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Papa a Cuba: Messa a Holguìn, andare «oltre» il «politicamente corretto»

«Guardare oltre, non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto», «superando i nostri pregiudizi, le nostre resistenze al cambiamento degli altri e anche di noi stessi». È l’invito del Papa, che nella Messa celebrata oggi a Holguìn, in apertura della sua terza giornata cubana, ha preso spunto dal Vangelo della vocazione di Matteo per soffermarsi sul «seguimi» di Gesù e su quel «gioco di sguardi» che «è in grado di trasformare la storia».

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Papa a Cuba: Messa a Holguìn, andare «oltre» il «politicamente corretto»

«I pubblicani erano malvisti e inoltre considerati peccatori, per questo vivevano isolati e disprezzati dagli altri», ha esordito Francesco: «Con loro non si poteva mangiare, né parlare e né pregare. Per il popolo erano dei traditori, che prendevano dalla loro gente per dare ad altri. I pubblicani appartenevano a questa categoria sociale». Con Matteo, invece, «Gesù si fermò, non passò oltre frettolosamente, lo guardò senza fretta, con calma. Lo guardò con occhi di misericordia; lo guardò come nessuno lo aveva guardato prima. E questo sguardo aprì il suo cuore, lo rese libero, lo guarì, gli diede una speranza, una nuova vita, come a Zaccheo, a Bartimeo, a Maria Maddalena, a Pietro e anche a ciascuno di noi».

«Anche se noi non osiamo alzare gli occhi al Signore, Lui ci guarda per primo», ha assicurato il Papa: «È la nostra storia personale: ognuno di noi può dire: anch’io sono un peccatore su cui Gesù pone il suo sguardo». Di qui l’invito «a fare, a casa o in chiesa, un momento di silenzio per ricordare con gratitudine e gioia quella circostanza, quel momento in cui lo sguardo misericordioso di Dio si è posato sulla nostra vita». «Il suo amore ci precede, il suo sguardo anticipa le nostre necessità», ha affermato Francesco, ricordando che Gesù «sa vedere oltre le apparenze, al di là del peccato, del fallimento o dell’indegnità. Sa vedere oltre la categoria sociale a cui apparteniamo. Andando oltre, vede quella dignità di figlio, a volte sporcata dal peccato, ma sempre presente nel profondo della nostra anima. È venuto proprio a cercare tutti coloro che si sentono indegni di Dio, indegni degli altri». «Lasciamoci guardare da Gesù, lasciamo che il suo sguardo percorra le nostre strade, lasciamo che il suo sguardo ci riporti la gioia, la speranza», l’invito del Papa: dopo quel «seguimi», «Matteo non è più lo stesso: l’incontro con Gesù, con il suo amore misericordioso, lo ha trasformato. E si lascia alle spalle il banco delle imposte, il denaro, la sua esclusione. Prima aspettava seduto per riscuotere, per prendere dagli altri; ora con Gesù deve alzarsi per dare, per offrire, per offrirsi agli altri».

«I concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa». A lanciare l’ammonimento è stato il Papa, durante la Messa a Holguìn, città cubana che per la prima volta viene visitata da un Pontefice. Commentando il Vangelo della vocazione di Matteo, Francesco ha spiegato che «Gesù lo ha guardato e Matteo ha trovato la gioia nel servizio». «Per Matteo e per tutti coloro che hanno percepito lo sguardo di Gesù, i concittadini non sono quelli di cui si approfitta, si usa e si abusa», ha proseguito, perché «lo sguardo di Gesù genera un’attività missionaria, di servizio, di dedizione». «Gesù va avanti, ci precede, apre la strada e ci invita a seguirlo», ha proseguito il Papa: «Ci sfida giorno per giorno con la domanda: credi? Credi che sia possibile che un esattore si trasformi in un servitore? Pensi che sia possibile che un traditore diventi un amico? Pensi che sia possibile che il figlio di un falegname sia il Figlio di Dio? Il suo sguardo trasforma il nostro sguardo, il suo cuore trasforma il nostro cuore. Dio è Padre che vuole la salvezza di tutti i suoi figli».

«Lasciamoci guardare dal Signore nella preghiera, nell’Eucaristia, nella Confessione, nei nostri fratelli, soprattutto quelli che si sentono abbandonati, più soli». È l’invito del Papa, nella parte finale dell’omelia della Messa ad Holguìn, tutta incentrata sullo «sguardo» di Gesù che chiama Matteo. «E impariamo a guardare come Lui guarda noi», ha proseguito Francesco: «Condividiamo la sua tenerezza e la sua misericordia con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà. Ancora una volta siamo chiamati ad imparare da Gesù, che vede sempre quello che c’è di più autentico in ogni persona, che è appunto l’immagine del Padre». Poi il riferimento alla comunità cubana: «So con quale sforzo e sacrificio la Chiesa a Cuba sta lavorando per portare a tutti, anche nei luoghi più remoti, la parola e la presenza di Cristo», ha assicurato il Papa, tributando «una menzione speciale» alle cosiddette «case di missione», che, «data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria». «Sono piccoli segni della presenza di Dio nei nostri quartieri - ha detto Francesco - e un aiuto quotidiano per rendere vive le parole dell’apostolo Paolo: ‘Vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto’».

Fonte: Sir
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