Vita Chiesa
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Padre Pio e la Toscana, un legame ancora molto profondo

I devoti del Santo di Pietrelcina si sono riuniti a Prato: oltre cinquecento persone dai Gruppi di preghiera di ogni provincia. La testimonianza di fra’ Luciano: «Malattia, silenzio  e sconfitta sono  i luoghi in cui  ci riconciliamo con Dio».

Parole chiave: Padre Pio (34)
Il raduno dei Gruppi di Padre Pio a Prato di domenica 26 aprile 2015

Per un giorno Prato è diventata la capitale regionale dei devoti del Santo di Pietrelcina: oltre cinquecento persone da decine di gruppi di ogni provincia hanno partecipato al Raduno toscano dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, tenutosi nel centro storico della città laniera venerdì 24 aprile. Un momento che ha testimoniato la forza della devozione nei confronti del frate cappuccino, con centinaia di persone che hanno partecipato ai vari eventi: la mattina, dalle 10,30, l’incontro dedicato soprattutto ai malati - accompagnati dai volontari dell’Unitalsi - in cattedrale. Protagonista fra’ Luciano Lotti, direttore di «Studi su Padre Pio» e figlio del medico curante del Santo.

Dopo il saluto del vicario generale della diocesi pratese, mons. Nedo Mannucci, il frate del convento di San Severo ha raccontato la sua esperienza, con particolare riferimento alle situazioni di difficoltà: «Proprio l’esempio del nostro amato Padre Pio - ha detto ai presenti fra’ Luciano - ci aiuta a convivere e superare i nostri momenti di sofferenza. È lui a portarci sulla strada in cui malattia, silenzio e sconfitta sono i luoghi in cui ci riconciliamo con Dio, diventiamo l’altare per avvicinarsi a Lui. San Pio educava a riempire gli spazi in cui siamo soli, purtroppo sempre più presenti nella vita di un malato, con la riflessione, la meditazione, l’ascolto». Consigli umili per chi deve fare i conti, ogni giorno, con handicap e impedimenti fisici.

«Dobbiamo scoprire un Dio - ha detto ancora fra’ Lotti - che non risolve i problemi, ma che si fa compagno di viaggio»: un itinerario difficile, che con il coraggio e l’esempio di Padre Pio appare meno difficoltoso. Esempio che è divenuto sostanza con la fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza, nel 1956 a San Giovanni Rotondo, «un posto costruito perché la gente aveva bisogno di amore» come l’ha definita fra’ Luciano Lotti: proprio questa realtà assistenziale e, insieme, religiosa, è stata al centro, dalle ore 16, della conferenza al Conservatorio di San Niccolò alla presenza di Domenico Crupi, vicepresidente e direttore generale della Fondazione «Casa Sollievo della Sofferenza».

Nove dipartimenti, 2564 posti di lavoro, quasi 60mila ricoveri e più di un milione di prestazioni ambulatoriali, con il 14% dei pazienti che vengono da altre regioni: sono alcuni dei numeri di una realtà in cui la cura si affianca ad altri tipi di attività, con la Fondazione che gestisce anche due aziende agricole e quattro residenze. «Una realtà - a detta dello stesso Crupi - in cui medicina ed etica vanno a braccetto, un luogo di cura e insieme di rispetto della morale. Una cosa che ci aiuta a non dimenticare che la vera caratteristica peculiare di questa struttura è il fatto che sia un ospedale religioso, ossia che guarda al malato nella sua totalità».

Il grande amore per il frate nato a Pietrelcina si è concretizzato soprattutto, in questa giornata, con la messa, alle ore 18, nella chiesa di San Domenico: più di mezzo migliaio i partecipanti da tutte le parti della Toscana, assieme a varie sezioni della Misericordia. A celebrare, assieme a dodici sacerdoti, fra’ Carlo Maria Laborde, segretario generale dei Gruppi di Preghiera, che ha testimoniato la diffusione sempre maggiore di questo tipo di realtà: «I Gruppi nel mondo superano i 3500 - ha spiegato fra’ Laborde - e in alcuni paesi sono in grande evoluzione, con la costituzione di nuovi gruppi ogni giorno. In Italia sono oltre trecento le realtà di devozione. Io sono segretario generale, visito di frequente molti paesi e posso testimoniare che c’è un grande amore per Padre Pio, sicuramente perché è una figura molto carismatica, che attira molto i fedeli anche per la sua vita improntata alla Santità, per i suoi esempi di virtù».

«Una giornata che ci ha portato grande soddisfazione - ha sottolineato al termine Manuela Nencini, responsabile dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio di Prato e organizzatrice dell’evento - c’è stato un lavoro a monte molto grande, ma che ci ha portato una risposta importante e concreta, sia dei malati che hanno partecipato alla mattinata che di tutti i fedeli che hanno partecipato alla messa nel pomeriggio».

I numeri: 106 gruppi diffusi su tutte le diocesi

Sono 106 i Gruppi di Preghiera di Padre Pio in Toscana e sono nati in tutte le province e le diocesi della nostra regione: una realtà in continua evoluzione, «lo testimonia il fatto che - spiega Manuela Nencini, che ha organizzato l’incontro regionale a Prato - molti hanno partecipato pur non appartenendo a nessun gruppo o che appartengono a realtà non ancora ratificate, perché nuovissime».

Oltre a Prato, Firenze e Pistoia Pontedera, Cecina, Grosseto, Montespertoli, Campi Bisenzio, Livorno, Arezzo sono i gruppi più numerosi, che sono riusciti a creare diverse realtà all’interno del loro territorio.

Ma, come accennato all’inizio, è impossibile dare dei numeri precisi: le varie realtà aumentano ogni giorno e ci sono tante persone che, pur non avendo gruppi organizzati nelle loro parrocchie,  professano la loro devozione in maniera autonoma, partecipando comunque ad eventi come quello di venerdì 24 aprile.

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