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Papa in terra Santa: a Shimon Peres, «Gerusalemme sia veramente città delle pace»

«I Luoghi Santi non sono musei o monumenti per turisti, ma luoghi dove le comunità dei credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative». Lo ha dichiarato stamattina Papa Francesco, nella visita al presidente dello Stato di Israele Shimon Peres.

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Il Pontefice ha espresso l'auspicio che «Gerusalemme sia veramente la Città della pace!», ma «la costruzione della pace esige anzitutto il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, che ebrei, cristiani e musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna». Da questo punto fermo, «è possibile perseguire l'impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti». Di qui l'auspicio che «si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza». Va respinto «con fermezza tutto ciò che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani: il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discriminazione per motivi razziali o religiosi, la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui, l'antisemitismo in tutte le sue possibili forme, così come la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani».

Nello Stato d'Israele «vivono e operano diverse comunità cristiane. Esse sono parte integrante della società e partecipano a pieno titolo delle sue vicende civili, politiche e culturali. I fedeli cristiani desiderano portare, a partire dalla propria identità, il loro contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, come cittadini a pieno diritto che, rigettando ogni estremismo, si impegnano ad essere artefici di riconciliazione e di concordia». Per il Papa, «la loro presenza e il rispetto dei loro diritti - come del resto dei diritti di ogni altra denominazione religiosa e di ogni minoranza - sono garanzia di un sano pluralismo e prova della vitalità dei valori democratici, del loro reale radicamento nella prassi e nella concretezza della vita dello Stato». «Lei sa che io prego per lei e io so che lei prega per me - ha aggiunto - e le assicuro la continua preghiera per le Istituzioni e per tutti i cittadini d'Israele. Assicuro in modo particolare la mia supplica a Dio per l'ottenimento della pace e con essa dei beni inestimabili che le sono strettamente correlati, quali la sicurezza, la tranquillità di vita, la prosperità, quella che è più bella, la fratellanza». Un pensiero, infine, a «tutti coloro che soffrono per le conseguenze delle crisi ancora aperte nella regione medio-orientale», con l'auspicio di un'«onorevole composizione dei conflitti».

«Davanti alle organizzazioni terroristiche che oggi seminano il male e la distruzione dobbiamo stare uniti per prevenire la minaccia alla vita della gente e alla pace nel mondo. Di fronte alla corruzione morale dobbiamo mostrare responsabilità morale». Lo ha detto il presidente israeliano Shimon Peres nel suo saluto a Papa Francesco, ricevuto questa mattina nella Palazzo Presidenziale a Gerusalemme. Peres ha dato tutto il suo sostegno al Papa, definito «roccia contro ogni tentativo di unire religione e terrore», e fatto appello ai leader religiosi ad alzare la voce perché «i bambini del mondo possano vivere senza paura e crescere in un mondo libero da ferite».

Il presidente israeliano si è anche soffermato sulla questione israelo-palestinese sostenendo di vedere con favore gli incontri tra autorità religiose e politiche: «L'abilità di tessere insieme aspirazioni politiche e religiose è necessaria per raggiungere quei compromessi di cui si ha bisogno per raggiungere la pace». Quella tra israeliani e palestinesi, basata «su due Stati che vivono in pace», può essere raggiunta «attraverso un accordo congiunto. La gente della regione vuole la pace, prega per la pace, è pronta per la pace. Minacce di guerra non portano alla pace. Solo una costruttiva perseveranza conduce alla pace, l'unica che può estirpare la povertà e la disperazione. Solo la pace libera dalla tirannia».

Chiudendo il suo saluto Peres ha voluto ringraziare Papa Francesco per l'invito ad unirsi in preghiera per la pace in un incontro in Vaticano con il presidente palestinese, Abu Mazen: «Sono molto onorato di offrire una tale preghiera a casa mia o sua, in ossequio alla sua gentile offerta». «È venuto in pellegrinaggio - ha concluso il presidente Peres rivolgendosi direttamente a Francesco - e ha tracciato una strada».

Fonte: Sir
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