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Papa Francesco a «La Croix»: uno Stato deve essere laico, ma la Francia esagera

L'edizione odierna del quotidiano cattolico francese «La Croix» pubblica una lunga intervista a Papa Francesco da parte di Sébastien Maillard e Guillaume Goubert, rispettivamente corrispondente da Roma e direttore del quotidiano. Tra i temi trattati, quelli del terrorismo, dell'integrazione con l'Islam e della laicità

La foto pubblicata dal sito di La Croix a corredo dell'intervista

E’ «giusto e responsabile» dire che non si possono aprire le porte in maniera «irresponsabile» ma «la domanda di fondo da farsi è perché ci sono così tanti migranti ora». Risponde così Papa Francesco alla domanda sull’accoglienza dei migranti in Europa al direttore del quotidiano «La Croix», Guillaume Goubert, e al corrispondente da Roma, Sébastien Maillard. «Il problema iniziale – spiega il Papa – sono le guerre in Medio Oriente e in Africa e il sottosviluppo del continente africano, che provoca la fame. Se ci sono guerre è perché ci sono fabbricanti di armi – che possono essere giustificati per la difesa – e soprattutto trafficanti di armi. Se c’è così tanta disoccupazione, è per mancanza di investimenti capaci di portare il lavoro di cui l’Africa ha così tanto bisogno».

Il Papa mette in discussione il sistema economico mondiale ricordando che più dell’80 per cento delle ricchezze dell’umanità sono nelle mani di circa il 16 per cento della popolazione. E commenta: «Un mercato completamente libero non funziona». Ritornando alla questione dei migranti, Francesco aggiunge: «La peggior forma di accoglienza è la ghettizzazione. Al contrario, occorre integrarli. A Bruxelles, i terroristi erano belgi, figli di immigrati, ma cresciuti in un ghetto» mentre «a Londra il nuovo sindaco ha prestato giuramento in una cattedrale e sicuramente incontrerà la regina. Questo mostra la necessità che l’Europa riscopra la sua capacità di integrare». «Questa integrazione – sottolinea – è tanto più necessaria in quanto oggi, a seguito di una ricerca egoistica del benessere, l’Europa sta vivendo il grave problema di un tasso di natalità in declino».

Le radici cristiane dell’Europa sono fondate sul «servizio» e il «dono della vita», altrimenti l’Europa rischia di cadere nel «trionfalismo» e nel «colonialismo», afferma ancora il Papa. «Dobbiamo parlare di radici al plurale – prosegue – perché ce ne sono tante. In questo senso, quando sento menzionare le radici cristiane dell’Europa, a volte temo il tono, che può essere trionfalista o vendicativo. Questo diventa poi colonialismo. Giovanni Paolo II ne ha parlato con un tono tranquillo. L’Europa, sì, ha radici cristiane. Il cristianesimo ha il dovere di irrigarle, ma in uno spirito di servizio come nella lavanda dei piedi. Il dovere del cristianesimo per l’Europa è il servizio. Erich Przywara, grande maestro di Romano Guardini e Hans Urs von Balthasar, ce lo insegna: il contributo del cristianesimo ad una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi, vale a dire il servizio e il dono vita. Non deve essere un contributo colonialista».

«La coesistenza tra cristiani e musulmani è ancora possibile. Io provengo da un Paese dove coabitano con grande fraternità», ha poi ribadito Papa Francesco. «Non credo – ha aggiunto – che oggi si debba avere paura dell’Islam in quanto tale ma di Daesh e della sua guerra di conquista, tratta in parte dall’Islam. L’idea di conquista è inerente all’anima dell’Islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del Vangelo di Matteo dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni. Davanti all’attuale terrorismo islamico, converrebbe interrogarsi sulla maniera in cui è stato esportato un modello di democrazia troppo occidentale nei Paesi in cui c’era un potere forte come in Iraq. O in Libia dove esiste una struttura tribale. Non possiamo andare avanti senza tenere conto di questa cultura».

«Uno Stato deve essere laico. Gli stati confessionali finiscono male». «Ma ciascuno deve avere la libertà di esteriorizzare la propria fede. Se una donna musulmana vuole indossare il velo, deve poterlo fare. Allo stesso modo, se un cattolico vuole indossare una croce». Rispondendo alla domanda sulla «buona laicità», ha poi aggiunto: «Si deve poter professare la propria fede non ai margini ma nel cuore della cultura. Una piccola critica che io vorrei rivolgere alla Francia a questo riguardo è il fatto che esagera con la laicità. Questo le proviene da un modo di considerare le religioni come sotto-culture, piuttosto che culture a pieno titolo. Temo che questo approccio, che si comprende dalla eredità dei Lumi, continui ad esistere. La Francia dovrebbe fare un passo avanti su questo tema per accettare il fatto che l’apertura alla trascendenza è un diritto per tutti». I due giornalisti manifestano al Papa la preoccupazione dei cattolici francesi riguardo a eutanasia e matrimoni tra persone dello stesso sesso: «Spetta al Parlamento discutere, argomentare, spiegare, dare le ragioni – precisa Francesco -. Così cresce una società. Una volta approvata una legge, lo Stato deve anche rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto, perché è un diritto umano». «Lo Stato deve anche rispettare le critiche. E’ questa una vera laicità».

Fonte: Sir
Papa Francesco a «La Croix»: uno Stato deve essere laico, ma la Francia esagera
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