Vita Chiesa
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Papa Francesco: udienza, «il cristiano deve perdonare»

«Una persona che non è misericordiosa è perfetta? No! Una persona che non è misericordiosa è buona? No. La bontà e la perfezione si radicano sulla misericordia». Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza generale di oggi, dedicata a questo tema.

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Papa Francesco, udienza in piazza San Pietro (Foto Sir)

Il punto di partenza di Francesco è il brano del Vangelo di Luca da cui è tratto il motto di questo Anno Santo straordinario: «Misericordiosi come il Padre». «Non si tratta di uno slogan ad effetto, ma di un impegno di vita», ha spiegato il Papa, secondo il quale «per comprendere bene questa espressione, possiamo confrontarla con quella parallela del Vangelo di Matteo, dove Gesù dice: ‘Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste'». Nel discorso della montagna, che si apre con le Beatitudini, «il Signore insegna che la perfezione consiste nell’amore, compimento di tutti i precetti della Legge», ha ricordato Francesco: «In questa stessa prospettiva, san Luca esplicita che la perfezione è l’amore misericordioso: essere perfetti significa essere misericordiosi».

«Il cristiano deve perdonare, perché è stato perdonato», ha esclamato, ancora a braccio, il Papa. «Tutti noi, che siamo qui oggi in piazza – ha proseguito rivolgendosi sempre fuori testo ai 25mila fedeli presenti in piazza San Pietro – siamo stati perdonati, nessuno di noi nella sua vita non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati dobbiamo perdonare, lo ripetiamo ogni giorno nel Padre Nostro. Se Dio ha perdonato noi, come non possiamo noi perdonare? Siamo forse più grandi di Dio? Perdoniamo!». «La Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità», ha ricordato Francesco: «Ogni cristiano, pertanto, è chiamato a essere testimone della misericordia, e questo avviene in cammino di santità. Pensiamo a quanti santi e sante della carità illuminano la storia della Chiesa! Tutti sono diventati misericordiosi perché si sono lasciati riempire il cuore dalla divina misericordia. Hanno dato corpo all’amore del Signore riversandolo nelle molteplici necessità dell’umanità sofferente. In questo fiorire di tante forme di carità è possibile scorgere i riflessi del volto misericordioso di Cristo». «Perdonare» e «donare»: sono questi, per il Papa, i due verbi che spiegano «che cosa significhi per i discepoli essere misericordiosi». «Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana, tuttavia ricorda ai discepoli che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne», ha detto Francesco a proposito del primo verbo: «È il perdono infatti il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo».

«Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato», ha poi ribadito il Papa. «Non perché non si voglia riconoscere il peccato – ha spiegato subito dopo ai 25mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro – ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli». «Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui», ha ammonito Francesco: «Abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione».

«Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po’ più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non ‘spiumare’ gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie», ha esclamato a braccio il Papa, che al termine della catechesi ha sintetizzato in questi termini, sempre fuori testo, il senso della misericordia nella vita dei cristiani: «Perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell’amore e donare». «Non dimenticatevi di questo: misericordia e dono, perdono e dono», il congedo finale ancora a braccio: «Così il cuore si allarga nell’amore, invece l’egoismo, la rabbia crea un cuore piccolo e duro come una pietra». Poi il dialogo botta e risposta: «Cosa preferite voi, un cuore di pietra? No. Un cuore pieno d’amore? Sì. E se quindi preferite un cuore pieno d’amore siate misericordiosi!». Il secondo pilastro della misericordia è il «donare», aveva spiegato poco prima Francesco: «Dio dona ben al di là dei nostri meriti, ma sarà ancora più generoso con quanti qui in terra saranno stati generosi». «Con la misura dell’amore che diamo, siamo noi stessi a decidere come saremo giudicati», ha ammonito il Papa: «Se guardiamo bene, c’è una logica coerente: nella misura in cui si riceve da Dio, si dona al fratello, e nella misura in cui si dona al fratello, si riceve da Dio!». Per Francesco, «l’amore misericordioso è l’unica via da percorrere», come ci insegna san Paolo: «Tra tutti i carismi il più grande è la carità».

Ricordarsi dei malati di Alzheimer. «Ricordarsi, con la sollecitudine di Maria e con la tenerezza di Gesù Misericordioso, di quanti sono affetti da questo morbo e dei loro familiari per far sentire la nostra vicinanza». È l’appello del Papa per la XXIII Giornata mondiale per l’Alzheimer, che si celebra oggi sul tema: «Ricordati di me». «Preghiamo anche per le persone che si trovano accanto ai malati – ha proseguito Francesco, prima dei saluti in lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro – sapendo cogliere i loro bisogni, anche quelli più impercettibili, perché visti con occhi pieni di amore».

«Vivere la vita con i criteri della fede». È l’invito rivolto ai giovani, nel triplice saluto finale dell’udienza generale di oggi, in cui il Papa ha ricordato la festa di san Matteo, che si celebra oggi. «La sua mansuetudine – ha detto – sostenga voi, cari ammalati, quando la sofferenza sembra insopportabile; e la sequela del Salvatore ricordi a voi, cari sposi novelli, l’importanza della preghiera nella storia matrimoniale che avete intrapreso». Poi un saluto collettivo, tra gli altri, ai pellegrini provenienti dalle diocesi di Acqui, Grosseto, Nola, Sessa Aurunca e Tortona, accompagnati dai rispettivi vescovi, e agli alunni del Seminario maggiore interdiocesano di Udine, Trieste e Gorizia, accompagnati dall’arcivescovo monsignor Bruno Mazzocato: «Auspico che il pellegrinaggio giubilare e il passaggio della Porta Santa alimenti in voi la fede, dia nuovo slancio alla speranza e renda feconda la carità con un’attenzione sempre più viva alle necessità dei fratelli bisognosi». Presente oggi in piazza anche la giunta comunale di Taranto, con l’arcivescovo monsignor Filippo Santoro, salutati anche loro dal Papa, insieme con i partecipanti al corso promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, i direttori delle Case della Divina Provvidenza d’Italia e i Missionari Monfortani, che ricordano il terzo centenario della nascita al cielo del fondatore san Luigi Maria Grignion de Montfort. «La visita alle tombe degli apostoli favorisca in tutti il senso di appartenenza alla famiglia ecclesiale», l’auspicio di Francesco.

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