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Madre Teresa e la Toscana: «Qui ha vissuto momenti significativi»

Mario Bertini, pubblicista fiorentino impegnato nel sociale che ha conosciuto Madre Teresa nel Natale del 1978 a Calcutta e che per oltre 20 anni ha guidato in Toscana l’Associazione internazionale che raccoglie i collaboratori della Congregazione sparsi in tutto il mondo, ha pubblicato un libro sulla Santa. Lo abbiamo intervistato.

Madre Teresa (Foto Sir)

«Ogni volta che le attribuivano azioni miracolose, era solita ripetere che «la santità non è un privilegio per pochi,  ma un dovere per tutti».  In queste parole è racchiusa l’essenza del profilo spirituale ed umano di Madre Teresa  di Calcutta, che Papa Francesco eleverà all’onore degli altari il  4 settembre, il giorno prima del diciannovesimo anniversario della sua morte, a soli tredici anni dalla beatificazione. Questo riconoscimento della Chiesa cattolica, accelerato da Bergoglio, completa quella sorta di «canonizzazione laica» a lei riservata universalmente nel 1979, con il Premio Nobel per la Pace. La religiosa (nata a Skopje, oggi capitale della Macedonia,  il 26 agosto 1910),  indiana di cittadinanza, ha lasciato tanti segni per le sue opere di Carità in favore degli indigenti, dei lebbrosi, dei disperati. Li ha riassunti in un nuovo «ritratto» dalle tante sfaccettature Mario Bertini, pubblicista fiorentino impegnato nel sociale che ha conosciuto Madre Teresa nel Natale del 1978 proprio a  Calcutta e che per oltre 20 anni ha guidato in Toscana l’Associazione internazionale che raccoglie i collaboratori della Congregazione sparsi in tutto il mondo.  Ha unito la sua corposa testimonianza diretta a quella di Folco Terzani, nel volume «La Santa-Accanto a Madre Teresa»  edito da «La Scuola» (pp 166, euro 14) e introdotto dal cardinale Angelo Comastri. Da cui emergono senza forzature i tratti di un’intransigenza evangelica particolare, simboleggiata dallo stile di vita,  dal Crocifisso appeso al sari bianco come dai sandali deformati dai piedi artritici, consunti da migliaia di chilometri nelle strade della miseria, scoloriti dalla pioggia o dalla calura, risuolati più volte, degni della povertà di san Francesco d’Assisi. Si stagliano con il fardello della sua pesante eredità.

Mario Bertini, com’era Madre Teresa in pubblico e nel privato ?

«Era di una semplicità sconcertante, con la quale incarnava il Vangelo. Una donna piccola e minuta, con la forza  e il coraggio di un gigante: altrimenti con le sue Missionarie della Carità non avrebbe realizzato seicento Case sparse nei cinque continenti, trecento solo in India. Ho potuto toccare con mano con quanta determinazione le sue suore “per amore di Dio” hanno aperto comunità a Firenze, Roma,  Milano, Bologna, Piombino, Bari ed in Albania.  Quest’ultima grazie all’aiuto di don Carlo Zaccaro».

Aveva un legame particolare con la Toscana?

«Qui è venuta tante volte, per il suo tenace impegno in difesa della vita. Ci sono alcune date e momenti significativi,  che ho ricostruito nel libro alla luce dei miei ricordi e di quelli di tanti amici».

Era a Firenze il 13 maggio 1981, il giorno dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II da parte di Alì Agca

«Doveva partecipare ad una manifestazione organizzata dal  Movimento per la Vita al Teatro Tenda, in occasione della chiusura della campagna referendaria contro l’aborto. Per il tragico fatto di piazza San Pietro il programma della serata fu stravolto. La stessa Madre Teresa decise di trasformare una festa giovanile con migliaia di presenze in una Veglia di preghiera, nella vicina chiesa di Bellariva, che lei stessa volle guidare (insieme al Cardinale Benelli, che interruppe la Visita Pastorale). Mi ricordo che disse: “Offriamo questa Messa per Papa Wojtyla e per tutte le mamme che hanno paura del bambino non ancora nato”».

Un anno dopo era ancora a Firenze…

«Sì, tornò il 24 maggio 1982 invitata dall’arcivescovo Benelli  per inaugurare la “sua” casa di Castello, nei locali messi a sua disposizione dalla Madonnina del Grappa per assistere le ragazze-madri,  i rom degli accampamenti vicini ed altre persone segnate dai drammi.  Giunse con quattro suore su una vecchia macchina, con il portabagagli pieno di materassi ed altre cose di prima necessità. Era stato preparato un abbondante rinfresco, ma Madre Teresa chiese subito  di entrare in cappella per pregare.  Però la cappella non era stata prevista e stava quindi per scoppiare un "incidente". Mandò un sacerdote a prelevare in una vicina chiesa ostie consacrate, esclamando: “Non si può aprire  una Comunità senza la presenza di quel Gesù Eucarestia, vero Padrone di casa!”»

Le Missionarie della Carità si sono prodigate anche per i detenuti?

«Sì,  voglio ricordare la visita che la Santa fece nel supercarcere di Pianosa, il 17 maggio 1986.  Madre Teresa era a Firenze con Chiara Lubich per rendere omaggio alla città quell’anno “capitale della cultura europea”. Con un elicottero fu portata dal Sottosegretario alla Giustizia Luciano Bausi e da don Zaccaro nell’isola-penitenziario toscana. Un evento che fece storia. E che aprì la strada alla presenza di due religiose che poi per qualche anno si sono occupate dei reclusi e delle famiglie degli agenti di custodia».

Come è maturato il contributo letterario di Folco Terzani?

«In due capitoli Terzani ci offre le sue testimonianze toccanti ed inedite di volontario, in una Calcutta “immensa, travolgente, assordante, nella quale era come ritrovarsi nel vortice di una bufera”. La prima risale al 1997: rievoca il primo contatto personale con Madre Teresa. Nella seconda racconta l’esperienza vissuta nella notte di Natale 1996, quando nella città indiana allestì un Presepe Vivente nel cortile interno della Casa madre della Congregazione.  Nonostante fosse appena stata operata al cuore e contro i consigli dei  medici, la “matita di Dio” (così si autodefiniva) non volle sottrarsi all’emozione di assistere, seppur dalla terrazza, alla sacra rappresentazione che Folco, con altri volontari, realizzò per lei e per le Missionarie della Carità convenute per condividere la gioia del Natale».

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