Vita Chiesa
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Papa Francesco, udienza: magari i leader del mondo potessero dire quello che ha detto Gesù

«Magari tutti i leader del mondo potessero dire questo!». Lo ha esclamato a braccio il Papa, a proposito dei tre imperativi di Gesù al centro della catechesi dell’udienza generale di oggi: «Venite a me, prendete il mio gioco e imparate da me».

Papa Francesco, udienza in piazza San Pietro (Foto Sir)

«Durante questo Giubileo – ha esordito Francesco – abbiamo riflettuto più volte sul fatto che Gesù si esprime con una tenerezza unica, segno della presenza e della bontà di Dio. Oggi ci soffermiamo su un passo commovente del Vangelo, nel quale Gesù dice, lo abbiamo sentito: ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita’». «L’invito del Signore – ha commentato Francesco – è sorprendente: chiama a seguirlo persone semplici e gravate da una vita difficile, persone che hanno tanti bisogni e promette che in lui troveranno riposo e sollievo. L’invito è rivolto in forma imperativa: ‘venite a me’, ‘prendete il mio giogo e ‘imparate da me’. Cerchiamo di cogliere il significato di queste espressioni». «Magari tutti i leader del mondo potessero dire questo!», l’aggiunta fuori testo.

Perché i pellegrini varcano la Porta della misericordia? «Per trovare Gesù, per trovare Gesù, la sua amicizia, il ristoro che solo Gesù sa dare», ha poi detto, a braccio, il Papa, commentando il «primo imperativo» di Gesù: «Venite a me». «Rivolgendosi a coloro che sono stanchi e oppressi – ha spiegato Francesco – Gesù si presenta come il Servo del Signore descritto nel libro del profeta Isaia». Agli «sfiduciati della vita», l’espressione usata dal Papa, «il Vangelo affianca spesso anche i poveri e i piccoli», cioè «quanti non possono contare su mezzi propri, né su amicizie importanti» e che «possono solo confidare in Dio. Consapevoli della propria umile e misera condizione, sanno di dipendere dalla misericordia del Signore, attendendo da lui l’unico aiuto possibile». «Nell’invito di Gesù – ha proseguito il Papa – trovano finalmente risposta alla loro attesa: diventando suoi discepoli ricevono la promessa di trovare ristoro per tutta la vita». «Una promessa che al termine del Vangelo viene estesa a tutte le genti», ha fatto notare Francesco: «Andate dunque – dice Gesù agli apostoli – e fate discepoli tutti i popoli». «Accogliendo l’invito a celebrare questo anno di grazia del Giubileo, in tutto il mondo i pellegrini varcano la Porta della misericordia aperta nelle cattedrali e nei santuari, in tante chiese del mondo, negli ospedali, nelle carceri, tutto questo per trovare Gesù, la sua amicizia, il ristoro che solo Gesù sa dare», il parallelo con l’attualità. Secondo il Papa, «questo cammino esprime la conversione di ogni discepolo che si pone alla sequela di Gesù», e la conversione «consiste sempre nello scoprire la misericordia del Signore», che è «grande, infinita e inesauribile». Attraversando la Porta Santa, ha sintetizzato Francesco, «professiamo che l’amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male, in cui l’uomo, l’umanità, il mondo sono coinvolti».

E' brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi. «Gesù non era un principe»: «Si è fatto tutto a tutti, si è donato ai poveri, alla gente, lavorava tutto il giorno con loro». Con queste parole il Papa ha spiegato il terzo imperativo di Gesù al centro della catechesi odierna: «Imparate da me». «È brutto per la Chiesa – ha ammonito a braccio – quando i pastori diventano principi, lontano dalla gente, dai più poveri. Quello non è lo spirito di Gesù, questi pastori Gesù rimproverava e diceva: ‘Fate quello che loro dicono ma non quello che loro fanno!'». Gesù, ha ribadito Francesco, «non è un maestro che con severità impone ad altri dei pesi che lui non porta, questa è l’accusa che lui faceva ai dottori della legge». Al contrario, «si rivolge agli umili e ai piccoli perché lui stesso si è fatto piccolo e umile, comprende i poveri e i sofferenti perché lui stesso è povero e provato dai dolori». «Per salvare l’umanità Gesù non ha percorso una strada facile», anzi «il suo cammino è stato doloroso e difficile», come ricorda la lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce». «Il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso giogo che lui ha portato prima di loro», le parole dedicate dal Papa al secondo imperativo: «Per questo è un giogo leggero», perché Gesù «si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità». Per il discepolo, dunque, «ricevere il giogo di Gesù significa ricevere la sua rivelazione e accoglierla: in lui la misericordia di Dio si è fatta carico delle povertà degli uomini, donando così a tutti la possibilità della salvezza».

Coraggio anche nei momenti di stanchezza o delusione. «Anche per noi ci sono momenti di stanchezza e di delusione». Sono questi i momenti, per il Papa, di ricordarsi delle parole del Signore, «che ci danno tanta consolazione e ci fanno capire se stiamo mettendo le nostre forze al servizio del bene». «A volte la nostra stanchezza è causata dall’aver posto fiducia in cose che non sono l’essenziale, perché ci siamo allontanati da ciò che vale realmente nella vita», le parole di Francesco al termine della catechesi: «Il Signore ci insegna a non avere paura di seguirlo, perché la speranza che poniamo in Lui non sarà delusa». «Imparare da lui cosa significa vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia», la consegna del Papa ai 20mila fedeli presenti oggi in piazza: «Vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia, vivere di misericordia vuol dire essere bisognosi di Gesù e impariamo quindi a essere misericordiosi con gli altri». «Tenere fisso lo sguardo sul Figlio di Dio ci fa capire quanta strada dobbiamo ancora fare, ma al tempo stesso ci infonde la gioia di sapere che stiamo camminando con Lui e non siamo mai soli», ha assicurato Francesco, che salutato da un applauso ha ripetuto: «Coraggio, dunque, coraggio! Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore». «Ma padre io sono un peccatore», l’obiezione pronunciata a braccio: «Lasciati andare in Gesù – la proposta – senti su di te la sua misericordia e il tuo cuore sarà colmato di gioia e perdono. Non lasciamoci rubare la speranza di vivere questa vita insieme con Lui e con la forza della sua consolazione».

Il saluto ai fedeli di Rouen. «Nelle difficoltà della vita, prendiamo coraggiosamente la rotta con Gesù e non saremo mai soli. Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore! Dio vi benedica!». È il saluto del Papa ai pellegrini di lingua francese, e in particolare ai fedeli dell’arcidiocesi di Rouen, che con il loro vescovo, monsignor Dominique Lebrun, hanno partecipato questa mattina a Santa Marta alla Messa in suffragio di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso il 26 luglio nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray.

Un pensiero ai giovani. «Cari giovani, riprendendo dopo le vacanze le consuete attività, rafforzate anche il vostro dialogo con Dio, diffondendo la sua luce e la sua pace». È l’invito del Papa, che nel consueto triplice saluto finale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli – con cui si conclude l’udienza generale – ha ricordato la Festa odierna dell’Esaltazione della Croce. «Trovate conforto nella croce del Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo», le parole rivolte agli ammalati. Infine, agli sposi novelli: «Sforzatevi di mantenere un costante rapporto con Cristo Crocifisso, affinché il vostro amore sia sempre più vero, fecondo e duraturo».

Fonte: Sir
Papa Francesco, udienza: magari i leader del mondo potessero dire quello che ha detto Gesù
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