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Papa Francesco, udienza: «dove andrà l'umanità con giovani quieti, non inquieti?»

Davanti a 15 mila fedeli Papa Francesco ha inaugurato oggi all'udienza generale in piazza San Pietro un nuovo ciclo di catechesi dedicata ai comandamenti. Al centro del suo discorso soprattutto i giovani ai quali ha indicato «mitezza, forza e niente pusillanimità». Ad accoglierlo gli sbandieratori di Volterra. E al termine ha salutato mons. Stefano Manetti e il gruppo di Montepulciano e ricordato l'inizio dei mondiali di calcio in Russia.

Papa Francesco accolto dagli sbandieratori di Volterra (Foto Sir)

«Oggi è la festa di sant'Antonio di Padova. Chi di voi si chiama Antonio? Un applauso a tutti gli Antonio!». È cominciata con questo fuori testo l'udienza di oggi, in cui il Papa ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sul tema dei «comandamenti della legge di Dio», a partire dal brano evangelico di Gesù che incontra un uomo che, «in ginocchio, gli chiede come poter ereditare la gita eterna».  «In quella domanda - ha commentato Francesco - c'è la sfida di ogni esistenza, anche la nostra: il desiderio di una vita piena, infinita. Ma come fare per arrivarci? Quale sentiero percorrere? Vivere per davvero, vivere un'esistenza nobile…». «Quanti giovani cercano di vivere e poi si distruggono andando dietro a cose effimere», il grido d'allarme del Papa: «La voglia di vivere. Alcuni pensano che sia meglio spegnere questo impulso, perché pericoloso». Poi l'appello ai giovani: «Il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità».

«Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no?», ha chiesto Francesco, a braccio, ai 15mila presenti oggi in piazza San Pietro: «No, rimane lì, non cresce, non avrà successo», la risposta. «La mediocrità o la pusillanimità, quei giovani che hanno paura di tutto, questi giovani non andranno avanti», ha proseguito il Papa sempre a braccio: «Mitezza, forza e niente pusillanimità, niente mediocrità!». «Il Beato Pier Giorgio Frassati, che era un giovane, diceva che bisogna vivere, non vivacchiare», ha ricordato Francesco: «I mediocri vivacchiano. Vivere con la forza della vita». «Bisogna chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine», la tesi di Francesco: «A casa, quando si vede un giovane che è seduto tutta la giornata così, cosa pensano mamma e papà? ‘Questo è malato, ha qualcosa', e lo portano dal medico», le parole pronunciate ancora a braccio: «La vita del giovane è andare avanti, essere inquieto: la sana inquietudine, la capacità di non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore. Se i giovani non saranno affamati di vita autentica, dove andrà l'umanità? Dove andrà l'umanità con giovani quieti, non inquieti?».

«Accettare i propri limiti è il passaggio dalla giovinezza alla maturità». «Come si passa dalla giovinezza alla maturità? Quando si inizia ad accettare i propri limiti», ha detto ancora il Papa. «Accettare i propri limiti è il passaggio dalla giovinezza alla maturità», ha ribadito a braccio: «Si diventa adulti quando ci si relativizza e si prende coscienza di quello che manca», quando si riconosce che tutto quello che si può fare «non supera un tetto, non va oltre un margine». «Com'è bello essere uomini e donne! Com'è preziosa la nostra esistenza! Eppure c'è una verità che nella storia degli ultimi secoli l'uomo ha spesso rifiutato, con tragiche conseguenze: la verità dei suoi limiti, dei propri limiti», la denuncia di Francesco, che ricorda come Gesù, nel Vangelo, proclama di essere venuto «non ad abolire, ma a dare pieno compimento» alla legge. «Il Signore Gesù regala il compimento, è venuto per questo», ha sottolineato il Papa a proposito del «salto» che il protagonista del brano evangelico citato all'inizio della catechesi doveva compiere, «dove si apre la possibilità di smettere di vivere di sé stessi, delle proprie opere, dei propri beni e - proprio perché manca la vita piena - lasciare tutto per seguire il Signore». «Nell'invito finale di Gesù - immenso, meraviglioso - non c'è la proposta della povertà, ma della ricchezza, quella vera», ha precisato il Papa citando il brano in questione: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!» .

«Trovare l'originale della vita, non la copia». «Chi, potendo scegliere fra un originale e una copia, sceglierebbe la copia?», si è chiesto il Papa, nella catechesi. «Ecco la sfida», ha proseguito Francesco: «Trovare l'originale della vita, non la copia». «Gesù non offre surrogati, ma vita vera, amore vero, ricchezza vera!», ha ammonito il Papa: «Come potranno i giovani seguirci nella fede se non ci vedono scegliere l'originale, se ci vedono assuefatti alle mezze misure?». «È brutto trovare cristiani a mezza misura, cristiani nani, che crescono fino a certa statura e poi no, cristiani col cuore rimpiccolito, chiuso, è brutto trovare questo!», ha esclamato a braccio: «Ci vuole l'esempio di qualcuno che mi invita a un ‘oltre', a un ‘di più'. Sant'Ignazio lo chiamava il ‘magis', il fuoco, il fervore dell'azione, che scuote gli assonnati». «La strada di quel che manca passa per quel che c'è», la proposta di Francesco: «Gesù non è venuto per abolire la legge o i profeti ma per dare compimento. Dobbiamo partire dalla realtà per fare il salto in quel che manca. Dobbiamo scrutare l'ordinario per aprirci allo straordinario». «In queste catechesi - ha annunciato il Papa a proposito del contenuto dei prossimi mercoledì - prenderemo le due tavole di Mosè da cristiani, tenendoci per mano a Gesù, per passare dalle illusioni della giovinezza al tesoro che è nel cielo, camminando dietro di lui. Scopriremo, in ognuna di quelle leggi, antiche e sapienti, la porta aperta dal Padre che è nei cieli perché il Signore Gesù, che l'ha varcata, ci conduca nella vita vera. La sua vita. La vita dei figli di Dio».

Appello per i mondiali di calcio. «Possa questa importante manifestazione sportiva diventare occasione di incontro, di dialogo e di fraternità tra culture e religioni diverse, favorendo la solidarietà e la pace tra le nazioni». È l'appello pronunciato dal Papa al termine dell'udienza, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana. «Domani si apriranno i campionati mondiali di calcio in Russia», ha ricordato Francesco: «Desidero inviare il mio cordiale saluto ai giocatori e agli organizzatori, come pure a quanti seguiranno tramite i mezzi di comunicazione sociale questo evento che supera ogni frontiera».

Tra i pellegrini italiani, il Papa ha salutato in particolare i sacerdoti novelli della diocesi di Brescia e i fedeli della parrocchia di San Pietro in Abbadia a Montepulciano, accompagnati dal vescovo mons. Stefano Manetti. Poi ha ricordato un'altra volta, come aveva fatto a braccio all'inizio della catechesi, la festa odierna di Sant'Antonio di Padova, dottore della Chiesa e patrono dei poveri. «Vi insegni la bellezza dell'amore sincero e gratuito», ha detto salutando i giovani, gli anziani, gli ammalati e gli sposi novelli: «Solo amando come lui amò, nessuno intorno a voi si sentirà emarginato e, allo stesso tempo, voi stessi sarete sempre più forti nelle prove della vita».

Francesco era stato accolto in piazza dal gruppo Storico Sbandieratori della città di Volterra, con i costumi di foggia medievale bianchi e rossi, stesso colore delle bandiere che hanno sventolato al passaggio di Francesco, insieme al rullo dei tamburi.

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: «dove andrà l'umanità con giovani quieti, non inquieti?»
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