Vita Chiesa
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Papa Francesco, Messa Palme: a tanti non interessa il destino dei profughi

«Penso a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati, a coloro dei quali molti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino». Il Papa ha iniziato la Settimana Santa rivolgendo ancora una volta il suo pensiero ai migranti, associati alla Passione di Cristo. Nella Messa della Domenica delle Palme celebrata ieri in piazza San Pietro, Francesco ha commentato il Vangelo della Passione di Gesù partendo dall’inizio, da quando «viene venduto per trenta denari e tradito con un bacio da un discepolo che aveva scelto e chiamato amico».

Papa Francesco nella celebrazione della Domenica delle Palme (Foto Sir)

«Quasi tutti gli altri fuggono e lo abbandonano; Pietro lo rinnega tre volte nel cortile del tempio», ha ricordato il Papa: «Umiliato nell’animo con scherni, insulti e sputi, patisce nel corpo violenze atroci: le percosse, i flagelli e la corona di spine rendono il suo aspetto irriconoscibile. Subisce anche l’infamia e la condanna iniqua delle autorità, religiose e politiche: è fatto peccato e riconosciuto ingiusto». Pilato, poi, «lo invia da Erode e questi lo rimanda dal governatore romano: mentre gli viene negata ogni giustizia, Gesù prova sulla sua pelle anche l’indifferenza, perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino». Proprio come oggi noi facciamo con gli emarginati, i profughi, i rifugiati, il riferimento di Francesco all’attualità. «La folla, che poco prima lo aveva acclamato, trasforma le lodi in un grido di accusa, preferendo persino che al suo posto venga liberato un omicida», ha detto il Papa seguendo il racconto evangelico: «Giunge così alla morte di croce, quella più dolorosa e infamante, riservata ai traditori, agli schiavi, ai peggiori criminali».

Ma «la solitudine, la diffamazione e il dolore non sono ancora il culmine della sua spogliazione»: «Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell’abbandono, però, prega e si affida: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Appeso al patibolo, oltre alla derisione, affronta l’ultima tentazione: la provocazione a scendere dalla croce, a vincere il male con la forza e a mostrare il volto di un dio potente e invincibile. Gesù invece, proprio qui, all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione». «Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio», ha concluso Francesco.

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