Vita Chiesa
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Papa Francesco al popolo gitano: mai più tragedie per i vostri bimbi

«Vi ringrazio per aver voluto commemorare insieme lo storico incontro del beato Paolo VI con il popolo nomade. Sono passati cinquant‘anni da quando egli venne a farvi visita nell‘accampamento di Pomezia». Ha esordito così Papa Francesco rivolgendosi ai 7mila rappresentanti del popolo gitano provenienti da Paesi d‘Europa, Africa e Asia, che questa mattina lo hanno incontrato in Aula Paolo VI.

Parole chiave: Zingari (2)
L'udienza ai gitani

L‘udienza ha concluso il pellegrinaggio dei gitani, promosso dal Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, insieme a Comunità di Sant‘Egidio, diocesi di Roma e Fondazione Migrantes, nel 50° dalla storica visita di Paolo VI. Con le sue parole, prosegue Francesco, «egli spronò la Chiesa all‘impegno pastorale con il vostro popolo, incoraggiando allo stesso tempo anche voi ad avere fiducia in essa. Da quel giorno fino ad oggi, siamo stati testimoni di grandi cambiamenti sia nel campo dell‘evangelizzazione sia in quello della promozione umana, sociale e culturale della vostra comunità». «Abbiamo sentito - ha aggiunto a braccio - un dottore polacco, la sua esperienza, come si deve fare un‘autentica promozione». «Un segno forte di fede e crescita spirituale delle vostre etnie - ha aggiunto - è il numero sempre in aumento di vocazioni sacerdotali, diaconali e di vita consacrata». Presente il vescovo Devprasad Ganava, gitano. Di qui la sottolineatura del ruolo che i consacrati ricoprono «nel processo di riconciliazione all‘interno della società e della Chiesa».

«Voi siete un tramite tra due culture e, per questo, vi si chiede di essere sempre testimoni di trasparenza evangelica per favorire la nascita, la crescita e la cura di nuove vocazioni», ha detto Papa Francesco ai consacrati partecipanti al pellegrinaggio mondiale del popolo gitano ricevuti oggi in udienza. «Sappiate essere accompagnatori non solo nel cammino spirituale, ma anche nell‘ordinarietà della vita quotidiana con tutte le sue fatiche, gioie e preoccupazioni». «Conosco le difficoltà del vostro popolo - ha affermato Francesco -. Visitando alcune parrocchie romane, nelle periferie della città, ho avuto modo di sentire i vostri problemi, le vostre inquietudini, e ho constatato che interpellano non soltanto la Chiesa, ma anche le autorità locali». Il Papa ha fatto riferimento alle precarie condizioni di vita di molti, alla trascuratezza e alla «mancanza di lavoro e dei necessari mezzi di sussistenza» che contrastano «col diritto di ogni persona ad una vita dignitosa, a un lavoro dignitoso, all‘istruzione e all‘assistenza sanitaria». «L‘ordine morale e quello sociale impongono che ogni essere umano possa godere dei diritti fondamentali e debba rispondere ai propri doveri. Su questa base è possibile costruire una convivenza pacifica, in cui le diverse culture e tradizioni custodiscono i rispettivi valori in atteggiamento non di chiusura e contrapposizione, ma di dialogo e integrazione».

«Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate, i giovani e le donne sono coinvolti nel traffico di droga o di esseri umani», l‘appello accorato di Papa Francesco nell‘incontro con il popolo gitano. «Vorrei che anche per il vostro popolo si desse inizio a una nuova storia. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia. Nessuno si deve sentire isolato e nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri. È lo spirito della misericordia che ci chiama a batterci perché siano garantiti tutti questi valori. Permettiamo quindi che il Vangelo della misericordia scuota le nostre coscienze e apriamo i nostri cuori e le nostre mani ai più bisognosi e ai più emarginati». Di qui l‘esortazione ad impegnarsi «a costruire periferie più umane, legami di fraternità e condivisione; avete questa responsabilità, è anche compito vostro», ma occorre evitare «tutto ciò che non è degno di questo nome: falsità, truffe, imbrogli, liti. Avete l‘esempio del beato Zeffirino Giménez Malla, figlio del vostro popolo», modello di vita e di religiosità «anche per i vincoli culturali ed etnici che vi legano a lui».

«Non date ai mezzi di comunicazione e all‘opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l‘emancipazione delle nuove generazioni», ha detto Papa Francesco ai gitani ricevuti in Aula Paolo VI. Molti i bambini, «il vostro tesoro più prezioso». Di qui l‘esigenza di «un‘adeguata scolarizzazione». «E questo - ha esclamato fuori testo - dovete chiederlo: è un diritto». «I vostri figli hanno il diritto di andare a scuola, non impediteglielo! - il monito del Papa - È importante che la spinta verso una maggiore istruzione parta dalla famiglia, dai genitori, dai nonni; è compito degli adulti assicurarsi che i ragazzi frequentino la scuola» per «diventare cittadini attivi» e «partecipare alla vita politica, sociale ed economica nei rispettivi Paesi». Le istituzioni civili, da parte loro, garantiscano «adeguati percorsi formativi per i giovani gitani». Dopo le parole di Paolo VI: «Siete nel cuore della Chiesa», Francesco ne ha ripetuto il gesto di incoronare la statua della «Madonna degli zingari».

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