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Papa in Cile: ai giovani, siate «protagonisti del Cile che i vostri cuori sognano»

Senza la connessione con Gesù finiamo per annegare i nostri sogni: lo ha detto il Papa ai giovani (testo integrale) che l'hanno accolto nel Santuario di Maipù. Francesco li ha esortati ad essere protagonisti della storia ripetendo ciò che diceva sant'Alberto Hurtado: «Cosa farebbe Cristo al mio posto?» E ha affermato: «Quanto ha bisogno la Chiesa e la Chiesa cilena di voi».

Percorsi: Giovani - Papa Francesco
L'incontro del Papa con i giovani (Foto L'Osservatore Romano)

«Essere protagonisti del Cile che i vostri cuori sognano». È cominciato con questa consegna l’incontro del Papa con i giovani cileni, nel santuario di Maipú a Santiago, alle ore 17.30 locali (21.30 ora di Roma). «So che il cuore dei giovani cileni sogna e sogna in grande – ha proseguito il Papa dopo aver ascoltato la testimonianza di Ariel, uno dei giovani presenti – perché da queste terre sono nate esperienze che si sono allargate e moltiplicate attraverso diversi Paesi del nostro continente. Chi le ha promosse? Giovani come voi che hanno saputo vivere l’avventura della fede. Perché la fede provoca nei giovani sentimenti di avventura, che invita a viaggiare attraverso paesaggi incredibili, per niente facili, per niente tranquilli… ma a voi piacciono le avventure e le sfide. Anzi, vi annoiate quando non avete delle sfide che vi stimolano. Questo si vede chiaramente, ad esempio, ogni volta che succede una catastrofe naturale: avete un’enorme capacità di mobilitarvi, che parla della generosità dei vostri cuori». Prima di pronunciare il discorso, è stato portato al Papa il Simbolo dei giovani per il Sinodo. Poi i giovani hanno portato la Croce del Cile e hanno offerto al Papa un nastro, segno del sangue versato di Cristo, che Francesco ha collocato sulla Croce prima di iniziare a parlare.

La vera maturità è portare avanti i sogni insieme. «Nel mio ministero episcopale, ho potuto scoprire che ci sono molte, ma molte buone idee nei cuori e nelle menti dei giovani. Sono inquieti, cercatori, idealisti. Il problema è di noi adulti che, molte volte, con la faccia di sapientoni, diciamo: ‘Pensa così perché è giovane, presto maturerà’». È l’identikit dei giovani, tracciato dal Papa. «Sembrerebbe che maturare sia accettare l’ingiustizia, credere che non possiamo fare nulla, che tutto è sempre stato così», l’obiezione di Francesco, che poi ha aggiunto a braccio: «Maturare non è abbassare la guardia e lasciarsi comprare per due soldi, non è maturare questo! Questa è corruzione: la vera maturità è portare avanti i sogni insieme, e non abbassando la guardia, non mentendo!». Poi il Papa ha spiegato il senso dell’imminente appuntamento ecclesiale dedicato proprio alle nuove generazioni: «Tenendo conto di tutta la realtà dei giovani, ho voluto realizzare quest’anno il Sinodo e, prima del Sinodo, l’Incontro dei giovani perché si sentano e siano protagonisti nel cuore della Chiesa; per aiutarci a far sì che la Chiesa abbia un volto giovane, non certo perché si fa un trattamento con creme rigeneranti, ma perché dal profondo del cuore si lascia interpellare, si lascia interrogare dai suoi figli per poter essere ogni giorno più fedele al Vangelo». «La Santa madre Chiesa oggi ha bisogno di voi, che ci interpelliate. La Chiesa ha bisogno che voi diventiate maggiorenni spiritualmente, e abbiate il coraggio di dire: ‘Questo mi piace, questo non va bene, potete dire quello che pensate'». Il riferimento di Francesco è, in particolare, all’incontro per i giovani di tutto il mondo che si svolgerà a Roma la settimana prima della Domenica delle Palme: «Ho paura dei filtri», ha detto a braccio, «voglio ascoltarvi direttamente: è importante che voi parliate e non vi lasciate tacitare. Se non parlate, come possiamo aiutarvi?». Durante l’incontro dei giovani, saranno loro dunque i protagonisti: «Cattolici e non cattolici, cristiani e di altre religioni». «Quanto ha bisogno la Chiesa cilena di voi, per scuoterci e aiutarci ad essere più vicini a Gesù!», ha esclamato Francesco: «Le vostre domande, il vostro voler sapere, il vostro voler essere generosi esigono da noi che siamo più vicini a Gesù. Tutti siamo chiamati ad essere vicini a Gesù».

