Vita Chiesa
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Papa Francesco: ai vescovi tedeschi, «erosione della fede in Germania»

«Continuare ad affrontare la sfida del grande numero di bisognosi», ossia «centinaia di migliaia di profughi sono venuti in Europa o si sono messi in marcia in cerca di rifugio dalla guerra e dalla persecuzione». È questo l’invito che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi della Conferenza episcopale tedesca ricevuti oggi in Vaticano in visita ad limina.

Percorsi: Germania - Papa Francesco
Papa Francesco

«Le Chiese cristiane e molti singoli cittadini del vostro Paese prestano un enorme aiuto per accogliere queste persone dando loro assistenza e vicinanza umana», ha constatato il Papa. «Nello spirito di Cristo – ha detto  – vogliamo continuare ad affrontare la sfida del grande numero di bisognosi. Nello stesso tempo sosteniamo tutte le iniziative umanitarie per far sì che le condizioni di vita nei Paesi di origine diventino più sopportabili».

Papa Francesco ha constatato una «erosione della fede cattolica in Germania»,  visto «il calo molto forte della partecipazione alla Messa domenicale, nonché nella vita sacramentale», notando che i fedeli che partecipano alla messa «sono spesso meno del 10 per cento», «il sacramento della penitenza è spesso scomparso», «sempre meno cattolici ricevono la cresima o contraggono un matrimonio cattolico», ed è diminuito il «numero delle vocazioni al ministero sacerdotale o alla vita consacrata». Da qui l’invito a «superare la rassegnazione che paralizza» e «lasciarci ispirare dalla vita dei primi cristiani»: «Dobbiamo stare tra la gente con l’ardore di quelli che hanno accolto il Vangelo per primi». Il Papa ha esortato i vescovi ad accompagnare «le facoltà teologiche aiutando i docenti a riscoprire la grande portata ecclesiale della loro missione»: «Il sentire cum Ecclesia – ha precisato – deve contraddistinguere in modo particolare coloro che educano e formano le nuove generazioni». Ha invitato anche a valorizzare l’Università cattolica di Eichstätt, a «rivolgere lo sguardo alle comunità parrocchiali», curare la Confessione e l’Eucarestia e non considerare la «preziosa collaborazione di fedeli laici» come «un surrogato del ministero sacerdotale» o addirittura un «optional».

Inoltre, ha concluso, «la Chiesa non deve stancarsi mai di essere l’avvocata della vita e non deve fare passi indietro nell’annuncio che la vita umana sia da proteggere incondizionatamente dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Qui non possiamo mai fare compromessi, senza diventare anche noi stessi colpevoli della cultura dello scarto, purtroppo largamente diffusa. Quanto grandi sono le ferite che la nostra società deve subire per lo scarto dei più deboli e più indifesi – la vita nascitura come pure gli anziani e i malati! Tutti noi alla fine ne porteremo le conseguenze dolorose».

La «mondanità deforma le anime, soffoca la coscienza della realtà: una persona mondana vive in un mondo artificiale, che lei stessa si costruisce. Si circonda come di vetri oscurati per non vedere fuori», ha detto ancora il Papa facendo riferimento «all’imperativo attuale» della «conversione pastorale», cioè «fare in modo che ‘le strutture della Chiesa diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta’». «Vengono inaugurate strutture sempre nuove, per le quali alla fine mancano i fedeli – ha osservato -. Si tratta di una sorta di nuovo pelagianesimo, che ci porta a riporre la fiducia nelle strutture amministrative, nelle organizzazioni perfette. Un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria». «La Chiesa – ha ribadito – non è un sistema chiuso che gira sempre intorno alle stesse domande e interrogativi. La Chiesa è viva, si presenta agli uomini nella loro realtà, sa inquietare, sa animare. Ha un volto non rigido, ha un corpo che si muove, cresce e prova sentimenti: è il corpo di Gesù Cristo».

Fonte: Sir
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