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Papa a Lesbo: al porto di Mytilene, «I migranti, prima di essere numeri, sono persone, volti, nomi, storie»

«I migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie». Ad affermarlo è oggi Papa Francesco, nel discorso tenuto al presidio della guardia costiera nel porto di Mytilene incontrando con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con l’arcivescovo di Atene Ieronymos le autorità, la cittadinanza e la comunità cattolica di Lesbo per fare memoria delle vittime delle migrazioni.

Parole chiave: Lesbo (16)
Il discorso del Papa nel porto di Mytilene

«La Grecia ha tenuto aperti i cuori e le braccia». «Da quando Lesbo è diventata un approdo per tanti migranti in cerca di pace e di dignità, ho sentito il desiderio di venire qui», ha esordito il Pontefice ringraziando il presidente Pavlopoulos per l’invito ed esprimendo «ammirazione al popolo greco che, nonostante le gravi difficoltà da affrontare», ha saputo tenere «aperti i cuori e le porte» mettendo a disposizione il poco che aveva «per condividerlo con chi era privo di tutto». Il Papa ha ricordato anche la generosità «di altre nazioni circostanti, che fin dai primi momenti hanno accolto con grande disponibilità moltissimi migranti forzati» e ha espresso apprezzamento per «la presenza generosa di tanti volontari e di numerose associazioni, che, insieme alle diverse istituzioni pubbliche, hanno portato e stanno portando il loro aiuto». Francesco ha quindi rinnovato «un accorato appello alla responsabilità e alla solidarietà di fronte a una situazione tanto drammatica». Nel sottolineare le condizioni critiche, l’ansia, la paura, a volte la disperazione di molti profughi per i disagi e l’incertezza del futuro, ha definito «comprensibili e legittime» le preoccupazioni «delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa»; tuttavia, ha ammonito, «non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani», e chiunque vi metta piede «dovrebbe poterlo sperimentare». Invece, «purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini».

Rimuovere le cause dell'esodo. «Voi, abitanti di Lesbo, - ha detto ancora il Papa - dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri». «Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra – il monito del Pontefice -, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali». È anzitutto necessario costruire la pace «là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza. Va invece promossa senza stancarsi la collaborazione tra i Paesi, le Organizzazioni internazionali e le istituzioni umanitarie, non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza». Di qui l’auspicio che abbia successo il Primo vertice umanitario mondiale in programma a Istanbul il mese prossimo.

Cercare soluzioni insieme. Solo insieme, ha detto ancora Papa Francesco, «si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi. E in questo è indispensabile anche il contributo delle Chiese e delle Comunità religiose». «La mia presenza qui insieme al Patriarca Bartolomeo e all’Arcivescovo Ieronymos – ha spiegato il Papa – sta a testimoniare la nostra volontà di continuare a collaborare perché questa sfida epocale diventi occasione non di scontro, ma di crescita della civiltà dell’amore». Di fronte alle tragedie che feriscono l’umanità, «Dio non è indifferente, non è distante – ha quindi assicurato -. Egli è il nostro Padre, che ci sostiene nel costruire il bene e respingere il male. Non solo ci sostiene, ma in Gesù ci ha mostrato la via della pace. Di fronte al male del mondo, Egli si è fatto nostro servo, e col suo servizio di amore ha salvato il mondo. Questo è il vero potere che genera la pace». Per Francesco, «solo chi serve con amore costruisce la pace. Il servizio fa uscire da sé stessi e si prende cura degli altri, non lascia che le persone e le cose vadano in rovina, ma sa custodirle, superando la spessa coltre dell’indifferenza che annebbia le menti e i cuori». Un ringraziamento, infine, in greco: «Eucaristw!».

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