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Papa in Myanmar e Bangladesh: Burke, «in Myanmar incontrerà il capo dell’esercito»

«Un viaggio per portare riconciliazione, perdono e pace». Così il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, riprendendo le parole di Francesco, ha definito il 21° viaggio apostolico internazionale del Papa, in programma in Myanmar e Bangladesh dal 26 novembre al 2 dicembre.

Papa Francesco in partenza per uno dei suoi viaggi apostolici (Foto Sir)

«Sarà la prima volta che un Papa si reca in Myanmar», ha detto il portavoce vaticano nel briefing odierno con i giornalisti. In Bangladesh Giovanni Paolo II si è recato nel 1986 e Paolo VI era stato a Dakka nel 1970, che però in quel momento era in Pakistan. In Myanmar, ha ricordato Burke, ci sono 51 milioni di abitanti, il 91% dei quali è buddista, mentre in Bangladesh, su una popolazione di 160 milioni di persone, il 98% è di religione musulmana e l’Islam è la religione di Stato.

Il 26 novembre la partenza dell’aereo papale per l’aeroporto di Fiumicino per Yangon è prevista alle ore 21.40, l’arrivo a Yangon alle 13.30 (ore locale), dove è in programma l’accoglienza ufficiale, senza discorsi. Martedì 28, alle ore 10, l’incontro privato con i leader religiosi del Myanmar, seguito dalla Messa privata. Alle 12 la partenza per Nay Pyi Taw, dove alle 15.10 si svolgerà l’accoglienza ufficiale e alle 15.10 la cerimonia di benvenuto nel palazzo presidenziale, seguita alle 16 dalla visita di cortesia al presidente e alle 16.30 dall’incontro con il Consigliere di Stato e il Ministro degli Esteri. L’incontro con le autorità, con la società civile e il Corpo diplomatico si svolgerà alle 17.15, nell’International Convention Centre; alle 18.20 il ritorno in aereo a Yangon, dove il Papa arriverà alle 19.25 e cenerà in privato. Mercoledì 29 la Messa è stata anticipata di un’ora, e si svolgerà alle 8.30. Alle 16.15 l’incontro con il Consiglio supremo «Sangha» dei monaci buddisti al Kaba  Aye Centre, seguito alle 17.15 dall’incontro con i vescovi nel salone della cattedrale, al termine del quale il Papa benedirà le pietre di 16 chiese, del seminario e della nunziatura apostolica non ancora costruita. Tornato nella sua residenza, Francesco incontrerà i gesuiti del Myanmar. Giovedì 30 novembre, in privato, in mattinata nella casa arcivescovile il Papa riceverà il capo dell’esercito, prima della Messa con i giovani in programma alle 10.15 in cattedrale.

Alle 12.45 il congedo ufficiale in aeroporto, alle 13.05 la partenza per Dakka, dove alle 15 si svolgerà in aeroporto la cerimonia di benvenuto e alle 16 la visita al National Martyris Memorial di Savar, dove il Papa renderà omaggio al padre della nazione e sarà accolto al Museo da cinque suoi familiari. Alle 17.30 la visita di cortesia al presidente nel palazzo presidenziale, cui seguirà, alle 18 in una sala attigua, l’incontro con le autorità e il Corpo diplomatico.

Venerdì 1° dicembre, alle 10, la Messa con 16 ordinazioni sacerdotali (in un Paese con poco meno di 400 sacerdoti), poi il pranzo in privato e nel pomeriggio, alle 16, la visita alla cattedrale e l’incontro con i vescovi, alle 16.15, nella casa dei sacerdoti anziani della diocesi. Alle 17, nel giardino del palazzo arcivescovile, l’incontro ecumenico ed interreligioso per la pace, a cui parteciperà anche un gruppo di «rohingya». Poi in privato, alla nunziatura, l’incontro con i gesuiti del Bangladesh.

Il 2 dicembre la Messa in privato e il congedo in nunziatura, cui seguirà alle 10 la visita privata alla Casa Madre Teresa di Tejgaon. Poi il Papa raggiungerà a piedi la chiesa del Santo Rosario, la prima chiesa del Bangladesh, dove alle 10.45 incontrerà i sacerdoti, i religiosi, i consacrati, i seminaristi e le novizie e alle 11.45 visiterà il cimitero parrocchiale e la citata chiesa. Dopo il pranzo in nunziatura, l’incontro con i giovani, per circa un’ora. Alle 16.45 il congedo, alle 17.15 la partenza. L’arrivo dell’aereo papale è previsto per le 23 del 2 dicembre a Roma Fiumicino.

«In tutte e due le tappe del viaggio, in Myanmar e Bangladesh, sono previsti atti per i giovani», ha commentato Burke, «per dimostrare che la Chiesa guarda ai giovani con speranza». In totale, nel suo imminente viaggio apostolico il Papa pronuncerà 11 discorsi, cinque in Myanmar e 6 in Bangladesh, tutti pronunciati in italiano, con traduzioni sui maxischermi e libretti per i vescovi.

Burke ha anche annunciato che ci saranno anche i «rohingya» all’incontro ecumenico ed interreligioso per la pace, in programma alle ore 17 (ora locale) del 1°dicembre, nel giardino dell’arcivescovado di Dakka, in Bangladesh. «Non sarà un incontro di preghiera ma di testimonianza» dei vari gruppi religiosi presenti nel Paese, ha precisato il portavoce vaticano, rispondendo alle numerose domande in merito dei giornalisti. «Tutti sappiamo cosa ha consigliato il card. Bo», ha detto Burke a proposito del consiglio del cardinale di Yangon di non usare mai durante il viaggio la parola «rohingya»: «Il Papa prende il suo consiglio molto sul serio. Però poi cosa farà il Papa lo scopriremo insieme», ha aggiunto. A differenza dell’incontro interreligioso in programma il 20 novembre in Myanmar, che avrà un carattere privato, quello in Bangladesh sarà un incontro di carattere pubblico, con un discorso del Papa. «Quello dei rohingya è un piccolo gruppo», ha precisato Burke a proposito dell’incontro del 1° dicembre in Bangladesh: «Sarà un piccolo incontro, parlerà anche con loro». Interrogato in merito ad ulteriori dettagli su cosa dirà Francesco nel discorso previsto in quel momento del viaggio, Burke ha risposto: «Vediamo quando lo vediamo». Il termine «rohingya», ha precisato in risposta alla domanda di un giornalista, «non è una parola proibita» in Vaticano, nel lessico ufficiale della Segreteria di Stato.

Fonte: Sir
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