Vita Chiesa
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Papa Francesco, Regina cæli: «Dolore» per nuova strage migranti

«Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo e la mia preghiera». Lo ha affermato ieri Papa Francesco, dopo la recita del Regina Cæli, facendo riferimento alle notizie relative a una nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo, con un barcone carico di migranti che si è capovolto a circa 60 miglia dalla costa libica con diverse centinaia di vittime.

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Papa Francesco, Regina cæli: «Dolore» per nuova strage migranti

«Rivolgo un accorato appello - ha proseguito il Pontefice - affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore. Cercavano la felicità...». Il Santo Padre ha, quindi, invitato «a pregare in silenzio, prima, e poi tutti insieme per questi fratelli e sorelle», con un’Ave Maria.

Prima della recita della preghiera mariana il Papa ha commentato il Vangelo del giorno. «Gli Apostoli, che videro con i propri occhi il Cristo risorto, - ha detto Francesco - non potevano tacere la loro straordinaria esperienza. Egli si era mostrato ad essi affinché la verità della sua risurrezione giungesse a tutti mediante la loro testimonianza». E, ha sottolineato come la Chiesa abbia «il compito di prolungare nel tempo questa missione; ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e con la vita, che Gesù è risorto, che Gesù è vivo e presente in mezzo a noi. Tutti noi siamo chiamati a dare testimonianza che Gesù è vivo».

Il Pontefice ha invitato a chiedersi chi è il testimone: «Il testimone - ha spiegato - è uno che ha visto, che ricorda e racconta. Vedere, ricordare e raccontare sono i tre verbi che ne descrivono l’identità e la missione. Il testimone è uno che ha visto, con occhio oggettivo, ha visto una realtà, ma non con occhio indifferente; ha visto e si è lasciato coinvolgere dall’evento». Per questo «ricorda, non solo perché sa ricostruire in modo preciso i fatti accaduti, ma anche perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo». Allora «il testimone racconta, non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita. Il testimone è uno che ha cambiato vita».

«Il contenuto della testimonianza cristiana non è una teoria, non è un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti oppure un moralismo, ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti», ha evidenziato il Papa. Egli «può essere testimoniato da quanti hanno fatto esperienza personale di Lui, nella preghiera e nella Chiesa, attraverso un cammino che ha il suo fondamento nel Battesimo, il suo nutrimento nell’Eucaristia, il suo sigillo nella Confermazione, la sua continua conversione nella Penitenza». Grazie a questo cammino, «sempre guidato dalla Parola di Dio», «ogni cristiano può diventare testimone di Gesù risorto. E la sua testimonianza è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere evangelico, gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso». Se invece «il cristiano si lascia prendere dalle comodità, dalla vanità, dall’egoismo, se diventa sordo e cieco alla domanda di ‘risurrezione’ di tanti fratelli, come potrà comunicare Gesù vivo, come potrà comunicare la potenza liberatrice di Gesù vivo e la sua tenerezza infinita?». Francesco ha quindi pregato Maria affinché, con la sua intercessione, «possiamo diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni pasquali della gioia e della pace».

«Anch’io, a Dio piacendo, mi recherò a venerarla il prossimo 21 giugno. Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti». Così Papa Francesco, ieri mattina, dopo la recita del Regina Cæli, ha ricordato che iniziava ieri a Torino la solenne ostensione della Sindone. Al momento dei saluti, ne ha rivolto uno speciale al gruppo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione della Giornata nazionale di sostegno a «questo grande Ateneo«: «È importante che esso possa continuare a formare i giovani ad una cultura che coniughi fede e scienza, etica e professionalità», ha sottolineato. Tra gli altri, ha poi salutato i pellegrini della diocesi de Santo André, in Brasile; quelli di Berlino, Monaco e Colonia; gli studenti di Grafton (Australia) e di Sant Feliu de Llobregat (Spagna); i polacchi della diocesi di Rzeszów. «Sono vicino - ha detto - ai partecipanti alla ‘Marcia per la santità della vita’ che si svolge a Varsavia, incoraggiando a difendere e promuovere sempre la vita umana». 

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