Vita Chiesa
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Papa Francesco in Sinagoga: «La violenza è in contraddizione con ogni religione»

«Dio è il Dio della vita, e vuole sempre promuoverla e difenderla; e noi, creati a sua immagine e somiglianza, siamo tenuti a fare lo stesso». Un «no» inderogabile contro ogni giustificazione religiosa alla violenza è stato di nuovo pronunciato da papa Francesco nel suo discorso ieri alla Sinagoga di Roma.

Percorsi: Ebrei - Papa Francesco - Shoah
Papa Francesco nella sua visita alla Sinagoga di Roma (Foto Sir)

«Conflitti, guerre, violenze e ingiustizie – ha detto il Papa – aprono ferite profonde nell’umanità e ci chiamano a rafforzare l’impegno per la pace e la giustizia». Da qui il monito forte: «La violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche. La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto comandamento del Decalogo dice: ‘Non uccidere’ (Es 20,13)». Ed ha aggiunto: «Ogni essere umano, in quanto creatura di Dio, è nostro fratello, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua appartenenza religiosa. Ogni persona va guardata con benevolenza, come fa Dio, che porge la sua mano misericordiosa a tutti, indipendentemente dalla loro fede e dalla loro provenienza, e che si prende cura di quanti hanno più bisogno di Lui: i poveri, i malati, gli emarginati, gli indifesi. Là dove la vita è in pericolo, siamo chiamati ancora di più a proteggerla. Né la violenza né la morte avranno mai l’ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell’amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita».

Ebrei e cristiani devono «sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune» e su questo fondamento devono «continuare a costruire il futuro», ha detto ancora il Papa ricevendo un fragoroso applauso. «Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori», ha detto Francesco che ha poi subito aggiunto: «Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo. Insieme, come ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città, apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali». L’augurio del Papa è che tra ebrei e cattolici «crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima», sottolineando anche a questo proposito come la sua visita alla Sinagoga avvenga «proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza episcopale italiana celebra la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei». Molto importante e apprezzato dagli ebrei è stato il riferimento nel discorso del Papa all’«inscindibile legame che unisce cristiani ed ebrei». «I cristiani – ha affermato Francesco -, per comprendere sé stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele».

Omaggio alle vittime della Shoah. Nella sua visita alla Sinagoga di Roma, papa Francesco ha reso omaggio con evidente commozione alle vittime della Shoah e, in particolare, agli oltre mille ebrei di Roma deportati ad Auschwitz. E tutta l’assemblea presente si è alzata in piedi in segno di rispetto per la memoria dell’Olocausto e le vittime di quell’orrore. «Il popolo ebraico, nella sua storia – ha detto il Papa -, ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di un’ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli col cuore in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate». Il Papa ha quindi lanciato un appello: «Il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro. La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace. Vorrei esprimere la mia vicinanza ad ogni testimone della Shoah ancora vivente; e rivolgo il mio saluto particolare a coloro che sono oggi qui presenti».

Fonte: Sir
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