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Papa: la Gmg è per coraggiosi! Giovani, non nascondetevi dietro un monitor

Diffuso il messaggio di Francesco per la XXXIII Giornata mondiale della gioventù, che si celebrerà a livello diocesano il prossimo 25 marzo. Un ulteriore passo in vista di quella internazionale a Panamá nel 2019.

Papa con giovani brasiliani (Foto Sir)

La Giornata mondiale della gioventù del 2018 rappresenta «un passo avanti nel cammino di preparazione di quella internazionale, che avrà luogo a Panamá nel gennaio 2019». Così il Papa, nel messaggio inviato ai giovani e alle giovani del mondo in occasione della 33.ma Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata a livello diocesano il 25 marzo, Domenica delle Palme, sul tema «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30).

Francesco definisce «una buona coincidenza» il fatto che questa «nuova tappa del nostro pellegrinaggio» cada nell’anno in cui è convocata l’assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». «L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa saranno rivolte a voi giovani, nel desiderio di cogliere e, soprattutto, di ‘accogliere’ il dono prezioso che voi siete per Dio, per la Chiesa e per il mondo», assicura il Papa a proposito dell’importante appuntamento. «Abbiamo scelto di farci accompagnare in questo itinerario dall’esempio e dall’intercessione di Maria, la giovane di Nazareth che Dio ha scelto quale Madre del suo Figlio», ricorda Francesco a proposito dell’itinerario di preparazione: «Lei cammina con noi verso il Sinodo e verso la Gmg di Panamá».

Fotoritocchi fanno dei giovani un «fake». Di fronte «alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione» proviamo un «brivido»: «In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori», proprio come Maria di fronte all’annuncio dell’angelo. Che però le dice: «Non temere»! Nel messaggio il Papa si immedesima nelle «paure» dei giovani, chiedendo loro: «Quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo?». «Una paura di sottofondo che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete», la risposta di Francesco, secondo il quale «oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui ‘fotoritocchi’ delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un ‘fake’. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di ‘mi piace’. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni». «Sono timori oggi molto presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti», il commento del Papa: «E anche coloro che hanno accolto il dono della fede e cercano con serietà la propria vocazione, non sono certo esenti da timori. Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?».

Date un nome alle vostre paure. «Il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza». Nel messaggio il Papa definisce così il «discernimento» – tema anche del prossimo Sinodo dei giovani – che «si rende necessario nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore». «Vi invito tutti a guardarvi dentro e a ‘dare un nome’ alle vostre paure», scrive Francesco, che poi entra nei dettagli: «Chiedetevi: oggi, nella situazione concreta che sto vivendo, che cosa mi angoscia, che cosa temo di più? Che cosa mi blocca e mi impedisce di andare avanti? Perché non ho il coraggio di fare le scelte importanti che dovrei fare?». «Non abbiate timore di guardare con onestà alle vostre paure, riconoscerle per quello che sono e fare i conti con esse», l’esortazione del Papa, che ricorda come «la Bibbia non nega il sentimento umano della paura né i tanti motivi che possono provocarla. Abramo ha avuto paura, Giacobbe ha avuto paura, e così anche Mosè, Pietro e gli apostoli. Gesù stesso, seppure a un livello incomparabile, ha provato paura e angoscia».

«Per noi cristiani, la paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio… e anche nella vita!», esclama Francesco, sottolineando come «spesso l’ostacolo alla fede» non è «l’incredulità, ma la paura»: il lavoro di discernimento, in questo senso,» dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta». «Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose», spiega il Papa: «Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione ‘non temere’, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura».

Non guardate il mondo solo da un computer. «È necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri». Nel messaggio, il Papa esorta i giovani a non rimanere prigionieri della logica del digitale: «Non lasciate – l’invito – che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone. Spalancate le porte della vostra vita! I vostri spazi e tempi siano abitati da persone concrete, relazioni profonde, con le quali poter condividere esperienze autentiche e reali nel vostro quotidiano». «I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità», spiega Francesco a proposito dell’arte del discernimento, che «diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione», la quale «il più delle volte non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco». Il discernimento da fare, in questo caso, «non va inteso come uno sforzo individuale di introspezione, dove lo scopo è quello di conoscere meglio i nostri meccanismi interiori per rafforzarci e raggiungere un certo equilibrio», ammonisce il Papa: «In questo caso la persona può diventare più forte, ma rimane comunque chiusa nell’orizzonte limitato delle sue possibilità e delle sue vedute. La vocazione invece è una chiamata dall’alto e il discernimento in questo caso consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama». «È necessario il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza», raccomanda Francesco: «Egli bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica». «Ma è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni», scrive il Papa a proposito del secondo imperativo. «Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare sulla Chiesa», garantisce Francesco: «So che ci sono bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’altro non è solo la guida spirituale, ma è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato».

Svincolarsi dai luoghi comuni. «In quanto personale e unica, la chiamata divina richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri». Con queste parole il Papa riassume il senso della vocazione dei giovani. «L’essere chiamati per nome è un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome», spiega Francesco: «Voi siete il ‘tu’ di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati». «Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone», l’invito del Papa come antidoto alle paure: «Il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome. L’angelo, messaggero di Dio, ha chiamato Maria per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Nell’opera della creazione, Egli chiama all’esistenza ogni creatura col suo nome. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo. Questa prerogativa divina è stata poi condivisa con l’uomo, al quale Dio concesse di dare un nome agli animali, agli uccelli e anche ai propri figli. Molte culture condividono questa profonda visione biblica riconoscendo nel nome la rivelazione del mistero più profondo di una vita, il significato di un’esistenza». «Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica», scrive ancora il Papa: «E anche quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo Pietro. Da qui è venuto l’uso di assumere un nuovo nome quando si entra in un ordine religioso, ad indicare una nuova identità e una nuova missione».

Per meritare l'aiuto di Dio non serve un curriculum d'eccellenza. «Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un ‘curriculum d’eccellenza’, pieno di meriti e di successi!», esclama il Papa, nel messaggio per la prossima Gmg, commentando la parola «grazia», che «ci parla di amore gratuito, non dovuto». «L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro», fa notare Francesco: «E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio». «La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni», scrive il Papa: «La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio». Le parole dell’angelo, per Francesco, «discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver ‘trovato grazia ai suoi occhi’ significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza». «Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo», il commento del Papa, secondo il quale «l’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo».

«Avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla». Si conclude con questo invito il messaggio del Papa per la prossima Gmg. «Il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la vostra risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita!», scrive Francesco: «Mentre si avvicina la Gmg di Panamá, vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La Gmg è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà». «Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!», si legge ancora nel messaggio, in cui Francesco esorta i giovani a impiegare la loro «forza» e le loro «energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine». Poi una sorta di confessione: «Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità». L’esempio additato dal Papa ai giovani è quello di Maria: «Una Chiesa pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta. Se ci lasceremo contagiare dall’esempio di Maria, vivremo in concreto quella carità che ci spinge ad amare Dio al di sopra di tutto e di noi stessi, ad amare le persone con le quali condividiamo la vita quotidiana. E ameremo anche chi ci potrebbe sembrare di per sé poco amabile. È un amore che si fa servizio e dedizione, soprattutto verso i più deboli e i più poveri, che trasforma i nostri volti e ci riempie di gioia».

Testo integrale del Messaggio

Fonte: Sir
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