Vita Chiesa
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Nuovi cardinali: don Simoni, «un dono e un omaggio al popolo albanese e alle sofferenze patite»

«Sono sorpreso. Questa decisione del Papa mi ha colto davvero di sorpresa». Don Ernest Simoni, sacerdote dell’arcidiocesi di Shkodrë-Pult (Albania), accoglie con grande emozione l’annuncio di ieri di Papa Francesco di nominarlo cardinale.

Papa Francesco abbraccia Ernest Simoni durante la visita in Albania (Foto Sir)

Nel corso dell’Angelus, infatti, il Pontefice ha dato notizia che il 19 novembre, alla vigilia della chiusura della Porta Santa della misericordia, terrà un Concistoro per la nomina di 13 nuovi cardinali dei 5 continenti. A loro, ha detto, «unirò anche un arcivescovo e due vescovi emeriti che si sono distinti nel loro servizio pastorale e un presbitero che ha reso una chiara testimonianza cristiana. Essi rappresentano tanti vescovi e sacerdoti che in tutta la Chiesa edificano il Popolo di Dio, annunciando l’amore misericordioso di Dio nella cura quotidiana del gregge del Signore e nella confessione della fede».

«Non sapevo nulla – racconta al Sir don Simoni – della decisione del Papa. Ho visto il Santo Padre ad Assisi lo scorso 20 settembre in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la pace, ma non mi ha detto nulla. Abbiamo parlato di cose spirituali. A tavola mi ha invitato a sedermi accanto a lui. Questa nomina è un dono a tutto il popolo albanese, è un omaggio alle sofferenze patite dalla mia gente durante gli anni della persecuzione. Il Papa è stato guidato dallo Spirito, anche se io non sono degno. Io sono devoto della Vergine Maria, a lei devo questa nomina. Tutto per la gloria di Dio e della Vergine».

Don Ernest Simoni è nato il 18 ottobre 1928 a Troshani, un villaggio a pochi chilometri da Scutari, in una famiglia profondamente religiosa. All’età di 10 anni entrò nel collegio dei francescani a Troshani, iniziando il percorso di studi per la formazione al sacerdozio. Nel 1948, nel pieno delle persecuzioni messe in atto dal regime comunista di Enver Hoxha, anche il convento dei francescani venne saccheggiato e trasformato in luogo di tortura per i prigionieri. I frati vennero tutti fucilati, e i novizi espulsi. Aveva vent’anni e fu quindi inviato dal regime a insegnare in uno sperduto villaggio sulle montagne, e qui il suo lavoro di maestro divenne anche e soprattutto un’opera missionaria ed evangelizzatrice. Dopo due anni di durissimo servizio militare (1953-55), concluse clandestinamente gli studi in teologia e il 7 aprile 1956 fu ordinato sacerdote a Scutari.

In obbedienza al vescovo, si incardinò in diocesi, anche se nel cuore rimase profondamente francescano. Il 24 dicembre 1963, dopo la Messa di Natale, fu arrestato e portato nel carcere di Scutari, in cella d’isolamento. Condannato a morte, la pena fu commutata in 25 anni di lavori forzati. In prigione divenne padre spirituale dei carcerati e loro punto di riferimento. Il 22 maggio 1973 venne nuovamente condannato a morte come presunto istigatore di una rivolta, ma per la testimonianza a suo favore dei carcerieri la condanna non fu eseguita.

La sua permanenza in carcere e ai lavori forzati durò in tutto 18 anni, 12 dei quali in miniera. Dopo la liberazione nel 1981, fu comunque considerato «nemico del popolo» e obbligato a lavorare nelle fogne di Scutari. Esercitò il ministero del sacerdozio clandestinamente, fino alla caduta del regime nel 1990. Da allora ha continuato a servire come umile sacerdote, in tanti villaggi, prodigandosi a riconciliare molte persone in vendetta e a portare la sua testimonianza. Testimonianza che commosse profondamente anche Papa Francesco in visita a Tirana il 21 settembre 2014.

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