Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: essere vescovi «non è facile»

Essere vescovi «non è facile». Lo ha detto il Papa ai circa 15mila fedeli presenti in piazza San Pietro, per l'udienza generale di oggi, che è stata una meditazione sul ministero episcopale.

Percorsi: Papa Francesco - Sindone

«Dobbiamo avere i vescovi», ha esordito Francesco a braccio: «Abbiamo sentito le cose che l'apostolo Paolo dice al vescovo Tito», ha ricordato il Papa riferendosi alla lettura scelta oggi: «Dobbiamo avere i vescovi, e non è facile perché noi siamo peccatori, ma ci affidiamo alla nostra preghiera perché almeno ci avviciniamo alle cose che l'apostolo Paolo dice a tuti i vescovi». «Pregherete per noi?», ha poi chiesto il Papa sempre fuori testo ai fedeli. «Nel vescovo, coadiuvato dai presbiteri e dai diaconi - ha ricordato Francesco - è Cristo stesso che si rende presente e che continua a prendersi cura della sua Chiesa, assicurando la sua protezione e la sua guida».

«Nella presenza e nel ministero dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi - ha proseguito - possiamo riconoscere il vero volto della Chiesa: è la Santa Madre Chiesa Gerarchica». «E davvero, attraverso questi fratelli scelti dal Signore e consacrati con il sacramento dell'Ordine, la Chiesa esercita la sua maternità», ha assicurato il Papa: «Ci genera nel battesimo come cristiani, facendoci rinascere in Cristo; veglia sulla nostra crescita nella fede; ci accompagna fra le braccia del Padre, per ricevere il suo perdono; prepara per noi la mensa eucaristica, dove ci nutre con la Parola di Dio e il Corpo e il Sangue di Gesù; invoca su di noi la benedizione di Dio e la forza del suo Spirito, sostenendoci per tutto il corso della nostra vita e avvolgendoci della sua tenerezza e del suo calore, soprattutto nei momenti più delicati della prova, della sofferenza e della morte».

«Il vescovo non è un'onorificenza, è un servizio. È un servizio, non è un'onorificenza per salvarsi», ha ripetuto per due volte, a braccio, affermando che la «maternità» della Chiesa «si esprime in particolare nella persona del vescovo e nel suo ministero». Nella Chiesa, ha ammonito, «non deve esserci posto per la mentalità mondana» che dice: «Quest'uomo ha fatto carriera ed è diventato vescovo». «Come Gesù ha scelto gli apostoli e li ha inviati ad annunciare il Vangelo e a pascere il suo gregge - ha ricordato il Papa - così i vescovi, loro successori, sono posti a capo delle comunità cristiane, come garanti della loro fede e come segno vivo della presenza del Signore in mezzo a loro. Comprendiamo, quindi, che non si tratta di una posizione di prestigio, di una carica onorifica». Gesù, ha proseguito il Papa, «come Buon Pastore, è venuto non per essere servito, ma per servire». «I santi vescovi, e sono tanti nella storia della Chiesa, ci mostrano che questo ministero non si cerca, non si chiede, non si compra ma si accoglie in obbedienza, non per elevarsi, ma per abbassarsi». «È triste quando si vede un vescovo che cerca questo ufficio e che fa tante cose per arrivare là, e quando arriva là, non serve», ha detto il Papa a braccio.

L'importanza della collegialità. «Quando Gesù ha scelto e chiamato gli Apostoli, li ha pensati non separati l'uno dall'altro, ognuno per conto proprio, ma insieme, perché stessero con Lui, uniti, come una sola famiglia», ha poi ricordato il Papa. «Anche i vescovi - ha proseguito - costituiscono un unico collegio, raccolto attorno al Papa, il quale è custode e garante di questa profonda comunione, che stava tanto a cuore a Gesù e ai suoi stessi apostoli». «Com'è bello quando i vescovi, con il Papa, esprimono questa collegialità!», ha esclamato il Papa: «Lo abbiamo sperimentato recentemente nell'Assemblea del Sinodo sulla famiglia. Ma pensiamo a tutti i vescovi sparsi nel mondo che, pur vivendo in località, culture, sensibilità e tradizioni differenti e lontane tra loro, si sentono parte l'uno dell'altro e diventano espressione del legame intimo, in Cristo, tra le loro comunità. E nella comune preghiera ecclesiale tutti i vescovi si pongono insieme in ascolto del Signore e dello Spirito, potendo così porre attenzione in profondità all'uomo e ai segni dei tempi».

Il 21 giugno a Torino per Sindone e san Giovanni Bosco. «Sono lieto di annunciare che, a Dio piacendo, il 21 giugno prossimo, mi recherò in pellegrinaggio a Torino per venerare la Sacra Sindone e onorare San Giovanni Bosco, nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita». Questo l'annuncio che il Papa ha dato ai ai fedeli, al termine dell'udienza generale.

Saluta ammalati di Sla, «tutta la società» li sostenga. «Rivolgo un particolare pensiero a tutti gli ammalati di Sla e, mentre assicuro la mia vicinanza e la preghiera, auspico che tutta la società civile sostenga le loro famiglie ad affrontare tale grave condizione di sofferenza». È il forte appello lanciato oggi dal Papa, al termine dell'udienza generale, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana. «Siamo collegati con i nostri fratelli ammalati», ha detto poi il Papa a braccio rivolgendosi ai malati e ai disabili con le loro famiglie che aveva salutato prima di arrivare in piazza, visto il tempo incerto, e che hanno seguito l'udienza tramite il collegamento video. Papa Francesco ha anche ricordato la figura di San Carlo Borromeo, «intrepido pastore di Milano». «Il suo vigore spirituale - ha aggiunto - stimoli voi, cari giovani a prendere sul serio la fede nella vostra vita; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga coi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione apostolica ricordi a voi, cari sposi novelli, l'importanza dell'educazione cristiana nella vostra casa coniugale».

Fonte: Sir
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