in Seminario, i laici in ricerca da lui seguiti con amore e competenza, gli scout, di cui ha condiviso con passione lo stile educativo e per i quali si è prodigato con entusiasmo».

Commentando poi la chiamata di Abramo, mons. Giudici ha parlato di tre chiamate per il vescovo Andrea che «nel suo motto episcopale, ha messo in evidenza il tema della chiamata di Dio» . La prima chiamata mentre frequentava le medie superiori  e sceglie di entrare in seminario. «Quante prospettive interessanti si aprivano - ha commentato -: il lavoro, gli affetti di una famiglia, una strada da percorrere con una intelligenza viva e una notevole sensibilità. Entrare in seminario ha significato abbandonare tutto  questo e, di fronte a tutti, consegnarsi pienamente e decisamente al Signore, prendendo anche  una posizione pubblica nei suoi confronti». Poi arriva una «seconda chiamata lo  ha portato ad essere servitore del Vangelo», con l'ordinazione presbiterale «nella sua maturità umana». E oggi – ha proseguito mons. Giudici – « ecco una terza chiamata», quella all'episcopato che «significa l'incardinazione definitiva in quella comunità, strutturalmente configurata come diocesi, che il Signore ha voluto per il servizio del suo popolo. E oggi tu diventi il rappresentante della comunità e suo servitore».

Infine l'augurio di saper «trovare  dovunque il Signore, qualunque sia l’ambiente che frequenterai, le persone che incontrerai. Al Maestro – ha concluso mons. Giudici - chiedi di abitare nella sua casa: ti sia dato di ricordare che il posto di Gesù forestiero e senza casa è occupato da quella gente che oggi abita negli atri delle stazioni, nei campi di accoglienza, lungo le frontiere rese invalicabili agli stranieri».

Al termine della celebrazione il saluto di mons. Andrea Migliavacca che è partito dalla recente apertura della Porta Santa del Giubileo per parlare delle tante «porte» della sua vita. Lo riportiamo integralmente:

Abbiamo assistito in questi giorni a due gesti altamente simbolici compiuti da papa Francesco per l’apertura del Giubileo della misericordia: l’apertura della porta santa a Bangui, in Centrafrica, in zona di guerra e la solenne apertura della porta santa nella basilica di San Pietro ieri, inizio ufficiale dell’anno santo. Lo stesso gesto verrà ripetuto prossimamente nelle nostre diocesi. Aprire la porta… Più volte il papa ha richiamato l’esigenza che nella chiesa si curi che le porte siano aperte, non siano blindate, e a tutti sia reso possibile l’accesso.

Aprire la porta: è una immagine che mi aiuta in questo momento a dire la mia gratitudine. I miei genitori Chiara e Giuseppe mi hanno aperto la porta della vita e mi hanno da sempre accompagnato con discrezione, affetto, cura: a loro, per questa apertura, va il grazie grande di chi riconosce di dono della vita, un dono che passa attraverso volti familiari, i volti di chi ama. Con loro nella casa di famiglia il mio grazie va a mia sorella Elena con la sua famiglia. Sono legami questi che col passare del tempo e delle situazioni non si affievoliscono, ma crescono sempre di più.

Tante porte aperte ho incontrato nella mia esperienza da ragazzo e giovane a Binasco, in oratorio, in parrocchia… Lì è maturata la fede e la scoperta di sperimentarsi nel vivere il dono e l’avventura della amicizia. La porta del sacerdozio mi è stata aperta da mons. Giovanni Volta. Lo ricordo con gratitudine. Con lui si erano aperte le porte del seminario, don Adriano, don Bruno, don Luigi e don Daniele hanno accompagnato i miei passi per diventare prete. Da tutti loro ho imparato chi è il prete e come può, in modo poi personale, rispondere alla chiamata del Signore per servire i fratelli. Con tutti loro ricordo con amicizia i compagni seminaristi, tanti oggi preti, altri su diverse strade. Insieme a loro guardo stupito al mio e nostro cammino.

A Roma, inviato per lo studio del diritto canonico, ho visto aprirsi la porta del seminario lombardo, rettore don Diego e padre spirituale don Pino, quella dell’Università gregoriana e quella della parrocchia Gesù Divin Maestro, in particolare del gruppo scout Roma 122. Ho incontrato, attraversando queste porte aperte, amici, confratelli con cui ancora oggi il legame è vivo, testimoni nel sacerdozio e nel servizio da laici. Sono state porte aperte molto importanti. Ho visto aprirsi poi tante porte nell’immettermi nel ministero a Pavia: la fraternità nel presbiterio, e per questo il mio grazie va a tutti i preti di Pavia con cui si è lavorato insieme e che anche in questi ultimi tempi ho sentito vicino. E poi tanti giovani della pastorale giovanile, gli amici scout del Pavia 2 e del Pavia 1, le diverse realtà dell’Azione cattolica, la gente di san Genesio dove per alcuni anni sono stato amministratore parrocchiale, colleghi canonisti in particolare quelli della redazione di Quaderni di diritto ecclesiale.

