Vita Chiesa
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Monsignor Galantino: alla Fuci, «mettersi in ascolto della storia»

Si è aperto oggi a Chiesti, con la prolusione del Segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, il Congresso nazionale della Fuci. Ecco una sintesi del suo intervento.

Percorsi: Fuci - Nunzio Galantino
Mons. Nunzio Galantino (Foto Sir)

«Chiunque voglia contribuire a rendere migliore il nostro mondo deve realizzare dentro e attorno a sé una condizione: mettersi in ascolto della storia nella quale siamo tutti inseriti. In particolare, in ascolto della storia di una Chiesa alla continua ricerca di fedeltà a Cristo e al Vangelo. Una fedeltà sempre difficile da raggiungere, soprattutto quando, come Chiesa, non abbiamo tutto il coraggio necessario per compiere l’indispensabile esercizio di ‘uscire’ dalla retorica, dai luoghi comuni e dal politicamente corretto per lasciare spazio alla libertà che ci restituisce al Vangelo di Gesù». È il messaggio che il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha rivolto oggi nella sua prolusione al Congresso nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), apertosi a Chieti.

Ma l’ascolto, ha aggiunto il presule, deve essere anche «della storia di una società che fa fatica a trovare e a indicare motivi sufficienti per uscire da visioni miopi e ripiegate su se stesse; una società che trova più facile innalzare muri che creare ponti percorribili. Una società che presenta anche e comunque segni straordinariamente positivi e germi di vita bisognosi di essere presi in carico e sviluppati». «Non vorrei che, dinanzi ai preoccupanti segnali negativi che purtroppo caratterizzano il nostro presente – mancanza di lavoro, poca o scarsa considerazione per tutto ciò che è cultura, disinteresse diffuso nei confronti della ricerca, populismi striscianti e purtroppo gratificanti – finissimo per rassegnarci all’ineluttabilità», ha osservato Galantino citando Bernanos (che «ricordando le vittime della Prima Guerra Mondiale, soprattutto quelle perite presso la trincea del bacino parigino del fiume Marne», «mette in bocca ai più giovani tra i morti un’amara constatazione: ‘Abbiamo chiesto ai nostri padri una ragione per vivere ed essi ci hanno mandato a morire nelle trincee’»).

«Ad ascoltare il presente ci si educa coltivando relazioni e ‘relazioni educative’, quelle che creano sinergie, non solo tra generazioni, ma anche tra persone con sensibilità diverse», ha detto ancora monsignor Nunzio Galantino, aprendo il 65° Congresso nazionale della Fuci. Intervenendo nella prima sessione dei lavori – che ha per tema «Nella Chiesa e nella società in ascolto del presente» – Galantino ha sottolineato che «l’ascolto del presente va inteso come partecipazione attiva a tutto ciò che in esso si muove; d’altra parte, l’ascolto del presente non può essere frutto di una generica disponibilità a farsi raggiungere da ciò che ci capita intorno». «Quando una relazione può definirsi ‘educativa’ e offrire un reale contributo in ordine all’ascolto responsabile del presente?», ha quindi chiesto il segretario generale della Cei. «Può farlo – ha risposto – quando al suo interno transita, da uno all’altro e con carattere di reciprocità, un progetto di vita da sottoporre costantemente a verifica. Non è ‘relazione educativa’ quella attraverso la quale transitano diktat ideologici più o meno affascinanti oppure una serie di imposizioni più o meno etiche e rassicuranti». Viceversa, «l’azione dell’educare deve configurarsi essenzialmente come un accompagnare l’altro e accompagnarsi all’altro, fornendogli strumenti critico-esistenziali utili per verificare se questo progetto di vita (fatto di gesti, di parole, di vicinanza, di relazione) ha un senso, se è in grado di rendere adulta la persona facendo sì che questa si senta responsabilmente e consapevolmente parte di un progetto più ampio». Galantino ha quindi stigmatizzato due «malattie mortali che impediscono il raggiungimento del carattere adulto alla persona, impedendole di ascoltare e abitare il presente in maniera creativa»: la «pura e acritica ripetizione di ciò che viene dato e il rifiuto pregiudiziale di ogni punto di riferimento che sia fuori o prima di me», e «una sottile forma di arroganza e di autoreferenzialità» che «si configura, sul piano antropologico, come una sorta di rifiuto della storicità».

«Una vera e coerente ricerca, oggi, deve sedersi alla scuola della storia e deve avere il coraggio di non escludere dal suo orizzonte tutto quanto riguarda la vita dell’uomo; non per giudicarlo, ma per mostrare la luce della rivelazione (per la teologia) e la luce della ragione, con la gratitudine di chi ha ricevuto la sapienza in dono e con l’umiltà di chi sempre la ricerca». Così monsignor Nunzio Galantino ai giovani universitari della Fuci. Il presule ha fatto appello a «un contesto di rigorosa e sana laicità» per realizzare questa ricerca, invitando «a distinguere la sacrosanta laicità degli spazi (di tutti gli spazi) da una improbabile laicità dei contenuti». «Non esistono – ha precisato – contenuti ‘laici’, quando per ‘laicità’ s’intende, come ritiene gran parte del laicismo nostrano, indifferenza ed equivalenza di posizioni o peggio ancora una laicità a intermittenza. Quando la laicità è intesa così, parlare di Stato, di scuola e di società ‘laici’ equivale a considerare lo Stato, la scuola e la società come i diversi banchi di un grande mercato sui quali ognuno espone la propria merce», con la convinzione però che «si tratti in fondo di merce priva di forza contrattuale, priva di progettualità forti, priva di una sua razionalità e quindi incapace di giustificare l’investimento di energie significative». «Stato, scuola e società sanamente ‘laici’», ha invece ribadito Galantino, proseguendo con la metafora del mercato, «sono i diversi spazi nei quali chi espone la propria merce lo fa con convinzione, puntando sulla forza, sulla sensatezza e sulla ragionevolezza di quello che espone».

Fonte: Sir
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