Vita Chiesa
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La Toscana verso il Convegno di Firenze

Questo sabato al Convitto della Calza, a Firenze (inizio ore 10) il raduno dei delegati che rappresenteranno le diocesi della regione all’appuntamento ecclesiale nazionale di novembre. Aprirà i lavori il card. Giuseppe Betori. La relazione di p. Bernardo Gianni e le conclusioni di mons. Fausto Tardelli.

Percorsi: Firenze 2015
Un incontro di preparazione al Convegno di Firenze 2015 con padre Bernardo Gianni e il card. Giuseppe Betori

A grandi passi verso «Firenze 2015». Il Convegno ecclesiale nazionale si avvicina e i delegati delle diocesi toscane si ritrovano tutti insieme per la prima volta. L’appuntamento è per questo sabato, 13 giugno, dalle 10 al Convitto della Calza a Firenze. Ad introdurre i lavori sarà il cardinale Giuseppe Betori, in qualità di presidente della Conferenza episcopale toscana oltre che di arcivescovo della diocesi ospitante. Seguirà la relazione di padre Bernardo Gianni, del Comitato nazionale preparatorio, sul tema stesso del Convegno: «Verso Firenze 2015. In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». Dopo uno scambio di opinioni tra i delegati sul cammino di preparazione all’appuntamento di novembre della Chiesa italiana, sarà il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, a concludere la mattinata nella sua veste di segretario Cet e membro del Comitato preparatorio.

La preparazione al Convegno, in Toscana come nel resto d’Italia, «è anzitutto – spiega Betori – spirituale, culturale e pastorale». In ogni diocesi ci sono stati momenti di preghiera e di approfondimento sul tema dell’Umanesimo su cui i cattolici sono chiamati a riflettere a dieci anni dall’appuntamento di Verona nel 2006. Un decennio in cui l’Italia si è trasformata. «I cambiamenti – dice ancora l’arcivescovo di Firenze – sono profondi, soprattutto a livello di quelle che vorrebbero apparire come le convinzioni diffuse, che non corrispondono però al sentire profondo della gente, ma che sono influenzate dalla grande comunicazione e dai grandi strumenti della raccolta del consenso. Il pensare pubblico ha comunque avuto una grande svolta secolaristica e in molti aspetti antiumanistica. Dobbiamo prenderne atto, anche se questo non significa chinare il capo, bensì trovare il modo per proporre positivamente una visione dell’umano secondo la natura profonda della persona e della comunità degli uomini».

Anche la Comunità ecclesiale italiana è cambiata. «In effetti – ammette Betori – non è cambiata solo l’Italia civile, è cambiata anche l’Italia ecclesiale. Ma su questo versante vedo più continuità. Siamo ancora dentro la spinta venuta dal Concilio Vaticano II che oggi riceve un impulso tutto nuovo dal magistero e dall’esempio di Papa Francesco, che ci chiama a riscoprire dentro a questo cammino una modalità di maggiore attenzione verso un abitare quelle che lui chiama «"periferie esistenziali"».
A proposito del Papa, fervono i preparativi per il suo arrivo in Toscana, il 10 novembre, secondo giorno del Convegno ecclesiale. Come ormai stabilito da tempo, la visita di Francesco partirà da Prato la mattina e si concluderà a Firenze nel pomeriggio con la Messa allo stadio dopo l’incontro con i delegati delle diocesi italiane in Santa Maria del Fiore, l’incontrato con un gruppo di giovani disabili alla Santissima Annunziata e il pranzo alla mensa di San Francesco Poverino.

«Incontrando il Papa – conclude Betori – avremo prima di tutto la possibilità di manifestare l’affetto che le nostre Chiese in Toscana nutrono verso il Santo Padre e la convinta adesione alle linee pastorali che sta tracciando per la Chiesa universale di cui appunto lo stesso Convegno ecclesiale nazionale vuole essere una attualizzazione per il contesto italiano. Vorremmo anche mostrare al Santo Padre il volto di Chiese locali vive, con una grande storia, ma capaci ancora oggi di esprimere nella consapevolezza e nei gesti una fedeltà al Vangelo che ha contraddistinto e contraddistingue ancora oggi il senso profondo dell’appartenenza ecclesiale della nostra gente».

Tornando infine al Convegno ecclesiale nazionale c’è una cosa che forse nemmeno i fiorentini sanno, ovvero che la Fortezza che ospiterà i lavori, da tutti conosciuta come «da Basso» (in rapporto a quella in alto, il Forte Belvedere), è in realtà intitolata a San Giovanni Battista, il patrono della città. Nei padiglioni all’interno della struttura cinquecentesca (costruita tra il 1534 e 1535) vivranno i giorni dell’assise i delegati delle diocesi italiane, i quali dovranno anche sapere che il trasferimento degli ambienti militari dal demanio al Comune di Firenze fu voluto da Giorgio La Pira, che per questo fece pressione sull’allora Ministro della difesa, Giulio Andreotti, che ha sempre conservato un «poetico e originalissimo biglietto» del Sindaco santo: «Ministero della difesa: di che? Della bellezza teologale delle città cristiane: della creazione artigianale (di livello artistico) in Firenze e in tutte le città italiane. Ergo: Fortezza da Basso: Fortezza per difendere e diffondere la bellezza cristiana. Riflesso della bellezza di Dio e della nostra civiltà».

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