Non rimaniamo senza «connessione» alla fede. «Parlando un giorno con un giovane gli ho chiesto che cosa potesse metterlo di cattivo umore. Mi ha detto: ‘Quando al cellulare si scarica la batteria o quando perdo il segnale internet». È l’aneddoto raccontato dal Papa ai giovani, al santuario di Maipù. «Gli ho chiesto: ‘Perché?'», ha proseguito Francesco: «Mi ha risposto: ‘Padre, è semplice, mi perdo tutto quello che succede, resto fuori dal mondo, come appeso. In quei momenti, vado di corsa a cercare un caricabatterie o una rete wi-fi e la password per riconnettermi'». Per il Papa, «può succederci la stessa cosa con la fede»: «Dopo un primo tempo di cammino e di slancio iniziale, ci sono dei momenti in cui, senza accorgerci, comincia a calare la nostra ‘larghezza di banda’ e iniziamo a restare senza connessione, senza batteria, e allora ci prende il cattivo umore, diventiamo sfiduciati, tristi, senza forza, e incominciamo a vedere tutto negativo». «Quando rimaniamo senza questa ‘connessione’ che dà vita ai nostri sogni – l’analisi di Francesco – il cuore inizia a perdere forza, a restare anch’esso senza carica e, come dice quella canzone, ‘il rumore intorno e la solitudine della città ci isolano da tutto. Il mondo che si capovolge cerca di immergermi in esso annegando le mie idee'». «Senza connessione, senza la connessione con Gesù, finiamo per annegare le nostre idee, i nostri sogni, la nostra fede e ci riempiamo di malumore», ha ammonito il Papa: «Da protagonisti – quali siamo e vogliamo essere – possiamo arrivare a pensare che è lo stesso fare qualcosa o non farlo. Rimaniamo disconnessi da ciò che sta accadendo nel mondo. Cominciamo a sentire che restiamo fuori dal mondo, come mi diceva quel ragazzo». «Mi preoccupa quando, perdendo il ‘segnale’, molti pensano di non avere niente da dare e rimangono come persi», il grido d’allarme di Francesco: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Mai», il consiglio ad ogni giovane. «Quel pensiero, come amava dire Hurtado – ha commentato il Papa citando il santo gesuita – è il consiglio del diavolo che vuole farti credere che non vali nulla… ma per lasciare le cose come stanno. Siamo tutti necessari e importanti, abbiamo tutti qualcosa da dare». «Ognuno si può chiedere», il suggerimento a braccio: «Quanto io ho da dare nella vita?». Se la risposta è «no», il consiglio del Papa è: «Cerca di trovarlo in fretta, tu hai qualcosa da dare alla società, non perdere la connessione».

