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Papa in Perù: Messa a Huanchaco, no a «violenza organizzata, mancanza di educazione, di lavoro e di un alloggio sicuro»

Nella seconda giornata del Papa in Perù, celebrando la Messa a Huanchaco, Francesco è entrato subito nel vivo delle sofferenze delle popolazioni di questa porzione settentrionale del Perù, che ancora non si sono rialzate dopo la calamità naturale dell’anno scorso.

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Papa Francesco celebra la Messa a Huanchaco (Foto Osservatore Romano)

Il duro colpo del «Niño costiero». «Voi, come gli apostoli, conoscete la forza della natura e avete sperimentato i suoi colpi. Come essi affrontarono la tempesta sul lago, a voi è toccato affrontare il duro colpo del ‘Niño costiero’, le cui conseguenze dolorose sono tuttora presenti in tante famiglie, specialmente quelle che non hanno ancora potuto ricostruire le loro case». Nell’omelia della Messa sulla spianata di Huanchaco, con cui è iniziata la seconda giornata del Papa in Perù, Francesco è entrato subito nel vivo delle sofferenze delle popolazioni di questa porzione settentrionale del Perù, che ancora non si sono rialzate dopo la calamità naturale dell’anno scorso. «Anche per questo ho voluto venire e pregare qui con voi», ha spiegato il Papa: «Portiamo a questa Eucaristia anche quel momento tanto difficile che interpella e pone molte volte in dubbio la nostra fede».

«Queste terre hanno sapore di Vangelo», l’esordio di Francesco: «Tutto l’ambiente che ci circonda e questo immenso mare sullo sfondo ci aiutano a comprendere meglio l’esperienza che gli apostoli hanno vissuto con Gesù e che oggi anche noi siamo chiamati a vivere». «I discepoli di ieri, come tanti di voi oggi, si guadagnavano da vivere con la pesca», l’analogia scelta dal Papa: «Uscivano sulle barche come alcuni di voi continuano a fare sui ‘cavallini di totora’ e tanto loro quanto voi con lo stesso fine: guadagnarsi il pane quotidiano». «In questo si giocano molte delle nostre fatiche di ogni giorno», ha sintetizzato Francesco: «poter portare avanti le nostre famiglie e procurare ad esse quanto le aiuterà a costruire un futuro migliore». 

Questa mattina, lasciata la nunziatura apostolica, il Papa si è trasferito in auto all’aeroporto di Lima da dove, alle ore 7.40 locali (13.40 ora di Roma) è decollato per Trujillo. Al suo arrivo all’aeroporto, è stato accolto da mons. Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo, dal governatore e dai sindaci di Trujillo, di Huanchaco e di Víctor Larco. Presenti anche alcune centinaia di fedeli e un gruppo folkloristico che ha eseguito danze tradizionali, mentre due bambini hanno offerto un cappello di palma e un omaggio floreale al Papa che subito dopo si è recato in auto nella spianata di Huanchaco. Dopo alcuni giri in papamobile tra i fedeli, alle ore 10 locali (16 ora di Roma) è iniziata la celebrazione eucaristica in onore di Santa Maria Porta del Cielo.

«Avete saputo mettervi in movimento». «Non abbiamo un Dio estraneo a quello che sentiamo e soffriamo, al contrario, in mezzo al dolore ci offre la sua mano», ha assicurato il Papa, che ha ammesso: «Avete saputo mettervi in movimento». «Questi scossoni mettono in discussione e in gioco il valore del nostro spirito e dei nostri atteggiamenti più elementari». Ma è proprio allora, secondo Francesco, che «ci rendiamo conto di quanto sia importante non essere soli ma uniti, pieni di quella unità che è frutto dello Spirito Santo». «In determinate circostanze comprendiamo con che cosa abbiamo riempito la nostra vita», ha detto il Papa commentando la parabola delle vergini stolte e sagge: «Com’è importante riempire la nostra vita con quell’olio che permette di accendere le nostre lampade nelle molteplici situazioni di oscurità e trovare le strade per andare avanti!», ha esclamato. «So che, nel momento di oscurità, quando avete sentito il colpo del Niño, queste terre hanno saputo mettersi in movimento e avevano l’olio per correre e aiutarsi come veri fratelli», il tributo ai cileni: «C’era l’olio della solidarietà, della generosità che vi ha messi in movimento e siete andati incontro al Signore con innumerevoli gesti concreti di aiuto. In mezzo all’oscurità, insieme a tanti altri, siete stati torce vive e avete illuminato la strada con mani aperte e disponibili per alleviare il dolore e condividere quello che avevate nella vostra povertà».

