Vita Chiesa
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Papa Francesco: no alla pena di morte e all'ergastolo

No alla pena di morte e no pure all'ergastolo, «pena di morte nascosta». È il monito lanciato oggi da Papa Francesco, ricevendo in udienza una delegazione dell'associazione internazionale di diritto penale.

Parole chiave: ergastolo (2), pena di morte (57)

Il Papa ha innanzitutto messo in guardia dall'«incitazione alla vendetta» e da un «populismo penale» secondo il quale «c'è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose», seguendo meccanismi identici a quelli che, a suo tempo, «permisero l'espansione delle idee razziste». Da Bergoglio è poi venuta una nuova condanna della pena di morte - già espressa da Giovanni Paolo II e nel Catechismo della Chiesa cattolica. «È impossibile - ha detto - immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall'aggressore ingiusto la vita di altre persone». Il riferimento non è solo alla pena capitale comminata per legge, ma pure alle «cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali», «omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell'uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge».

Affermare «il primato della vita e la dignità della persona umana» chiede ai cristiani e a «tutti gli uomini di buona volontà» di «lottare non solo per l'abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà». Il Papa ha ricordato come il Codice penale del Vaticano abbia abolito il carcere a vita, ribadendo che «l'ergastolo è una pena di morte nascosta». Papa Francesco si è quindi concentrato sulla carcerazione preventiva («pena illecita occulta» e «questa situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi e regioni del mondo, dove il numero dei detenuti senza condanna supera il 50% del totale») e sulla tortura (che si ha «non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena»). Infine, Bergoglio ha richiamato quelle «forme di criminalità che ledono gravemente la dignità della persona e il bene comune». Il riferimento è alla tratta delle persone e alla corruzione. Nel primo caso si è dinanzi a un «reato di lesa umanità» che non si può compiere «senza la complicità, con azione od omissione, degli Stati». La corruzione, invece, «è un male più grande del peccato» che «deve essere curato», perché «difficilmente il corrotto potrà uscire dal suo stato per interno rimorso della coscienza».

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