Vita Chiesa
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Papa a Cassano: ai carcerati, «Il Signore maestro di rinserimento»

L’elicottero papale dell’aviazione militare è atterrato alle 9.05, nel piazzale antistante la casa circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari, prima tappa del viaggio del Papa a Cassano all’Jonio.

Percorsi: Carceri - Papa Francesco

Papa Francesco è stato accolto dal vescovo, monsignor Nunzio Galantino, e dal sindaco di Castrovillari, Domenico Polito. A piedi, ha raggiunto il carcere passando tra due ali di folla e ricevendo un caldo applauso da un centinaio di persone. All’ingresso della casa circondariale, è stato accolto dal direttore, Fedele Rizzo. Nel cortile interno della casa circondariale il Santo Padre incontra i detenuti, uomini e donne, e gli agenti di polizia penitenziaria.

Nell'incontro con i 180 detenuti, accompagnati dagli operatori del carcere Francesco ha invitato a coniugare il “rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo” e l’“effettivo reinserimento nella società”. “Vorrei esprimere la vicinanza del Papa e della Chiesa ad ogni uomo e ogni dona che si trova in carcere, in ogni parte del mondo”, ha esordito il Santo Padre citando il Vangelo di Matteo e le parole di Gesù: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Poi è entrato subito nei temi d’attualità, facendo notare che “nelle riflessioni che riguardano i detenuti, si sottolinea spesso il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena”. “Questo aspetto della polizia penitenziaria è certamente essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta”, ha convenuto il Papa, “ma tale prospettiva non è ancora sufficiente, se non è accompagnata e completata da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società”. “Quando questa finalità viene trascurata - ha ammonito Francesco - l’esecuzione della pena degrada a uno strumento di sola punizione e ritorsione sociale, a sua volta dannoso per l’individuo e della società”.

“Il Signore è un maestro di reinserimento: ci prende per mano e ci riporta nella comunità sociale. Il Signore sempre perdona, sempre accompagna, sempre comprende; a noi spetta lasciarci comprendere, lasciarci perdonare, lasciarci accompagnare”. Nella seconda parte del suo discorso ai carcerati, il Papa ha usato queste parole per ricordare che “un vero e pieno reinserimento della persona non avviene come termine di un percorso solamente umano”. In questo cammino, infatti, “entra anche l’incontro con Dio, la capacità di lasciarci guardare da Dio che ci ama, che è capace di comprenderci e di perdonare i nostri errori”. L’augurio del Papa a ciascun detenuto è “che questo tempo di detenzione non vada perduto, ma possa essere un tempo prezioso, durante il quale chiedere e ottenere da Dio questa grazia”. “Così facendo - ha assicurato Francesco - contribuirete a rendere migliori prima di tutto voi stessi, ma nello stesso tempo anche la comunità, perché, nel bene e nel male, le nostre azioni influiscono sugli altri e su tutta la famiglia umana”. Per finire, “un pensiero affettuoso” ai familiari dei carcerati: “Che il Signore vi conceda di riabbracciarli in serenità e in pace” e un “incoraggiamento a tutti coloro che operano in questa casa”: ai dirigenti, agli agenti di polizia penitenziaria, a tutto il personale.

Dio mai condanna, mai perdona soltanto: perdona e accompagna”, ha detto il Papa, in un’aggiunta a braccio al discorso rivolto ai reclusi della casa circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari. “Dio fa questo con noi”, ha spiegato Francesco sempre fuori testo: “Ci perdona, ci accompagna e ci aiuta nella strada, sempre, anche nelle cose piccole”. “Quando ci andiamo a confessare - ha proseguito il Santo Padre - il Signore ci dice: ‘Io ti perdono, ma adesso vieni con me’, e ti aiuta a riprendere la strada”. “Dio mai condanna, mai perdona soltanto: perdona e accompagna”, la frase centrale pronunciata a braccio dal Papa nella sua prima tappa a Cassano. “Ma noi siamo fragili e dobbiamo tornare alla confessione”, le parole del Papa: “Ma Dio sempre non si stanca, sempre dà la mano nel bene e nel male”.

Papa Francesco, dopo aver salutato uno per uno i detenuti del carcere di Castrovillari, ha voluto incontrare le due nonne di Cocò Campolongo, il bambino di tre anni ucciso pochi mesi fa a Cassano all’Jonio, e il papà del piccolo. Il Santo Padre ha espresso vicinanza alla mamma del bimbo ucciso sperando che episodi del genere non si ripetano più. “Mai più succeda che un bambino debba avere queste sofferenze”, le parole del Papa. “Mai più vittime della ‘ndrangheta”, il grido di Papa Francesco, che ha fatto riferimento alla violenza dicendo: “Non deve mai succedere una cosa del genere nella società”. Il Papa, ha assicurato, ha pregato molto e sta pregando per Cocò e per tutti i bambini vittima di questa sofferenza.

Fonte: Sir
Papa a Cassano: ai carcerati, «Il Signore maestro di rinserimento»
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