Vita Chiesa
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Papa a San Giovanni Rotondo: mons. Castoro, «Grazie perché si è chinato sulle ferite di chi soffre»

Mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo ha salutato Papa Francesco al termine della Messa, ringraziandolo soprattutto per essersi chinato sui «nostri bambini ammalati e delle loro famiglie».

Messa del Papa a San Giovanni Rotondo (Foto Sir)

«In questi anni lei ci sta facendo vivere una nuova stagione ecclesiale, una nuova primavera dello Spirito, ha riaperto le finestre del nostro cuore per far entrare aria nuova, ha riaperto soprattutto alcune pagine del Vangelo, per farci risentire la freschezza della tenerezza di Dio e la carezza della sua misericordia». È il saluto che mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo, al Papa, al termine della messa sulla spianata del Santuario progettato da Renzo Piano e impreziosito dagli ori e dai mosaici di padre Marko Ivan Rupnik, gesuita e amico di Francesco.

«Grazie per essersi fatto pellegrino a San Giovanni Rotondo», ha proseguito Castoro: «La sua presenza ci conferma nella fede, ci sprona alla carità, ravviva in noi la speranza di un futuro migliore!». «Grazie perché, ancora una volta, si è chinato sulle ferite di chi soffre, soprattutto dei nostri bambini ammalati e delle loro famiglie, recandosi nel reparto di oncoematologia pediatrica, in continuità con la sua enciclica dei gesti che ogni giorno ci presenta la Chiesa come la «locanda del buon samaritano», le parole dedicate dal vescovo al modo in cui il Papa ha scelto di iniziare la sua visita a San Giovanni Rotondo: «Grazie perché sta manifestando la sua amorevole paternità verso i giovani, qui ben rappresentati. Li ha voluti al centro dell’attenzione della Chiesa in occasione del prossimo Sinodo dei vescovi, perché li porta nel cuore».

«Tutti ci sentiamo interpellati da questa scelta prioritaria del suo pontificato», ha assicurato Castoro: «Grazie per la premura e l’affetto che ha voluto manifestare verso la mia persona, in special modo in questo periodo segnato dalla fragilità della malattia. La comunione con la sua persona, Santo Padre, mi fa avvertire ancora di più la Chiesa come una famiglia, come una casa per il sollievo della sofferenza».

Fonte: Sir
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