Vita Chiesa
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Pace in Siria, Prato: «Preghiere e digiuno non bastano, occorre essere costruttori di pace»

«Ci uniamo alla insistente richiesta di Papa Francesco a seguito della preoccupazione, per la minaccia di guerra che scaturisce dalla drammatica situazione in Siria. Chi può intercedere per noi meglio di Maria che ha portato nel mondo il Re della Pace?». Così l’arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino Antonio Buoncristiani chiamato a presiedere il solenne pontificale nel duomo di Prato in occasione della Natività di Maria.

La festa dell’8 settembre è particolarmente sentita dai pratesi che questa mattina hanno affollato la cattedrale per assistere alla celebrazione dell’Eucarestia. Insieme a mons. Buoncristiani anche il vescovo di Prato Franco Agostinelli e l’emerito Gastone Simoni, definito dal suo successore: «Pastore indimenticabile di questa diocesi, condotta per anni con fede e con l’esempio». «Questa era ed è la tua Chiesa fratello don Gastone», ha detto mons. Agostinelli.

Presenti alla messa le autorità cittadine, rappresentate dal vice sindaco Goffredo Borchi, dal presidente della Provincia Lamberto Gestri e dal prefetto Maria Laura Simonetti.

Nella sua omelia mons. Buoncristiani è tornato sulla questione della pace in Siria e nel Medio Oriente. «Non basta la preghiera e neppure il digiuno – ha detto l’arcivescovo di Siena – dobbiamo essere personalmente e comunitariamente costruttori di pace. La politica mondiale non è nelle nostre mani, eppure possiamo garantire la conversione dei cuori delle parti in conflitto. La nostra parte è anzitutto nella conversione di noi stessi. Nella disponibilità a essere testimoni coraggiosi della pace, anche contro ogni possibile evidenza contraria, perché all’origine di ogni odio e di ogni guerra c’è sempre l’egoismo individuale e comunitario che va combattuto personalmente, solo così la pace potrà allargarsi a macchia d’olio e instaurarsi definitivamente».

E poi rivolgendosi direttamente all’assemblea: «In questo momento ciascuno di noi si ponga l’interrogativo se è o no un uomo o una donna di pace. Perché non basta portare in giro i colori dell’arcobaleno, né sventolare bandiere. Quello che conta è se siamo persone capaci di perdonare gli altri. Perché il segreto della pace autentica è quello dell’amore cristiano che perdona. E questo è difficile perché significa morire a se stessi!». Poi un riferimento alla sua realtà di provenienza, «io non so qual è la vostra situazione, io vengo da Siena, in cui oggettivamente parlando non capisci mai come si possano riconciliare le realtà. Guardiamo anche dentro i nostri problemi, che partono dal governo nazionale fino a quelli cittadini. Ebbene, quante divisioni, quante contrapposizioni solo di principio, quanto sarebbe importante scoprire il significato vero del bene comune, non solo del bene di ciascuno di noi».

L’affidamento non può che essere a Maria, «nostro modello e nostra Madre, perché interceda per noi e non manchi l’aiuto di Dio a saperci convertire. Ricominciando da capo giorno dopo giorno, comprendendo che solo nell’adesione alla sua volontà, possiamo trovare la serenità e la pace che troppo spesso cerchiamo altrove inutilmente».

Poi, alla fine della celebrazione eucaristica, mons. Buoncristiani ha mostrato il Sacro Cingolo mariano ai presenti, in particolar modo ai malati, posti nelle prime file. Come da tradizione, sul sagrato della cattedrale, il Comune di Prato ha fatto dono alla Diocesi, dei ceri per la cappella dove è custodita la Cintola.

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