Vita Chiesa
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Papa Francesco: «Evangelii gaudium», no a cristiani con «la faccia da funerale»

«Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice e opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata». È l'inizio dell'Evangelii Gaudium, l'esortazione apostolica sull'annuncio del Vangelo nel mondo attuale, in cui il Papa ricorda che «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» e rappresenta il migliore antidoto a «peccato, tristezza, vuoto interiore, isolamento». Ampia sintesi e testo integrale.

Parole chiave: Evangelii gaudium (2)
Francesco bacia le reliquie di San Pietro a conclusione dell'anno della fede (Foto Sir)

Al centro del nuovo documento, l'idea di un Dio che «non si stanca mai di perdonare», mentre «siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia». Dio «torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l'altra», «ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia». E il cristiano deve entrare «in questo fiume di gioia». No, dunque a «cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua»: «un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente la faccia da funerale»; scrive il Papa auspicando che il nostro tempo possa «ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradi fervore».

Il compito del vescovo di Roma. «Non credo che ci si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo»,  scrive il Papa, soffermandosi sulla necessità di «procedere in una salutare decentralizzazione». «Non è opportuno - spiega - che il Papa sostituisca gli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori». Papa Francesco assicura anche di voler «pensare a una conversione del papato». «A me spetta, come vescovo di Roma - puntualizza - rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell'evangelizzazione». Giovanni Paolo II, ricorda il Papa, chiese di essere aiutato a «trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova». «Siamo avanzati poco in questo senso», denuncia il Papa, perché «ancora non si è esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale».

Evangelizzatori audaci e creativi. La «pastorale in chiave missionaria», scrive il Papa, «esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del ‘si è fatto sempre così'». Di qui l'invito a «essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità». Per descrivere l'essenza dell'attività evangelizzatrice della Chiesa Papa Francesco usa un verbo in spagnolo: «primerear», cioè «prendere l'iniziativa». «La Chiesa in uscita - spiega - è la comunità di discepoli missionari che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e che festeggiano». La Chiesa «sa fare il primo passo, sa prendere l'iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, accorcia le distanze». Oggi servono, per il Papa, evangelizzatori che abbiano «l'odore delle pecore», che sappiano «accompagnare l'umanità in tutti i suoi processi». «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa - rivela il Papa - perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione». In questo consiste la «riforma delle strutture»: «fare in modo che diventino tutte più missionarie».

Parrocchie vicine alla gente. «Discernimento, purificazione e riforma». È quanto chiede Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, ad ogni Chiesa particolare, per realizzare il «sogno missionario di arrivare a tutti», tramite parrocchie «ancora più vicine alla gente». Quella auspicata dal Papa è una Chiesa dal «cuore missionario» e dalle «porte aperte», che sappia «uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane». «Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori», ammonisce il Papa, «ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa». «Arrivare a tutti, senza eccezioni», la consegna del Papa: «non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli». «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in ci sentiamo tranquilli».

No alla cultura dello scarto. «No a un'economia dell'esclusione e dell'iniquità», perché «questa economia uccide». È il forte monito del Papa, che nell'Evangelii Gaudium torna a stigmatizzare la «cultura dello scarto»- «Non è possibile - il grido d'allarme di Papa Francesco - che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c'è gente che soffre la fame. Questo è iniquità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole». Così, «grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita». «Il denaro deve servire e non governare», incalza il Papa, secondo il quale «l'adorazione dell'antico vitello d'oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano». «Una riforma finanziaria che non ignori l'etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici», scrive il Papa, che tra i mali del nostro tempo, il Papa cita la «una corruzione ramificata e un'evasione fiscale egoista».

La crisi della famiglia. La famiglia «attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali». È l'analisi del Papa, che nell'Evangelii Gaudium fa notare che «la fragilità dei legami diventa particolarmente grave» nella famiglia, «cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli». «Il matrimonio - è la denuncia del Papa - tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell'emotività e delle necessità contingenti della coppia». «Allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», la richiesta del Papa, secondo il quale «il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale»: di qui la necessità di «garantire la presenza delle donne anche in ambito lavorativo» e «nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali». «Doppiamente povere», per il Papa, «sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti».

No alla mondanità spirituale. «La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale». Il Papa torna a stigmatizzare questo atteggiamento, che «assume molte forme» e «non sempre si accompagna con peccati pubblici, e all'esterno tutto appare corretto». «Ma se invadesse la Chiesa - ammonisce il Papa citando Henri De Lubac - sarebbe più disastrosa di qualunque altra mondanità semplicemente morale». «Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!», esclama Papa Francesco, ricordando che la mondanità spirituale nasce dalla pretesa di «dominare lo spazio della Chiesa», e trasforma la vita della Chiesa «in un pezzo da museo o in un possesso di pochi». «Il fascino di poter mostrare conquiste sociali e politiche», la «vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche», l'attrazione per le «dinamiche di autostima e di realizzazione autoreferenziale»: queste altre radici possibili della mondanità spirituale, che si esplica anche in un «funzionalismo manageriale, dove il principale beneficiario non è il popolo di Dio ma piuttosto la Chiesa come organizzazione». Insomma, «una tremenda corruzione con apparenza di bene», una «mondanità asfissiante» che «porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica».

Non è progressista eliminare una vita umana. La posizione della Chiesa sull'aborto, così come quella in generale sulla vita, «non è un argomento soggetto a presunte riforme o a modernizzazioni». È categorico, il Papa: «Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione». «Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana», scrive Papa Francesco. «Però è anche vero - aggiunge - che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l'aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà». «Chi può non capire tali situazioni così dolorose?», si chiede il Papa, ricordando che tra i «deboli» di cui la Chiesa vuole prendersi cura «ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo». Posizione, quella della Chiesa, non «oscurantista», ideologica o conservatrice, perché la difesa della vita nascente «è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano», che è sempre «sacro e involabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo».

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Papa Francesco: «Evangelii gaudium», no a cristiani con «la faccia da funerale»
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