Vita Chiesa
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Papa in Ecuador: incontro società civile, «Costruire una società dell'inclusione»

«La nostra società vince quando ogni persona, ogni gruppo sociale, si sente veramente a casa». Ne è convinto il Papa, che incontrando la società civile nella chiesa di san Francisco ha offerto alla folla sterminata di fedeli che lo acclamavano «alcune chiavi del vivere insieme come cittadini a partire dalla vita familiare».

Papa Francesco

«In una famiglia, i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno è escluso», ha ricordato il Papa: «Se uno ha una difficoltà, anche grave, anche quando ‘se l’è cercata’, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore è di tutti. Non dovrebbe essere così anche nella società? E, tuttavia, le nostre relazioni sociali o il gioco politico, spesso si basano sulla competizione, sullo scarto. La mia posizione, la mia idea, il mio progetto sono rafforzati se sono in grado di battere l’altro, di impormi». «È essere famiglia questo?», si è chiesto Francesco: «Nelle famiglie, tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l’individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti. Questo è essere famiglia!».              

«Se potessimo vedere l’avversario politico, il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli o i mariti, i padri o le madri», il sogno del Papa, che ai fedeli ha chiesto: «Amiamo la nostra società? Amiamo il nostro Paese, la comunità che stiamo cercando di costruire? La amiamo nei concetti discussi nel mondo delle idee? Amiamola piuttosto con le opere che con le parole! In ogni persona, nel concreto, nella vita che condividiamo. L’amore tende sempre alla comunicazione, mai all’isolamento». A partire da questo «affetto», la convinzione di Francesco, «scaturiranno gesti semplici che rafforzano i legami personali», a partire dall’«importanza della famiglia come cellula della società». In famiglia, «le persone ricevono i valori fondamentali dell’amore, della fraternità e del reciproco rispetto, che si traducono in valori sociali essenziali: la gratuità, la solidarietà e la sussidiarietà», lo schema di fondo del discorso del Papa.

«I beni sono destinati a tutti, e per quanto uno ostenti la sua proprietà, pesa su di essi un’ipoteca sociale». Il Papa ha ribadito il principio della destinazione universale dei beni, uno dei cardini della dottrina sociale della Chiesa. «Così - ha spiegato - si supera il concetto economico di giustizia, basato sul principio di compravendita, con il concetto di giustizia sociale, che difende il diritto fondamentale dell’individuo a una vita degna». L’esempio, ancora una volta, è la vita quotidiana delle famiglie: «Per i genitori tutti i figli, anche se ciascuno ha la sua indole, sono ugualmente degni d’amore. Invece, quando il bambino si rifiuta di condividere quello che riceve gratuitamente da loro, rompe questa relazione. L’amore dei genitori lo aiuta ad uscire dal suo egoismo per imparare a vivere insieme agli altri, a rinunciare per aprirsi all’altro». «Nell’ambito sociale questo significa che la gratuità non è un complemento ma un requisito necessario della giustizia», ha ammonito il Papa: «Quello che siamo e abbiamo ci è stato donato per metterlo al servizio degli altri, il nostro compito consiste nel farlo fruttificare in opere buone».

«L’Ecuador - insieme ad altri Paesi della frangia amazzonica - ha l’opportunità di praticare la pedagogia di una ecologia integrale». Ne è convinto il Papa, che ha ripreso il concetto fondamentale della «Laudato si’» per ribadire che «noi abbiamo ricevuto in eredità dai nostri genitori il mondo, ma anche in prestito dalle generazioni future alle quali lo dobbiamo consegnare!». «Dalla fraternità vissuta in famiglia, nasce la solidarietà nella società, che non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell’essere responsabili l’uno dell’altro», ha puntualizzato Francesco incontrando i rappresentanti della società civile: «Se vediamo nell’altro un fratello, nessuno può rimanere escluso, separato». «Lo sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato», ha poi ammonito riferendosi alla situazione concreta del primo dei Paesi tappa del suo viaggio in America Latina: «Essere custodi di questa ricchezza che abbiamo ricevuto ci impegna con la società nel suo insieme e con le generazioni future, alle quali non potremo lasciare in eredità questo patrimonio senza una cura adeguata dell’ambiente, senza una coscienza di gratuità che scaturisce dalla contemplazione del creato».

«Inclusione» è anche offrire «la speranza di un futuro migliore» creando occupazione, in primo luogo per i giovani, ha poi spiegato il Papa, che ha fatto notare che «l’Ecuador, come molte nazioni latinoamericane, sperimenta oggi profondi cambiamenti sociali e culturali, nuove sfide che richiedono la partecipazione di tutti i soggetti interessati». «La migrazione, la concentrazione urbana, il consumismo, la crisi della famiglia, la disoccupazione, le sacche di povertà producono incertezze e tensioni che costituiscono una minaccia per la convivenza sociale», ha proseguito Francesco scendendo nel dettaglio: «Le norme e le leggi, così come i progetti della comunità civile, devono cercare l’inclusione, per favorire spazi di dialogo, di incontro e quindi lasciare al ricordo doloroso qualunque tipo di repressione, il controllo illimitato e la sottrazione di libertà». «La speranza di un futuro migliore - ha concluso - richiede di offrire reali opportunità ai cittadini, soprattutto ai giovani, creando occupazione». Poi il Papa, ha braccio, ha denunciato ancora una volta la «cultura dello scarto», che fa comodo «ai servitori dell’egoismo, del dio denaro che sta al centro di un sistema che ci schiaccia tutti».

«Il dialogo è necessario, essenziale per arrivare alla verità, che non può essere imposta, ma cercata con sincerità e spirito critico», ha detto ancora Francesco, secondo il quale «in una democrazia partecipativa, ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili, sono protagonisti essenziali in questo dialogo». Incontrando i rappresentanti della società civile, Francesco ha affermato che «il rispetto per l’altro che si apprende in famiglia, si traduce in ambito sociale nella sussidiarietà». «Accettare che la nostra scelta non è necessariamente l’unica legittima è un sano esercizio di umiltà», ha spiegato: «Riconoscendo ciò che c’è di buono negli altri, anche con i loro limiti, vediamo la ricchezza che caratterizza la diversità». In questa prospettiva, «gli uomini, i gruppi hanno il diritto di compiere il loro cammino, anche se questo a volte porta a commettere errori». «Anche la Chiesa - ha assicurato il Papa - vuole collaborare nella ricerca del bene comune, con le sue attività sociali, educative, promuovendo i valori etici e spirituali, essendo segno profetico» specialmente per i «più bisognosi». «Molti – ha concluso– mi chiedono perché parlo tanto dei bisognosi, delle persone escluse, al margine della strada. Semplicemente perché questa realtà e la risposta a questa realtà sono al centro del Vangelo».

Fonte: Sir
Papa in Ecuador: incontro società civile, «Costruire una società dell'inclusione»
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