Vita Chiesa
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La funzione pastorale del Tribunale ecclesiastico regionale. A Firenze il «Dies Annualis»

Non si parla di matrimoni rotti, ma di persone ferite. Per il Tribunale ecclesiastico regionale è chiara la propria funzione pastorale nel venire incontro a tante realtà di sofferenza attraverso la giustizia della Chiesa. È un servizio al matrimonio, non il contrario. 

In Seminario a Firenze il «Dies Annualis»

Lo sottolinea il cardinale Giuseppe Betori, nel suo ruolo di Moderatore del Tribunale etrusco, aprendo stamani in Seminario a Firenze il cosiddetto «Dies Annualis», ovvero il consueto incontro annuale per fare il bilancio dell'attività svolta.

Agli operatori (giudici, avvocati, consulenti) Betori rivolge il saluto e il ringraziamento dei vescovi toscani: «Siete strumenti delle misericordia e della grazia di Dio che vuole far luce sull'amore dei coniugi. Avete un compito tutt'altro che marginale in questo momento».

Il Vicario giudiziale, monsignor Roberto Malpelo, della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, lamenta che anche all'interno della comunità ecclesiale a volte si fraintenda e non si apprezzi il lavoro e il ruolo del Tribunale ecclesiastico, che rimane quello di tutelare e proteggere il matrimonio nella sua più profonda verità. Importante anche il servizio di consulenza indicativa, tecnica, che aiuta i fedeli ad accostarsi ad una verifica del proprio matrimonio.

Nel 2014 il Tribunale ecclesiastico regionale etrusco ha concluso 177 cause di nullità di cui 153 con sentenza affermativa (tra cui una seguita da riconciliazione delle parti) e 13 con sentenza negativa. Le cause da concludere, tra le residue dell'anno precedente e quelle del 2014, sono 489.

«Occorre aiutare le persone a passare dalla certezza di se stessi alla verità di se stessi», spiega monsignor Alessandro Manenti, psicologo, direttore della rivista «Tridimensioni», chiamato a parlare di «Contributo antropologico-giuridico nel contesto del Convegno ecclesiale nazionale: in Gesù Cristo il nuovo umanesimo». «La vita buona non e tale perché io la sento buona, ma perché lo è realmente - aggiunge monsignor Manenti -. Molti ritengono la loro vita soggettivamente cristiana e per questo non si sentono in colpa, mentre oggettivamente è sperata dalla logica cristiana. L'oggettività è collassata. La soggettività é stata eretta al rango dell'oggettività. Educare è formare a una soggettività autenticata dalla oggettività. Si può quindi concludere che la funzione di pedagogo appartiene anche al diritto canonico e per questo può assolvere a una funzione educativa. Giudici e avvocati del Tribunale ecclesiastico possono integrare questa prospettiva di antropologia cristiana nella loro professione. Nuovi in Cristo non é un auspicio ma una precomprensione».

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