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Papa Francesco a Uniapac: «corruzione è peggiore piaga sociale»

Ha parlato di corruzione come «la peggiore piaga sociale» oggi il Papa ricevendo i partecipanti alla Conferenza internazionale delle Associazioni di imprenditori cattolici (Uniapac), che si tiene oggi e domani in Vaticano.

Papa Francesco, udienza a Uniapac (Foto Sir)

«La corruzione è la peggiore piaga sociale». Ne è convinto Papa Francesco. Questa mattina, nell’udienza ai partecipanti alla Conferenza internazionale delle Associazioni di imprenditori cattolici (Uniapac), promossa oggi e domani in Vaticano dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e dalla stessaUniapac, il Pontefice ha affermato che tra i rischi che gli imprenditori si devono assumere c’è quello dell’onestà perché la corruzione è, tra l’altro, «la distruzione del tessuto sociale con il pretesto del compimento della legge», la «legge della giungla mascherata da apparente razionalità sociale». La corruzione «è una frode alla democrazia, e apre la porta ad altri mali terribili come la droga, la prostituzione e la tratta, la schiavitù, traffico di organi, traffico di armi». Tuttavia essa «non è un vizio esclusivo della politica». Eppure, conclude il Papa, «una delle condizioni necessarie per il progresso sociale è l’assenza di corruzione».

La fraternità è il terzo «rischio» cui sono esposti, secondo Papa Francesco, gli imprenditori. Il Pontefice ha ricordato che «le relazioni di giustizia tra dirigenti e lavoratori debbono essere rispettate ed  esigite da tutte le parti; però, al tempo stesso, tutti meritano «un approccio fraterno da parte di superiori, colleghi e subordinati». Accanto al tema della fraternità, Francesco ha richiamato l’attenzione su quello delle migrazioni e dei rifugiati «che opprime i nostri cuori». Oggi, ha osservato, «le migrazioni e i movimenti di moltitudini di persone in cerca di protezione si sono trasformati in un drammatico problema umano. La Santa Sede e le Chiese locali stanno facendo sforzi straordinari per affrontare in modo efficace le cause di questa situazione, cercando la pacificazione delle regioni e dei paesi in guerra e promuovendo lo spirito di accoglienza». Di qui la richiesta di aiuto ai presenti: da un lato cercando di «convincere i governi a rinunciare a qualsiasi tipo di attività bellica»; dall’altro collaborando a creare possibilità di «lavoro degno, stabili e abbondanti, sia nei luoghi di origine sia in quelli di arrivo»; in questi ultimi «sia per la popolazione locale sia per gli immigrati». «La maggior parte di noi qui – la constatazione di Francesco – appartiene a famiglie di emigranti» che partiti spesso da condizioni di estrema povertà in America sono riusciti a diventare imprenditori «perché hanno trovato società accoglienti». Il personaggio evangelico Zaccheo e l’uomo d’affari argentino Enrique Shaw, uno dei fondatori di Uniapac e Acde di cui Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, promosse la causa di beatificazione, sono i due esempi con cui il Papa ha concluso il proprio intervento invitando le imprese a promuovere «sempre ed efficacemente il bene comune».

Le aziende dovrebbero esistere «per servire». È urgente «recuperare il senso sociale dell’attività finanziaria e delle banche», ha detto ancora Papa Francesco agli imprenditori cattolici. Dopo avere sottolineato la provvidenziale coincidenza tra l’incontro e la conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, il Papa si è soffermato su alcuni rischi legati all’attività imprenditoriale. Anzitutto quello dell’uso del denaro. «Il denaro – ha avvertito – deve servire, non governare», è solo «uno strumento tecnico di intermediazione». Secondo il Papa, «le aziende non dovrebbero esistere per fare soldi», bensì «per servire». Per questo «è urgente recuperare il senso sociale dell’attività finanziaria e delle banche», mentre il credito deve essere accessibile per famiglie, piccole e medie imprese, agricoltori, attività educative, in particolare a livello primario, salute generale, miglioramento e integrazione dei nuclei urbani più poveri. Questo per non far cadere «le fasce più povere della popolazione nelle mani di usurai privi di scrupoli». A livello internazionale, ha aggiunto il Pontefice, occorre impegnarsi affinché i finanziamenti per i paesi più poveri non diventino «un’attività usuraria», ma il flusso stabile e sufficiente di credito «non escluda nessuno».

Fonte: Sir
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