Vita Chiesa
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Papa Francesco: Angelus, i cristiani non siano «superbi, avidi e ipocriti»

Ieri all'Angelus il Papa ha commentato il brano del Vangelo evidenziando i difetti dei seguaci di Gesù. Poi si è detto felice dell'imminente incontro con Prato e Firenze.

Papa Francesco: Angelus, i cristiani non siano «superbi, avidi e ipocriti»

«Superbia, avidità e ipocrisia». Sono tre difetti che non devono caratterizzare i seguaci di Gesù. Lo ha detto, ieri mattina, Papa Francesco, all’Angelus, dopo aver dato il «buongiorno con questo bel sole!». Il Pontefice ha evidenziato che il brano del Vangelo di ieri si componeva di due parti: «una in cui si descrive come non devono essere i seguaci di Cristo; l’altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano». Innanzitutto, «cosa non dobbiamo fare». Nella prima parte «Gesù addebita agli scribi, maestri della legge, tre difetti che si manifestano nel loro stile di vita: superbia, avidità e ipocrisia. A loro – dice Gesù – piace ‘ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti’. Ma sotto apparenze così solenni si nascondono falsità e ingiustizia». Mentre «si pavoneggiano in pubblico», usano la loro autorità per «divorare le case delle vedove», che «erano considerate, insieme agli orfani e agli stranieri, le persone più indifese e meno protette». Infine, gli scribi «pregano a lungo per farsi vedere». Anche oggi, ha sottolineato il Santo Padre, «esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto».

In contrasto con l’atteggiamento degli scribi, il Vangelo propone la figura della povera vedova. Infatti, la scena della seconda parte del Vangelo di ieri «è ambientata nel tempio di Gerusalemme, precisamente nel luogo dove la gente gettava le monete come offerta – ha ricordato Papa Francesco -. Ci sono molti ricchi che versano tante monete, e c’è una povera donna, vedova, che mette appena due spiccioli, due monetine». Ma c’è Gesù che «osserva attentamente quella donna e richiama l’attenzione dei discepoli sul contrasto netto della scena. I ricchi hanno dato, con grande ostentazione, ciò che per loro era superfluo, mentre la vedova, con discrezione e umiltà, ha dato ‘tutto quanto aveva per vivere’; per questo – dice Gesù – lei ha dato più di tutti. A motivo della sua estrema povertà, avrebbe potuto offrire una sola moneta per il tempio e tenere l’altra per sé. Ma lei non vuole fare a metà con Dio: si priva di tutto. Nella sua povertà ha compreso che, avendo Dio, ha tutto; si sente amata totalmente da Lui e a sua volta Lo ama totalmente. Che bell’esempio quella vecchietta!».

Di qui l’invito: «Chiediamo al Signore di ammetterci alla scuola di questa povera vedova, che Gesù, tra lo sconcerto dei discepoli, fa salire in cattedra e presenta come maestra di Vangelo vivo». E, «per l’intercessione di Maria», «chiediamo il dono di un cuore povero, ma ricco di una generosità lieta e gratuita».

«Gesù, oggi, dice anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore. Pensate, in questa settimana, alla differenza che c’è fra quantità e pienezza». È stato l’invito che Papa Francesco ha rivolto all’Angelus. «Non è questione di portafoglio, ma di cuore – ha chiarito -. C’è differenza fra portafoglio e cuore… Ci sono malattie cardiache, che fanno abbassare il cuore al portafoglio… E questo non va bene! Amare Dio ‘con tutto il cuore’ significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio».

Il Pontefice ha raccontato, poi, un aneddoto, successo nella diocesi di Buenos Aires: «Erano a tavola una mamma con i tre figli; il papà era al lavoro; stavano mangiando cotolette alla milanese… In quel momento bussano alla porta e uno dei figli – piccoli, 5, 6 anni, 7 anni il più grande – viene e dice: ‘Mamma, c’è un mendicante che chiede da mangiare’. E la mamma, una buona cristiana, domando loro: ‘Cosa facciamo?’ – ‘Diamogli, mamma…’ – ‘Va bene’. Prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette. ‘Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo’ – ‘No! facciamo tre panini così!’. E i figli hanno imparato che la vera carità si dà, si fa non da quello che ci avanza, ma da quello ci è necessario».

Di fronte ai bisogni del prossimo, «siamo chiamati a privarci – come questi bambini, della metà delle cotolette – di qualcosa di indispensabile, non solo del superfluo; siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo».

La Giornata del ringraziamento. «Mi associo ai vescovi nell’auspicare che tutti agiscano come amministratori responsabili di un prezioso bene collettivo, la terra, i cui frutti hanno una destinazione universale. Sono vicino con gratitudine al mondo agricolo, e incoraggio a coltivare la terra in modo da custodirne la fertilità affinché produca cibo per tutti, oggi e per le generazioni future», ha detto dopo l’Angelus, Papa Francesco, ricordando che ieri in Italia si celebrava la Giornata del Ringraziamento, che quest’anno ha avuto per tema «Il suolo, bene comune». In tale contesto, ha aggiunto, «si svolge a Roma la Giornata diocesana per la custodia del creato, che quest’anno è arricchita dalla ‘Marcia per la terra’».

Felice di incontrare Prato e Firenze. «Un importante evento di comunione e di riflessione, al quale avrò la gioia di partecipare anch’io, nella giornata di martedì prossimo, dopo un breve passaggio da Prato». Così, ieri mattina, Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, ha ricordato che oggi, a Firenze, ha inizio il 5° Convegno ecclesiale nazionale, con la presenza dei Vescovi e dei delegati di tutte le diocesi italiane.

Salutando, poi, i pellegrini, in particolare ha ricordato gli studenti francesi della regione parigina, i fedeli del Giappone e della Polonia, come anche quelli di Scandicci, e i rappresentanti dell’Ordine dei Predicatori – Domenicani – che sabato ha aperto l’ottavo centenario di fondazione: «Che il Signore vi benedica tanto in questa ricorrenza. E grazie tante per tutto quello che fate nella e per la Chiesa!», ha affermato il Pontefice.

Fonte: Sir
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