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Papa in Terra Santa: a Tel Aviv, «Non sia sogno soluzione due stati»

La Terra Santa «è punto di riferimento spirituale per tanta parte dell'umanità»: di qui l'auspicio «che questa Terra benedetta sia un luogo in cui non vi sia alcuno spazio per chi, strumentalizzando ed esasperando il valore della propria appartenenza religiosa, diventa intollerante e violento verso quella altrui».

Lo ha detto ieri pomeriggio Papa Francesco, nella cerimonia di benvenuto all'aeroporto internazionale Ben Gurion a Tel Aviv. Gerusalemme «purtroppo è ancora tormentata dalle conseguenze di lunghi conflitti». Di fronte alla necessità della pace, per Israele e per tutta la regione, «si moltiplichino perciò gli sforzi e le energie allo scopo di giungere ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze». Il Pontefice ha supplicato «a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque alle complesse difficoltà, così che Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace. Bisogna intraprendere sempre con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non ce n'è un'altra». Di qui l'appello affinché «sia universalmente riconosciuto che lo Stato d'Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente».

«La ‘soluzione di due Stati' diventi realtà e non rimanga un sogno», ha auspicato Francesco. Ricordando la visita al Memoriale di Yad Vashem, il Pontefice ha detto che la Shoah è una «tragedia che rimane come simbolo di dove può arrivare la malvagità dell'uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa. Prego Dio che non accada mai più un tale crimine, di cui sono state vittime in primo luogo ebrei e anche tanti cristiani e altri». Sempre memori del passato, promuoviamo un'educazione in cui l'esclusione e lo scontro lascino il posto all'inclusione e all'incontro, dove non ci sia posto per l'antisemitismo, in qualsiasi forma si manifesti, e per ogni espressione di ostilità, discriminazione o intolleranza verso persone e popoli». Il Papa ha poi ricordato, «con cuore profondamente addolorato», quanti hanno perso la vita nell'efferato attentato avvenuto sabato a Bruxelles, rinnovando la sua «viva deplorazione per tale criminoso atto di odio antisemita».

Infine, il Santo Padre ha ripetuto, alla presenza del presidente Peres, l'invito, formulato al Regina Cæli, a lui e al presidente Mahmoud Abbas a recarsi in Vaticano per «elevare» insieme con lui «un'intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace».

Fonte: Sir
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