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Papa Francesco: «Paolo VI sarà santo quest’anno»

«Paolo VI sarà santo quest’anno». Lo ha detto Papa Francesco, durante l’incontro con i sacerdoti e i preti romani, che si è svolto il 15 febbraio nella basilica di San Giovanni in Laterano, annunciando la canonizzazione di Giovanni Battista Montini.

Paolo VI (Foto Sir)

l testo è stato diffuso oggi nel bollettino della Sala stampa vaticana. «Ci sono due vescovi di Roma recenti già Santi (Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, ndr) – ha aggiunto il Papa -. Paolo VI sarà santo quest’anno. Uno con la causa di beatificazione in corso, Giovanni Paolo I, la sua causa è aperta. E Benedetto e io, in lista di attesa», ha ironizzato.

Bisogna «cercare il proprio stile sacerdotale, la propria personalità sacerdotale, che non è un cliché. Tutti noi sappiamo come dev’essere un sacerdote, le virtù che deve avere, la strada che deve avere. Ma lo stile è la carta d’identità tua, con la tua impronta personale, con le motivazioni che ti spingono a vivere in pace e fervore». Così Papa Francesco ha risposto alla prima domanda posta dai sacerdoti e dai parroci della diocesi di Roma durante l’incontro che si è svolto giovedì 15 febbraio, nella basilica di San Giovanni in Laterano. «Da una parte, tante circostanze in questo mondo; dall’altra, il tuo stile». «Ognuno di noi – ha aggiunto il Papa – ha il proprio stile sacerdotale. Sì, il sacerdozio è un modo di vivere, è una vocazione, un’imitazione di Gesù Cristo in un certo modo; ma il tuo sacerdozio è unico, nel senso che non è uguale all’altro. Io direi, di fronte a queste domande: cerca il tuo stile. Non guardare tanto le circostanze che chiudono le uscite. Cerca il tuo stile: il tuo stile di prete e personale». Quindi, Francesco ha invitato tutta a «individuare i limiti», «quelli generali» e «anche i tuoi, personali», e a «discernere tra i limiti». Il passo successivo è quello di «discernere anche i propri peccati», perché «il tuo peccato nasce da una radice, da un peccato capitale, da un atteggiamento, e questo è un limite, che si deve discernere». «È un’altra strada, diversa dal chiedere il perdono per il peccato». Per riuscirci bisogna «dialogare con quella tendenza che ti ha portato a un peccato». E «il dialogo, con questi limiti, sempre si deve fare davanti a un testimone, a qualcuno che mi aiuti a discernere». Un testimone, quindi un padre spirituale, che sia «un uomo saggio».

«Ci sono delle tentazioni brutte in questo tempo. Tentazioni che prima uno mai avrebbe pensato di avere. Non c’è da vergognarsi, sono tentazioni: il problema è del tentatore, non è nostro». Così Papa Francesco ha risposto alla seconda domanda sulla «crisi di mezz’età» per i sacerdoti posta dai parroci della diocesi di Roma durante l’incontro che si è svolto giovedì 15 febbraio, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il testo è stato diffuso oggi dalla Sala stampa vaticana. «Non c’è da vergognarsi. Ma bisogna smascherarle subito – ha aggiunto il Papa, parlando delle tentazioni di mezz’età -. Ed è anche il tempo delle ragazzate: quando il prete incomincia a fare delle ragazzate. Sono il germoglio della doppia vita. Bisogna prenderle subito e anche con senso dell’umorismo: ‘Guarda, io che avevo creduto di avere dato la mia vita totalmente al Signore, ma guarda, che brutta figura faccio!’». Francesco considera queste tentazioni opera de «le démon de midi», il «demone di mezzogiorno». «Noi in Argentina lo chiamiamo ‘el cuarentazo’. A quaranta, tra quaranta e cinquanta anni, ti viene questo. Alcuni ho sentito che lo chiamano ‘adesso o mai più’». Quando si manifesta questo demone, quando si perde l’entusiasmo di seguire il Signore, il rischio, secondo Francesco, è che rimanga «l’apparenza». Quindi, il suggerimento è di «cercare aiuto subito». «Con il Signore dire la verità, che sei un po’ deluso perché quell’entusiasmo se n’è andato. Ma c’è la preghiera di donazione. È un momento aspro, ma è un momento liberatorio: quello che è passato, è passato; adesso c’è un’altra età, un altro momento della mia vita sacerdotale. E con la mia guida spirituale devo andare avanti». Quindi, in questa fase, Francesco spiega che «il tempo che rimane, di vita, è per una migliore donazione di sé stessi. È il tempo dei figli, di vedere crescere i figli. Il tempo di aiutare la parrocchia, la Chiesa, a crescere, è tempo di crescita, dei figli. È tempo che io incominci a diminuire. Il tempo della fecondità, la vera fecondità, non la fecondità finta. È tempo della potatura: loro crescono, io aiuto e io rimango indietro».

«Tanti di noi siamo in questa età. Diciamo la verità: è l’ultima tappa della vita. E in questa età si può non trovare il linguaggio proprio del mondo di oggi. Io non so usare i social network, neppure il telefonino, non ne ho. Quando devo inviare un’e-mail la scrivo a mano e il segretario la passa». Lo ha detto Papa Francesco rispondendo alla terza domanda posta dai sacerdoti e dai parroci della diocesi di Roma con 40 e più anni di ministero durante l’incontro che si è svolto giovedì 15 febbraio, nella basilica di San Giovanni in Laterano. «Si può non avere l’abilità di usare le nuove tecniche; si può non trovare la metodologia pastorale che oggi ci vuole. Questa invece è l’età del sorriso». Secondo Papa Francesco, bisogna «offrire uno sguardo amabile. E questo si può fare. Che bello, quando i confessori ricevono il penitente con questo sguardo, amabile. E subito il cuore del penitente si apre, perché non vede una minaccia. È lo sguardo che accoglie la persona, lo sguardo amabile. Questo riguardo al confessore. Ma tanto bene si può fare con il sacramento della Riconciliazione a questa età. Si può avere vicinanza, la compassione di un padre». Dal momento che «i padri anziani, che conoscono la vita, sono vicini alle miserie umane, vicini ai dolori». «Non parlano troppo, ma forse, con lo sguardo, con una carezza, con il sorriso, con una parola, fanno tanto bene». Papa Francesco sottolinea che si può anche «ascoltare tanto, tanta gente che ha bisogno di parlare della propria vita». È «il tempo di fare il ministero dell’ascolto, la pastorale dell’orecchio. E oggi la gente ha bisogno di essere ascoltata». Infine, a quest’età, si può anche «dare testimonianza di generosità e di gioia». «La testimonianza che vediamo nei vecchi: la testimonianza di ‘buon vino’, generoso, e gioioso. E può regalare un buon umore, senso dell’umorismo. Un buon regalo, di uno che sa relativizzare le cose in Dio. Ma con quella saggezza di Dio». Infine, il Papa ricorda che «i giovani hanno bisogno di radici, oggi che questo mondo tanto virtuale, di una cultura virtuale senza sostanza, strappa loro le radici o non li fa crescere, gliele fa perdere». «E questa è un’urgenza del tempo, a cui i sacerdoti anziani possono rispondere: aiutare i giovani a trovare le radici, a ritrovare le radici».

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