Particolare è stata la porta del tribunale ecclesiastico regionale a Milano: mons. Chierichetti prima e poi don Paolo Bianchi sono stati, con tutti gli altri componenti, non solo colleghi, ma soprattutto una famiglia. Tante porte aperte da dove sono partiti cammini significativi, ricchi di condivisione e amicizia e di scoperta del camminare nella fede. A tutti sono molto grato. Attenzione particolare desidero riservarla al portone del seminario: mi hanno visto entrare e uscire per tanti anni; penso che sia stata una porta, quella del seminario, aperta per tanti, aperta per tutti e questo ha arricchito tutta la comunità, rendendo il nostro chiostro una seconda casa per tanti. E soprattutto per i seminaristi. Quelli degli anni passati e quelli della comunità di quest’anno. Varcando la porta del seminario il volto incontrato dei seminaristi è sempre stato carico di pazienza, di disponibilità, di fraternità, di fiducia nel lasciarsi condurre. Da questa porta aperta, mentre dico il mio grazie, auguro di camminare dietro al Signore con semplicità e fiducia, sperimentando il dono di una vita bella, buona e felice, una vita che si dona.

Una porta aperta, non fatta di legno o di ferro, ma la porta del cuore è stata per me quella del vescovo Giovanni che presiede questa liturgia. A lui va profonda gratitudine. Il vescovo varcava la porta del seminario la mattina per celebrare l’Eucaristia e tante volte per mettersi in viaggio con la nostra comunità. Non ci dimentichiamo, vescovo Giovanni, dei passi condivisi, perché insieme a noi Lei ci ha aiutato a vivere la Chiesa con il respiro grande di chi le vuole bene e la scopre nei suoi ampi orizzonti.

Si è così, in modo inaspettato, all’improvviso, aperta anche la porta di papa Francesco da cui mi giunge l’annuncio della nomina a vescovo di San Miniato. E’ una porta dalla quale inizia un cammino inedito e per la quale voglio esprimere profonda gratitudine per la fiducia accordatami dal papa. Una strada inedita con la diocesi di San Miniato. Quando arriverò in diocesi il prossimo 20 dicembre aprirò la porta santa. Simbolicamente sarà anche il segno di un cammino che inizia insieme e che intraprendo con fiducia e con gratitudine.

Ringrazio l’amministratore diocesano mons. Morello Morelli che per un anno ha guidato sapientemente la diocesi e tutti i preti, i religiosi e le religiose e tanti fedeli laici con lui. Grazie della bella accoglienza che da subito mi avete dato e grazie della vostra presenza oggi a questa celebrazione. Immagino che si sia in qualche modo aperta oggi anche la porta del cielo da cui tante persone che mi hanno voluto bene e a cui voglio bene stanno partecipando: i miei nonni Giovannina e Luigi, Virginia e Antonio, la zia Amalia, la nonna Mina e la nonna Maria e poi tanti altri tra cui don Giampaolo Doniselli mio compagno di ordinazione presbiterale, e più vicino a noi Giulia, Michel, Andy, Silvia. Sono sicuramente partecipi e pregano con noi, per noi. Con loro mi affido ai santi patroni: Siro di cui oggi ricorre la solennità e Agostino, San Genesio e San Miniato, Sant’Andrea e la beata Veronica da Binasco. Accompagnino loro il nostro e mio cammino e vigilino che sempre le porte della nostra vita rimangano aperte e accoglienti verso tutti, soprattutto gli ultimi. Le porte di questa cattedrale si sono aperte per ospitare tutti voi che molto benevolmente vi siete resi presenti.

Vorrei ringraziare tutti personalmente, in particolare il card. Betori e il card. Coccopalmerio, i vescovi conconsacranti mons. Magnani e mons. Tardelli e tutti i vescovi presenti; fratel Enzo, i sacerdoti della diocesi di Pavia, di san Miniato e amici di varie diocesi. E poi tutti voi: non è possibile fare un elenco ma vi conosco, vi vedo e il mio grazie va a ciascuno. Mi è venuta alla mente una vicenda biblica nella quale si racconta che non si aprirono semplicemente delle porte ma si aprì il mare, il mar Rosso (Esodo 14-15). Si racconta che “Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra”. Si sono aperte le porte del mare e questo ha consentito l’inizio di un cammino di libertà. Sia questo l’augurio per tutti noi, insieme al canto che gli israeliti intonano dopo il loro passaggio: “Voglio cantare al Signore, perché ha mirabilmente trionfato…”. Rendono lode. Sia così anche per noi, oggi e per tutta la nostra vita.

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