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Papa Francesco, Angelus: superare «ogni tipo di emarginazione»

«L'episodio della guarigione del lebbroso si svolge in tre brevi passaggi: l'invocazione del malato, la risposta di Gesù, le conseguenze della guarigione prodigiosa». Lo ha ricordato, ieri mattina, all'Angelus Papa Francesco.

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Alla preghiera «umile e fiduciosa» del lebbroso, «Gesù reagisce con un atteggiamento profondo del suo animo: la compassione. E ‘compassione' è una parola molto profonda: compassione significa ‘patire-con-l'altro'. Il cuore di Cristo manifesta la compassione paterna di Dio per quell'uomo, avvicinandosi a lui e toccandolo. E questo particolare è molto importante». Infatti, «la misericordia di Dio supera ogni barriera e la mano di Gesù tocca il lebbroso. Egli non si pone a distanza di sicurezza e non agisce per delega, ma si espone direttamente al contagio del nostro male; e così proprio il nostro male diventa il luogo del contatto: Lui, Gesù, prende da noi la nostra umanità malata e noi prendiamo da Lui la sua umanità sana e risanante». Questo, ha osservato il Pontefice, «avviene ogni volta che riceviamo con fede un Sacramento: il Signore Gesù ci ‘tocca' e ci dona la sua grazia. In questo caso pensiamo specialmente al Sacramento della Riconciliazione, che ci guarisce dalla lebbra del peccato». Ancora una volta «il Vangelo ci mostra che cosa fa Dio di fronte al nostro male: Dio non viene a ‘tenere una lezione' sul dolore».

Dio «non viene neanche a eliminare dal mondo la sofferenza e la morte; viene piuttosto a prendere su di sé il peso della nostra condizione umana, a portarla fino in fondo, per liberarci in modo radicale e definitivo. Così Cristo combatte i mali e le sofferenze del mondo: facendosene carico e vincendoli con la forza della misericordia di Dio». Dunque, «se vogliamo essere veri discepoli di Gesù, siamo chiamati a diventare, uniti a Lui, strumenti del suo amore misericordioso, superando ogni tipo di emarginazione». Per essere «imitatori di Cristo» di fronte a un povero o a un malato, «non dobbiamo avere paura di guardarlo negli occhi e di avvicinarci con tenerezza e compassione, e di toccarlo e di abbracciarlo». «Ho chiesto spesso, alle persone che aiutano gli altri, di farlo guardandoli negli occhi, di non avere paura di toccarli; che il gesto di aiuto sia anche un gesto di comunicazione: anche noi abbiamo bisogno di essere da loro accolti - ha aggiunto il Papa -. Un gesto di tenerezza, un gesto di compassione… Ma io vi domando: voi, quando aiutate gli altri, li guardate negli occhi? Li accogliete senza paura di toccarli? Li accogliete con tenerezza? Pensate a questo: come aiutate? A distanza o con tenerezza, con vicinanza?». Infatti, «se il male è contagioso, lo è anche il bene». Pertanto, «lasciamoci contagiare dal bene e contagiamo il bene!».

Dopo l'Angelus il Papa ha rivolto «Un augurio di serenità e di pace a tutti gli uomini e le donne che nell'Estremo Oriente e in varie parti del mondo si preparano a celebrare il capodanno lunare». «Tali festività offrono loro la felice occasione di riscoprire e di vivere in modo intenso la fraternità, che è vincolo prezioso della vita familiare e basamento della vita sociale - ha aggiunto il Pontefice -. Questo ritorno annuale alle radici della persona e della famiglia possa aiutare quei popoli a costruire una società in cui si tessono relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità». Il Santo Padre ha rivolto, in particolare, un saluto a quanti sono giunti a Roma in occasione del Concistoro, per accompagnare i nuovi cardinali e ha ringraziato «i Paesi che hanno voluto essere presenti a questo evento con Delegazioni ufficiali». Infine, ha chiesto di salutare con un applauso i nuovi cardinali.

Fonte: Sir
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