«Altre tempeste ci interpellano». «Ci sono cose che non si improvvisano e tanto meno si comprano», e «l’anima di una comunità si misura da come riesce ad unirsi per affrontare i momenti difficili, di avversità, per mantenere viva la speranza», ha assicurato il Papa, che ha poi spiegato che «la fede ci apre ad avere un amore concreto, fatto di opere, di mani tese, di compassione; che sa costruire e ricostruire la speranza quando tutto sembra perduto». «Dio asciuga le lacrime dei suoi figli», ha ricordato Francesco, e lo fa «con la stessa tenerezza di una madre che cerca di asciugare le lacrime dei suoi figli». «Com’è bella la domanda che ci farà il Signore: quante lacrime hai asciugato oggi?», ha esclamato il Papa. «Altre tempeste possono sferzare queste coste e, nella vita dei figli di queste terre, hanno effetti devastanti», ha affermato Francesco entrando nel vivo dei problemi dei cileni: «Tempeste che ci interpellano anche come comunità e mettono in gioco il valore del nostro spirito». E le ha elencate, queste tempeste: «Si chiamano violenza organizzata, come il ‘sicariato’ e l’insicurezza che esso crea; la mancanza di opportunità educative e di lavoro, specialmente tra i più giovani, che impedisce loro di costruire un futuro con dignità; la mancanza di un alloggio sicuro per tante famiglie costrette a vivere in zone ad alta instabilità e senza accessi sicuri; come pure tante altre situazioni che voi conoscete e soffrite, che come le peggiori inondazioni abbattono la mutua fiducia, tanto necessaria per costruire una rete di sostegno e di speranza. Inondazioni che investono l’anima e reclamano da noi l’olio che abbiamo per farvi fronte».

«Riempite sempre la vostra vita di Vangelo». Si è conclusa con questo invito l’omelia della Messa celebrata a Huanchaco. Gesù «trasforma tutto, rinnova tutto, consola tutto», ha assicurato Francesco: «In Gesù abbiamo la forza dello Spirito per non accettare come normale ciò che ci fa male, ciò che ci inaridisce lo spirito e, quel che è peggio, ci ruba la speranza». «Voi peruviani, in questo momento della vostra storia, non avete diritto a lasciarvi rubare la speranza!», ha esclamato a braccio. «In Gesù – ha proseguito – abbiamo lo Spirito che ci mantiene uniti per sostenerci a vicenda e far fronte a ciò che vuole prendersi il meglio delle nostre famiglie. In Gesù Dio ci rende comunità credente capace di sostenersi; comunità che spera e perciò lotta per respingere e trasformare le molteplici avversità; comunità che ama perché non permette che stiamo con la mani in mano». «Con Gesù l’anima di questo popolo di Trujillo potrà continuare a chiamarsi ‘la città dell’eterna primavera’ – ha concluso il Papa – perché con lui tutto diventa occasione di speranza».

Infine, un canto alla Madonna, fatto ripetere per tre volte ai fedeli: «Madonnina della porta, dammi la tua benedizione. Madonnina della porta, dacci pace e tanto amore». 

Al termine della Messa, dopo l’indirizzo di saluto dell’arcivescovo di Trujillo e la benedizione finale, il Papa si è trasferito in auto al quartiere «Buenos Aires», colpito dalle inondazioni nel mese di aprile 2017. Lungo il percorso sono schierati in parata 60 cavalli di razza paso peruviana. Dopo aver effettuato alcuni giri in papamobile nella piazza del quartiere «Buenos Aires», Papa Francesco si è recato in auto all’arcivescovado di Trujillo.

Fonte: Sir
Papa in Perù: no a «violenza organizzata, mancanza di educazione, di lavoro e di un alloggio sicuro»
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