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Marcia della pace: don Ciotti, «Si alzi forte il nostro grido contro l’indifferenza»

«I morti nel mar Mediterraneo che si aggiungono a quelli ai confini della ‘fortezza Europa’ – perché così si è trasformata – ci ricordano che il primo naufragio è stato quello delle coscienze». È quanto ha detto ieri sera don Luigi Ciotti, a Molfetta, durante la 48ª Marcia nazionale per la pace. 

La marcia della pace a Molfetta (Foto Sir)

«L’esplosione dei linguaggi, il razzismo che ritorna, il disprezzo hanno come obiettivo il consenso e il potere da parte di molti», ha proseguito il fondatore di Libera, per il quale «noi dobbiamo reagire rispetto a questo, dobbiamo provare vergogna dentro di noi». Don Ciotti ha definito «una sconfitta culturale la costruzione dei muri e la promozione di norme che legittimano discriminazione» ricordando le migliaia di chilometri di fili spinati e barriere che in questi anni sono sorti in tutti i continenti. «Ha ragione Papa Francesco – ha ammonito Ciotti – che parla di abbattere questi muri». Nel suo appassionato intervento don Ciotti ha parlato di spese militari, mafie, usura, caporalato, dipendenze. «Si alzi forte il nostro grido – ha proseguito – contro l’indifferenza, mettendoci in gioco come ci chiede Papa Francesco, che ci ricorda il grido dei poveri, il grido della terra». Rivolgendosi più volte ai giovani presenti nella cattedrale di Molfetta, don Ciotti ha parlato di libertà, di dignità delle persone, di speranza e ha ricordato mons. Tonino Bello – «oggi tutti lo citano, anche quelli che l’hanno calpestato e umiliato» – e il card. Carlo Maria Martini. E richiamando la frase di Tiziano Terzani – «non deve essere un crimine parlare di pace» – ha affermato che «c’è chi considera il pacifismo un’utopia ingenua. No! Il pacifismo è una fede molto concreta nella dignità della politica come strumento di giustizia sociale e, dunque, di pace».

«Torneremo sui nostri passi con nel cuore la speranza dei giorni migliori, dei giorni di pace. Con un rinnovato e coraggioso desiderio di mettere le mani in pasta per modellare questo mondo, per fargli prendere la forma della pace». Lo ha affermato ieri sera monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, durante la celebrazione eucaristica che ha concluso la 48ª Marcia nazionale per la pace. «Ci attende uno scenario – ha proseguito il presule richiamando ‘la terza guerra mondiale a pezzi’ evocata da Papa Francesco – che va dai territori occupati della Palestina alla striscia di Gaza, alla Siria».

«Vogliamo sperare e pregare che torni presto tra noi padre Paolo Dall’Oglio, di cui non sappiamo ancora assolutamente nulla», ha aggiunto mons. Ricchiuti, per il quale «lo vogliamo ricordare mentre guardiamo al panorama di guerra tra Russia e Turchia, e poi alla Libia e all’Africa, alle stragi quotidiane in Iraq, in Nigeria e in Afghanistan». «Dovremmo entrare in questi scenari, averne il coraggio – ha ammonito il presule – come don Tonino Bello e i 500 costruttori di pace entrarono a Sarajevo nel 1992. Per ritornare ad essere il popolo della pace». «Forse – ha proseguito – non ci sarà possibile ripetere quel gesto fisicamente. Ma torniamo a educarci e a educare alla pace. Non cediamo all’indifferenza e alla rassegnazione». Concludendo la sua omelia, il presule ha citato una frase scritta da mons. Bello alla comunità parrocchiale della Madonna della pace che ieri sera ha accolto la celebrazione: «Non potrebbe la vostra chiesa essere quasi una provocazione fatta pietra, e far sì che l’intera diocesi – ‘l’intera Chiesa’, ha aggiunto mons. Ricchiuti – metta il tema della pace come motivo architettonico supremo di tutto il suo impegno pastorale?».

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