Vita Chiesa
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Papa Francesco, visita in una parrocchia: «Pregare, rendere grazie, andare dagli altri»

«La gioia del Natale è una gioia speciale: ma, è una gioia che non è solo per il giorno di Natale, è per tutta la vita del cristiano. È una gioia serena, tranquilla; una gioia che sempre accompagna il cristiano. Anche nei momenti difficili, nei momenti di difficoltà, questa gioia diventa pace». Lo ha detto, ieri sera, Papa Francesco, nell'omelia della Messa celebrata nella parrocchia romana di S. Giuseppe all'Aurelio.

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Per il Pontefice, «il cristiano non perde mai la pace, quando è vero cristiano: anche nelle sofferenze, quella pace è un dono del Signore. La gioia cristiana è un dono del Signore». A chi gli dice: «Ah, Padre, noi facciamo un bel pranzone, tutti contenti», il Santo Padre risponde: «Ma quello è bello, eh?, un bel pranzone sta bene. Ma quella non è la gioia cristiana della quale parliamo oggi: la gioia cristiana è un'altra cosa. Anche, ci porta a fare festa, è vero, ma è un'altra cosa. E per questo, la Chiesa vuol far capire cosa sia questa gioia cristiana». Riprendendo le parole di san Paolo ai Tessalonicesi, Francesco ha spiegato: «La gioia cristiana la troviamo nella preghiera, viene dalla preghiera e anche dare grazie a Dio: ‘Grazie, Signore, per tante cose belle!'». Eppure «ci sono persone che non sanno ringraziare Dio: sempre cercano qualcosa per lamentarsi».

Il Papa ha ricordato una suora che conosceva che «era buona, lavorava… ma la sua vita era lamentarsi, lamentarsi di tante cose che succedevano… Eh. Nel convento la chiamavano ‘Suor Lamentela', eh, si capisce, no?». Per il Pontefice, «un cristiano non può vivere così, sempre cercando di lamentarsi: ‘Ma, quello ha qualcosa che io non ho, quello… hai visto, ma, cosa è successo…'. E questo non è cristiano, eh? E fa un po' di… fa male trovare cristiani con la faccia amareggiata, con quella faccia inquieta dell'amarezza, che non è in pace. Mai, mai un santo o una santa ha avuto faccia funebre: mai! Sempre i santi hanno la faccia della gioia. O almeno, nelle sofferenze, la faccia della pace. La sofferenza massima, il martirio di Gesù: Lui aveva quella faccia di pace e si preoccupava degli altri. Della mamma, di Giovanni, del ladrone… si preoccupava degli altri». Dunque, «per avere questa gioia cristiana, primo, pregare; secondo, rendere grazie». E «come faccio, per rendere grazie? Ma, ricorda la tua vita e pensa a tante cose buone che la vita ti ha dato: tante. ‘Ma, Padre, è vero, ma io ho ricevuto tante cose cattive!' - ‘Eh, sì, è vero'», ma «pensa alle cose buone».

Tra le cose per cui rendere grazie, il Pontefice ha citato l'avere «una famiglia cristiana, genitori cristiani», un «lavoro», non soffrire la fame, essere «tutti sani». Questo ci abitua alla gioia: «Pregare, rendere grazie». Un'altra dimensione per avere la gioia «è portare agli altri il lieto annuncio. Noi siamo cristiani». «Cristiani», ha evidenziato, viene da «Cristo», e «Cristo» significa «unto». E «noi - ha sottolineato il Santo Padre - siamo ‘unti': lo Spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione. Noi siamo unti: cristiani vuol dire ‘unti'». E ha proseguito Francesco con una serie di domande: «Perché, siamo unti? Per fare quale cosa? Mi ha mandato a portare il lieto annuncio a chi?». Ed ecco la risposta: «Ai miseri; a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di grazia del Signore. Questa è la vocazione di Cristo e anche la vocazione dei cristiani. Andare agli altri, a quelli che hanno bisogno. Siano con bisogni materiali, siano spirituali… tanta gente che soffre angoscia per problemi familiari… portare la pace lì, portare l'unzione di Gesù, quell'olio di Gesù che fa tanto bene e consola le anime».

Il Papa ha quindi riepilogato: «Per avere questa gioia nella preparazione del Natale, primo, pregare: ‘Signore, che io viva questo Natale con la vera gioia'. Non con la gioia del consumismo che ci porta al 24 dicembre tutti in ansia, perché ah, mi manca questo, mi manca quello… No: quella non è la gioia di Dio. Pregare. Secondo: rendere grazie al Signore per le cose buone che ci ha dato. Terzo, pensare come posso andare dagli altri, a quelli che hanno difficoltà, problemi - pensiamo agli ammalati, a tanti problemi, no? - a portare un po' di unzione, di pace, di gioia. Questa è la gioia del cristiano. D'accordo?». «Mancano appena 15 giorni, un po' di meno: 13 giorni - ha proseguito il Pontefice -. In questi giorni, preghiamo. Ma non dimenticate, eh?: preghiamo chiedendo la gioia del Natale. Rendiamo grazie a Dio per tante cose che ci ha dato: la prima, la fede. Questa è una grazia grande. Terzo, pensiamo dove io posso andare a portare un po' di sollievo, di pace a quelli che soffrono. Preghiera, rendimento di grazie e aiuto agli altri. E così arriveremo al Natale dell'Unto, del Cristo, unti da grazia, da preghiera, da azione di grazia e di aiuto agli altri». «Che la Madonna ci accompagni in questa strada verso il Natale. Ma la gioia, eh?, la gioia!», ha concluso.

Fonte: Sir
Papa Francesco, visita in una parrocchia: «Pregare, rendere grazie, andare dagli altri»
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