La «password» di sant’Alberto Hurtado . Ai giovani radunatisi oggi nel Santuario di Maipù, il Papa ha affidato la «password» di sant’Alberto Hurtado, la «regola d’oro per accendere il suo cuore con quel fuoco capace di mantenere viva la gioia». «La password di Hurtado era molto semplice, mi piacerebbe che la appuntaste sui vostri cellulari», la proposta: «Lui si domanda: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. A scuola, all’università, per strada, a casa, con gli amici, al lavoro; davanti a quelli che fanno i bulli: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. Quando andate a ballare, quando fate sport o andate allo stadio: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. È la password, la carica per accendere il nostro cuore, accendere la fede e la scintilla nei nostri occhi. Questo è essere protagonisti della storia. Occhi scintillanti perché abbiamo scoperto che Gesù è fonte di vita e di gioia». «Protagonisti della storia – l’invito di Francesco – perché vogliamo contagiare quella scintilla in tanti cuori spenti, opachi, che hanno dimenticato cosa significa sperare; in tanti che sono apatici e aspettano che qualcuno li inviti e li provochi con qualcosa che valga la pena. Essere protagonisti è fare ciò che ha fatto Gesù. Lì dove sei, con chiunque ti trovi e a qualsiasi ora: ‘Cosa farebbe Gesù al mio posto?’». Poi il Papa è sceso nel dettaglio: «L’unico modo per non dimenticare una password è usarla. Tutti i giorni. Verrà il momento in cui la saprete a memoria; e verrà il giorno in cui, senza rendervene conto, il vostro cuore batterà come quello di Gesù. Perché non basta ascoltare un insegnamento religioso o imparare una dottrina; quello che vogliamo è vivere come Gesù ha vissuto. Per questo i giovani del Vangelo gli chiedono: ‘Signore, dove abiti?’; ‘come vivi? Vogliamo vivere come Gesù’, questo sì che fa vibrare il cuore».

«Rischiare, correre il rischio». Si è concluso con questo invito, salutato da un applauso fragoroso, l’incontro del Papa con i giovani cileni nel santuario di Maipù. «Cari amici, siate coraggiosi, andate spediti incontro ai vostri amici, a quelli che non conoscete o che si trovano in un momento difficile», la consegna di Francesco: «Andate con l’unica promessa che abbiamo: in mezzo al deserto, alla strada, all’avventura, ci sarà sempre la connessione, esisterà un caricabatterie. Non saremo soli. Sempre godremo della compagnia di Gesù, di sua Madre e di una comunità. Certamente una comunità che non è perfetta, ma ciò non significa che non abbia molto da amare e da offrire agli altri». «Siate i giovani samaritani che non lasciano mai un uomo a terra lungo la strada». Poi il Papa, a braccio, ha esortato i giovani a chiedersi:» Qualche volta ho abbandonato qualcuno per strada? Un parente, un amico, un’amica…». «Siate i giovani cirenei che aiutano Cristo a portare la sua Croce e condividono la sofferenza dei fratelli», ha proseguito: «Siate come Zaccheo che trasforma il suo cuore materialista in un cuore solidale. Siate come la giovane Maddalena, appassionata cercatrice dell’amore, che solo in Gesù trova le risposte di cui ha bisogno. Abbiate il cuore di Pietro, per lasciare le reti in riva al lago. Abbiate l’affetto di Giovanni, per riporre in Gesù tutti i vostri affetti. Abbiate la disponibilità di Maria per cantare con gioia e fare la sua volontà». Infine, un nuovo appello a braccio: «Quelli che hanno il telefono, lo prendano in mano: è un segno per non dimenticarsi della password. Così potete riconnettervi e non rimanere fuori dalla banda». Dopo la benedizione finale, il Papa Francesco ha deposto un Rosario alla statua della Virgen del Carmen, prima di trasferirsi in auto alla Pontificia Università Cattolica del Cile a Santiago.

«Si comincia con i piedi per terra della patria, e se non amate la vostra patria non potete amare Gesù e amare Dio». È una delle numerose aggiunte a braccio con cui il Papa ha farcito il suo discorso ai giovani, nel santuario di Maipù. «L’amore per la patria è l’amore per la madre, che ci insegna a camminare», ha spiegato Francesco ancora fuori testo. «Se non siete patrioti, non patriottici ma patrioti, non farete nulla nella vita», ha puntualizzato: «Fate qualcosa per il vostro Cile!». Ad un certo punto del suo discorso, Francesco si è fermato per stare idealmente vicino ad una ragazza che si era sentita male ed è stata portata via, invitando la folla dei suoi coetanei a fare altrettanto.

(testo integrale)

Fonte: Sir
Papa in Cile: ai giovani, siate «protagonisti del Cile che i vostri cuori sognano»
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