Vita Chiesa
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«La Chiesa per la scuola», un percorso per rilanciare l'educazione

«La Chiesa per la scuola». Si chiama così il percorso messo in campo dalla Cei per rilanciare nella società il dibattito sull'educazione e sulla scuola. «Tutta la scuola, senza aggettivi», puntualizza monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei, spiegando che con questa iniziativa, secondo quanto indicato dai vescovi italiani negli Orientamenti pastorali per il decennio, dedicati all'educazione, «si vuole approfondire il tema della scuola, in collegamento con la famiglia e la pastorale giovanile».

Un cammino unitario, con tante iniziative sul territorio promosse da diocesi e associazioni, che avrà come «momento clou» l'incontro con Papa Francesco in piazza San Pietro il 10 maggio. «Sarà una grande festa - afferma ancora Pompili -, per un cammino che ripartirà da lì sulla strada del lavoro insieme». È quanto confermano anche i quattro direttori degli Uffici nazionali della Cei coinvolti nell'iniziativa. «Tutti - riflette don Maurizio Viviani, direttore dell'Ufficio nazionale per l'educazione, la scuola e l'università - abbiamo almeno tre certezze nei riguardi della scuola. La prima: senza scuola non c'è futuro per la società. La seconda: senza scuola un ragazzo non può diventare adulto. La terza: la scuola deve educare se vuole generare futuro».

Purtroppo, osserva don Viviani, «negli ultimi anni troppo spesso la scuola è stata la Cenerentola delle politiche del Paese e ha corso il rischio di veder evaporare la propria vocazione educativa, a causa di problemi burocratici, economici, strutturali e motivazionali». Il «nostro percorso», sottolinea Viviani, «intende evidenziare ciò che tutti desideriamo: avere una scuola degna della nostra tradizione educativa, attenta alle innovazioni e ai cambiamenti, senza tuttavia smarrire la sua vocazione primigenia, ovvero accompagnare il ragazzo verso l'età adulta». Inoltre, «intende sostenere l'impegno di genitori, educatori, dirigenti, insegnanti e alunni». La scuola, osserva don Paolo Gentili, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia - è un'alleata preziosa delle famiglie e un bene di tutti». La «vera sfida» è «una Chiesa famiglia di famiglie che mostra di avere a cuore il futuro delle giovani generazioni e quindi, in particolare, della scuola». Infatti, nota don Gentili, «ogni famiglia avverte sempre più la necessità di un aiuto concreto per educare i figli, accompagnarli in un orizzonte valoriale di spessore, spalancare loro la bellezza del dono della vita da far fruttare». Il «desiderio», rimarca Gentili, è «mostrare all'Italia che insieme è possibile costruire una scuola più bella e spalancare alle giovani generazioni un futuro ricco di speranza».

L'impegno della Chiesa italiana per la scuola, ricorda don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale per l'insegnamento della religione cattolica (Irc), «non è cosa nuova: da anni si realizza, quotidianamente, anche attraverso l'impegno di tanti insegnanti di religione cattolica». L'Irc è, infatti, «uno dei segni concreti della nostra passione educativa». La presenza nelle scuole di più di 23mila docenti d'Irc, «ben formati e motivati», spiega, «permette di aiutare gli studenti a comprendere l'importanza della religione per la costruzione di una personalità e di una società pienamente aperte al contributo delle diverse culture». Ma oltre l'impegno degli insegnanti di religione cattolica, ci può essere un incontro tra scuola e pastorale? «Il criterio fondamentale - risponde don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile - sono i ragazzi che nella scuola stanno, crescono e imparano, perché gli adulti e le relazioni che lì dentro vivono saranno decisivi nella loro vita». Per Falabretti, «chi si occupa della loro educazione e della loro crescita negli ambienti di vita ecclesiale non può

Fonte: Sir
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