Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: leggere la parabola del figliol prodigo «dalla fine». «Quanta tenerezza» nel padre

Una lettura della parabola del figliol prodigo, ma partendo «dalla fine, cioè dalla gioia del cuore del Padre», che dice: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». A offrirla ai 20mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro è stato il Papa.

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Udienza generale di Papa Francesco (Foto Sir)

Quanta tenerezza! «Con queste parole il padre ha interrotto il figlio minore nel momento in cui stava confessando la sua colpa», ha spiegato: «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio…». Un’espressione, questa, «insopportabile per il cuore del padre, che invece si affretta a restituire al figlio i segni della sua dignità: il vestito bello, l’anello, i calzari». «Gesù non descrive un padre offeso e risentito che gli dice: me la pagherai!», ha sottolineato Francesco: «No! – ha proseguito a braccio – il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore. L’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo. E questo lo fa felice, e fa festa!». Per il Papa, «l’accoglienza del figlio che ritorna è descritta in modo commovente»: «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». «Quanta tenerezza!», ha esclamato: «Lo vide da lontano, significa che lo aspettava continuamente, dall’alto. Lo aspettava, è una cosa bella la tenerezza del padre. La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli». Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: «Ho peccato … trattami come uno dei tuoi salariati. Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre».

Per Dio rimaniamo sempre figli. «In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno. Anche nella situazione più brutta nella vita Dio mi attende, vuole abbracciarmi». Dall’abbraccio del padre con il figlio minore, al centro della parabola del Padre misericordioso, il Papa ha tratto un insegnamento «importante». «L’abbraccio e il bacio di suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto, ma è sempre suo figlio», ha spiegato durante la catechesi odierna: «È importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre, non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela». «Nessuno può toglierci questa dignità, neppure il diavolo!», ha ripetuto il Papa, secondo il quale «questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai». L’elenco è dettagliato: «Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita, a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro, a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo».

«La sofferenza del padre è come la sofferenza di Dio e di Gesù, quando ci allontaniamo o quando pensiamo di essere vicini e invece non lo siamo». È la metafora usata dal Papa, per introdurre la seconda figura essenziale nella parabola del Padre misericordioso, in cui «c’è un altro figlio, il maggiore», e «anche lui ha bisogno di scoprire la misericordia del padre». «Lui è sempre rimasto a casa, ma è così diverso dal padre!», ha esclamato Francesco: «Le sue parole mancano di tenerezza: ‘Ecco io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando… ma ora che è tornato questo tuo figlio…’. Parla con disprezzo. Non dice mai ‘padre’, ‘fratello’. Si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito; eppure non ha mai vissuto con gioia questa vicinanza. E adesso accusa il padre di non avergli mai dato un capretto per fare festa». «Povero padre!», il commento del Papa: «Un figlio se n’era andato, e l’altro non gli è mai stato davvero vicino!».

«Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio», ha detto il Papa, soffermandosi sulla figura dell’altro protagonista della parabola del Padre misericordioso. «Gesù ci ricorda che nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili», ha ammonito Francesco, che ha specificato: «Non si tratta di barattare con Dio, ma di stare alla sequela di Gesù che ha donato sé stesso sulla croce senza misura».

La logica della misericordia. «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, ma bisognava far festa e rallegrarsi. Così dice il Padre al figlio maggiore. La sua logica è quella della misericordia». Nella parte finale della catechesi, il Papa ha messo a confronto la «logica» del padre con quella dei suoi figli. «Il figlio minore pensava di meritare un castigo a causa dei propri peccati, il figlio maggiore si aspettava una ricompensa per i suoi servizi», ha sintetizzato: «I due fratelli non parlano fra di loro, vivono storie differenti, ma ragionano entrambi secondo una logica estranea a Gesù: se fai bene ricevi un premio, se fai male vieni punito». Questa logica viene «sovvertita» dalle parole del padre: «Bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». «Il padre ha recuperato il figlio perduto, e ora può anche restituirlo a suo fratello», ha esclamato Francesco: «Senza il minore, anche il figlio maggiore smette di essere un fratello. La gioia più grande per il padre è vedere che i suoi figli si riconoscano fratelli». I figli, a loro volta, «possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare, devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita». «La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore», ha concluso il Papa, secondo il quale «questo è uno stimolo per noi»: «Questo Vangelo ci insegna che tutti abbiamo bisogno di entrare nella casa del Padre e partecipare alla sua gioia, alla festa della misericordia e della fraternità. Apriamo il nostro cuore, per essere misericordiosi come il Padre!».

I saluti. Un invito a pregare affinché il Brasile, che vive una situazione di difficoltà, affinché trovi «armonia e pace». A rivolgerlo, durante i saluti ai fedeli di lingua portoghese presenti oggi tra i 20mila fedeli in piazza San Pietro, è stato il Papa, che perché si realizzi tale obiettivo ha invocato anche la Madonna di Aparecida, venerata nell’omonimo santuario brasiliano e in tutta l’America Latina. Salutando, invece, i fedeli di lingua polacca, Francesco ha ricordato la memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Fatima, che «vi incita ancora una volta alla preghiera, alla penitenza e alla conversione». «Ci chiede di non oltraggiare più Dio», ha ammonito il Papa: «Avverte l’umanità intera della necessità di abbandonarsi a Dio, fonte d’amore e di misericordia. Sull’esempio di San Giovanni Paolo II, grande devoto della Madonna di Fatima, mettiamoci in attento ascolto della Madre di Dio e impetriamo la pace per il mondo». Salutando, infine, i pellegrini di lingua araba, il Papa ha rivolto un «cordiale benvenuto» in particolare a quelli provenienti dal Libano e dalla Siria.

L'invito ai giovani. Nei saluti di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro con i fedeli, il Papa ha citato per due volte la solennità della Pentecoste, che celebreremo domenica prossima. «Preghiamo Dio Onnipotente, perché effonda su di noi lo Spirito Santo con i suoi doni, e possiamo così divenire testimoni coraggiosi di Cristo e del suo Vangelo», il primo auspicio, rivolto ai 20mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro. Nel triplice saluto finale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli, Francesco ha esortato i giovani a «saper riconoscere, tra le tante voci del mondo, quella dello Spirito Santo, che continua a parlare al cuore di chi sa mettersi in ascolto». «Cari ammalati, specialmente voi ospiti del Cottolengo di Trentola Ducenta – ha proseguito il Papa – affidatevi allo Spirito che non vi farà mancare la luce consolante della sua presenza». Agli sposi novelli, particolarmente alle coppie del Movimento dei focolari, Francesco ha augurato di «essere nel mondo trasparenza dell’amore di Dio con la fedeltà del vostro amore e l’unione della vostra fede».

«Così siete più comodi perché piove e potete vedere l’udienza dai maxischermi». Così il Papa ai malati e ai disabili, incontrati nell’atrio dell’Aula Paolo VI prima di cominciare l’abituale giro della piazza per l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro. Tra i malati: 250 del Cottolengo e 100 da Ercolano. A causa del cielo plumbeo che oggi su Roma minaccia pioggia, lo speaker di lingua italiana, poco prima, aveva annunciato questa intenzione di Francesco. «Adesso preghiamo la Madonna e vi do la benedizione», il congedo del Papa prima di accingersi ad affacciarsi nell’emiciclo berniniano.

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: leggere la parabola del figliol prodigo «dalla fine». «Quanta tenerezza» nel padre
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