Vita Chiesa
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Papa Francesco alle religiose: Siate madri e non zitelle. No ad arrampicatori e carrieristi

«La consacrata è madre, deve essere madre e non zitella». Con queste parole il Papa ha spiegato alle religiose dell'Uisg (Unione internazionale superiori generali), ricevute in udienza prima dell'appuntamento del mercoledì con i fedeli in piazza San Pietro, il senso della castità come «carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo».

«La castità per il Regno dei cieli - ha spiegato il Papa - mostra come l'affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio». «Questa gioia della fecondità spirituale - l'augurio di Papa Francesco alle suore - animi la vostra esistenza, siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa».

«Il vero potere, a qualunque livello, è il servizio, che ha il suo vertice luminoso sulla Croce», ha detto il Papa alle religiose dell'Uisg, ricordando come Benedetto XVI «ha richiamato più volte alla Chiesa che se per l'uomo spesso autorità è sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorità è sempre sinonimo di servizio, di umiltà di amore». Di qui la necessità di «entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi degli apostoli».

«Pensiamo al danno che arrecano al popolo di Dio - la denuncia del Papa - gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che usano il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle - quelli che dovrebbero servire - come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali». «Sappiate sempre esercitare l'autorità - l'invito del Papa alle religiose - accompagnando, comprendendo, aiutando, amando; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce; il sì colloca qualunque autorità nella Chiesa, dove Colui che è il Signore si fa servo fino al dono totale di sé».

«Adorare e servire: due atteggiamenti che non si possono separare, ma che devono andare sempre insieme», ha esordito il Papa: «Adorare il Signore e servire gli altri, non tenendo nulla per sé: questo è lo spogliamento di chi esercita l'autorità». Poi il Papa si è soffermato sull'obbedienza, come «ascolto della volontà di Dio» che «si colloca nel contesto più ampio del mistero della Chiesa e ne costituisce una particolare attuazione della sua funzione mediatrice», che passa «anche attraverso le mediazioni umane». Poi l'invito alle religiose a vivere la «povertà» come «superamento di ogni egoismo nella logica del Vangelo che insegna a confidare nella Provvidenza di Dio. Povertà come indicazione a tutta la Chiesa che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, non sono i mezzi umani che lo fanno crescere, ma è primariamente la potenza, la grazia del Signore, che opera attraverso la nostra debolezza». Povertà, quindi, che «insegna la solidarietà, la condivisione e la carità, e che si esprime anche in una sobrietà e gioia nell'essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita. Povertà che si impara con gli umili, i poveri, gli ammalati».

È una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa». È un forte monito, quello lanciato dal Papa alle religiose dell'Uisg, a cui ha raccomandato «l'ecclesialità come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, che deve essere costantemente ripresa e approfondita». «La vostra vocazione - ha detto Papa Francesco - è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non sentano con la Chiesa». «Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell'amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale», l'invito del Papa, che ha spiegato come il «sentire» trova «una sua espressione filiale nella fedeltà al magistero, nella comunione con i Pastori e il successore di Pietro vescovo di Roma, segno visibile dell'unità». «L'annuncio e la testimonianza nel Vangelo, per ogni cristiano - ha ammonito il Santo Padre - non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce come ricordava molto bene Paolo VI, in forza di un'ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa».

Fonte: Sir
Papa Francesco alle religiose: Siate madri e non zitelle. No ad arrampicatori e carrieristi
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